Patrimoniale, un tema scomodo da affrontare

Pubblicato il 15 febbraio 2011, da Dai giornali

Il Gazzettino, 15 febbraio 2011, pag. 1

Ha ragione il Direttore Papetti (Gazzettino del 13 febbraio) a giudicare negativamente una “patrimoniale” che si applicasse a tutti i patrimoni, indipendentemente dalla loro dimensione, lasciando lo stesso livello di spesa pubblica e aumentando ulteriormente la pressione fiscale.

Ma la proposta avanzata da Veltroni al Lingotto è profondamente diversa e la riassumo così.

Primo passo: abbattere la spesa pubblica. Negli ultimi 10 anni (8 dei quali governati da Berlusconi) la spesa è cresciuta ad un tasso medio annuo del 4%, con un Pil a crescita sotto l’1%. La nostra proposta è: la spesa sia contenuta alla metà della crescita del Pil, con una revisione straordinaria di tutta la spesa esistente: neppure la spesa di un euro deve essere scontata. Nulla si deve continuare a fare in un certo modo solo “perché si è sempre fatto così”. Tutto deve essere trasparente e valutato. Carriere e stipendi di tutti, in alto come in basso, vanno legati alla valutazione dei risultati.

Abolizione delle province nelle città metropolitane; un solo Ufficio territoriale del Governo; un solo istituto di previdenza; un nuovo modello di difesa e sicurezza, integrato in Europa, con meno uomini, e mezzi più sicuri ed efficaci. Le risorse liberate, insieme a quelle derivanti da una dura lotta alla grande evasione fiscale vadano ad alleggerire la pressione fiscale di chi paga troppo: lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori in regola con il fisco.

Secondo passo: un piano straordinario per valorizzare il grande patrimonio pubblico italiano e attraverso la sua alienazione dare una forte scossa per l’abbattimento del debito pubblico. Una quota significativa del patrimonio pubblico va conferita ad un’apposita Società, partecipata dal sistema delle Autonomie, che la paga finanziandosi sul mercato e recando a garanzia il patrimonio ricevuto.

Tutte le risorse acquisite, dal primo all’ultimo centesimo, sono usate dallo Stato per ridurre il debito, mentre la Società sarà libera di valorizzare il patrimonio come meglio crederà, fermi restando i vincoli culturali, ambientali e storico-paesaggistici.

Terzo passo. La Banca d’Italia ha certificato di recente che il decimo più ricco della popolazione italiana possiede quasi la metà del patrimonio privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del debito pubblico. E’ così sconcertante chiedere al 10% più ricco della popolazione di contribuire in via straordinaria con una frazione minima della propria ricchezza ad abbattere il macigno del debito che sta strozzando il paese? Se il debito fosse riportato con queste mosse straordinarie ad esempio dall’attuale 120% del Pil all’80% avremmo liberato per il paese energie finanziarie enormi.

Di questo si tratta. Non c’entrano niente i risparmi dei pensionati o il modesto investimento in qualche appartamento. Questo patrimonio lo colpirà ingiustamente l’IMU, introdotta dal decreto sul federalismo municipale, che colpirà tutte le proprietà immobiliari tranne la prima casa. Cosicché il ceto medio che ha investito in 2 o 3 appartamenti vedrà il proprio reddito colpito, mentre le grandi proprietà immobiliari in capo alle società finanziarie non pagheranno un euro. Si è chiesto ai lavoratori della Fiat un sacrificio. Possibile che debba fare un sacrificio chi ha un reddito di 1000 euro al mese e al 10% più ricco della popolazione non si possa chiedere un modesto contributo per rimettere in piedi il paese? In ogni caso la linea direttiva di Tremonti per la riforma fiscale (sempre promessa, mai avviata) è “dalle persone alle cose”. Se come cose non si intendono i grandissimi patrimoni cosa si intende? Sono temi scomodi ma chi ha a cuore il futuro nostro ha il dovere di affrontarli.

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2 commenti

  1. Severino Vettorato
    20 febbraio 2011

    Condivido l’ipotesi di chiedere un sacrificio al 10% di italiani che detiene la maggior quota della ricchezza nazionale; credo potrebbe essere d’accordo il restante 90% di cittadini, o almeno così logica vorrebbe. Il problema è individuare quel 10% e convincere l’altro 90% che ancora una volta non saranno loro a pagare. Purtroppo quel 10%, direttamente o indirettamente, è anche titolare oltre che del potere economico anche di quello decisionale; condiziona pesantemente l’informazione e la formazione del consenso e difficilmente consentirà processi di riequilibrio a favore del paese. Un abbattimento del debito all’80% del PIL ridurrebbe di 30 mld il costo del servizio del debito; se a questo si potessero aggiungere ulteriori 30 mld dall’abbattimento del 30% di evasione fiscale, l’Italia sarebbe un altro paese. Credo siano le uniche possibilità che abbiamo di recuperare risorse per un rilancio. Impossibile da realizzare in un anno o due, ma se mai si incomincia non ne basteranno venti; lo squilibrio potrebbe diventare irreversibile e portare il paese al fallimento.


  2. Paolo
    21 febbraio 2011

    il problema è spiegare bene: che non ci sono alternative serie a quella di riduzione della spesa improduttiva, lotta all’evasione fiscale, ripartizione più equa del peso fiscale, e che la “patrimoniale” sarebbe un prelievo straordinario e modesto concentrato sui grandissimi patrimoni, facendo cifre concrete


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