Liberare le energie del paese

Pubblicato il 21 gennaio 2012, da In primo piano, Senza categoria

Visto di fuori sembrerebbe il mondo alla rovescia. Bersani si lamenta perché vorrebbe liberalizzazioni più coraggiose. Qualche quotidiano che commenta che non si era mai vista una cosa simile in Italia dimentica che le lenzuolate Bersani non erano da meno di queste.
Il PdL ha molte voci sull’argomento, dal segretario Alfano che dice che le liberalizzazioni vanno bene, al suo ex leader che dice che è tutto sbagliato. Sempre patetico tentativo di cercare di non pagare il prezzo necessario del cambiamento nel breve periodo. Da una forza che ambirebbe ad occupare lo spazio politico di un moderno liberalismo e dovrebbe competere con il PD chiedendo molto di più..
Ha ragione Bersani a dire che si sarebbe potuto fare di più. Naturalmente si tratta di vedere se si sarebbe potuto fare di più, senza una maggioranza politica fortemente determinata a fare le cose per bene.
Ma ci sono molte più cose di rilievo da punto di vista strutturale di quante fossero state preannunciate nella prima bozza. Non le ripeto qui perché i quotidiani ne danno ampia descrizione. Certo dal punto di vista nostro c’è ancora da fare nel campo delle banche e delle assicurazioni, ad esempio, si sarebbe dovuto fare di più nel campo delle farmacie, in cui c’è un importante ampliamento del numero, ma si rischiano di lasciare a sé stesse le parafarmacie, che hanno contribuito alla creazione di oltre 6000 posti di lavoro nuovi per laureati in farmacia e ad una riduzione del prezzo medio del farmaco dell’8%.
Ci sono proteste spropositate, ad esempio da parte dei tassisti, o da punte di agitatori violenti che le organizzazioni più serie dovrebbero espellere dalla rappresentanza. Quando tassisti che protestano aggredendo le persone, come è successo a Genova, dove Massimo Cacciari e il Presidente della Comunità Ebraica sono stati aggrediti al grido “«Stavolta passi e non ti facciamo niente, ma sappi che se finisce male, diamo fuoco alla città» è chiaro che dovrebbero subire l’immediato ritiro della licenza. Il tassista agisce come un concessionario di un pubblico servizio, e deve avere le caratteristiche psico fisiche idonee. Invece è molto sensata la proposta di un’authority dei trasporti che vigili sul servizio che viene reso al cittadino. E’ questo quello che conta: un buon servizio ad un prezzo accettabile. A Roma non si è neppure stati capaci di fare una centrale unica di chiamata, ce ne sono più di 8, tutte naturalmente con una lunghissima attesa per ottenere risposta. Nel Veneto. c’è una centrale unica per tutta la regione: a dimostrazione che non sono le norme di legge a risolvere da sole i problemi: occorre un autentico spirito imprenditoriale, occorre amministrazioni pubbliche capaci di fare gli interessi dei cittadini. Ma a Roma Alemanno ha vinto con i voti decisivi delle frange più violente (e fasciste) dei tassì e guarda ai suoi interessi elettorali piuttosto che a quelli dei cittadini.
Ci sono anche cose inutili. Francamente la totale liberalizzazione degli orari dei negozi non è una cosa così necessaria, tra l’altro in una fase di grave contrazione del livello dei consumi.
In ogni caso ci sono passi in avanti importanti. Per aumentare la produttività generale del sistema, per creare spazi nuovi per le giovani generazioni.
Le resistenze saranno molte nel passaggio parlamentare. Parlamentari deboli disposti a rappresentare interessi particolari piuttosto che a guardare l’interesse generale. Bisognerà agire con molto buon senso, migliorando dove si può, accompagnando le trasformazioni se si può con un dialogo con le categorie interessate, ma tenendo fermi i principi. Per un paese meno appesantito da tante chiusure e da molti extraprofitti.
Ricordiamoci che il punto più alto di consenso nella breve vita del Governo Prodi 2 fu proprio nelle settimane successive alla presentazione delle lenzuolate…

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Il dispotismo, che è diffidente per natura, vede nell’isolamento degli uomini la garanzia più sicura della propria durata. Un tiranno perdona facilmente ai suoi sudditi di non amarlo, purchè non si amino tra loro. — A. De Toqueville

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