Idee buone per l’Italia bene comune

Pubblicato il 31 luglio 2012, da In primo piano

La Carta d’intenti presentata da Bersani a me sembra un ottimo documento. E’ vero che il documento non ha avuto una preventiva discussione specifica negli organi del Partito. Ma questo potrà avvenire con un dibattito approfondito nella periferia durante la stagione delle feste.

Ciò che conta sono i contenuti. A me sembra una felice sintesi delle posizioni e delle sensibilità che ci sono nel partito, con un lessico convincente e parole chiave che possono parlare ai nostri elettori.

A partire dalle parole iniziali: “L’Italia ce la può fare se ce la faranno gli italiani…l’Italia perderà se speranza e riscatto non saranno il capitale di un popolo ma scialuppe solo per i furbi ed i meno innocenti.”

Con la rivendicazione di un ruolo della politica attorno a tra parole chiave: competenza, condotta, convenienza e tre pilastri che dovranno guidare l’azione nella prossima legislatura: guidare l’economia fuori dalla crisi, ridare autorità, efficienza e prestigio alle istituzioni, rilanciare l’unità e l’integrazione politica dell’Europa.

E’ interessante anche la griglia attorno a cui è organizzata la proposta

La visione di un paese ancorato ad una Europa dei popoli e l’impegno sul piano interno a colmare la faglia che si è aperta tra cittadini e politica. La crisi della democrazia da combattere con più democrazia e non con meno democrazia.

L’Europa come orizzonte per portare a compimento le promesse tradite della moneta unica e vedere per l’Europa un modello di civiltà competitiva.

La centralità del lavoro, il valore dell’eguaglianza e il primato delle politiche per i saperi.

La scelta di campo a favore dello sviluppo sostenibile, con l’idea dell’Italia che sappia fare l’Italia, cioè concentrarsi sulla qualità la tipicità, la sostenibilità del modello di crescita.

La convinzione che sanità, istruzione, sicurezza, ambiente siano i grandi beni comuni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti, che non significa la esclusiva presenza del pubblico, ma la presenza comunque di una responsabilità pubblica che garantisca l’universalità di accesso.

Il capitolo dei diritti, ridotto dalla vulgata dei media alla questione delle coppie omosessuali, ma molto più ricco di spunti, a partire dal diritto alla cittadinanza per i bambini nati in Italia.

Con un appello finale alla cultura della responsabilità, per non ripetere esperienze di alleanze minate dallo spirito competitivo e demagogico degli alleati, con l’appello finale: “Noi – i democratici e i progressisti – questa volta non inviteremo a sognare. Insieme con il Paese che resiste e vuole ripartire apriremo bene gli occhi e ascolteremo. Assumeremo degli impegni. Discuteremo con la società consapevole i traguardi di un’Italia da rifare. Siamo pronti e non siamo soli. Siamo convinti di avere cose da dire, e soprattutto molte cose da fare. Per l’Italia, bene comune.”

A me sembra un’ottima piattaforma, su cui appunto potremmo sviluppare un dibattito nella nostra rete territoriale dei circoli, negli organi periferici del partito, perchè diventi un patrimonio culturale condiviso. Non si tratta naturalmente di fare il censimento di ciò che c’è e di ciò che eventualmente manca, ma piuttosto di avere in comune una chiave culturale di interpretazione del paese, e mi sembra che il documento la possegga.

carta intenti pd

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Gli uomini si possono suddividere in tre categorie: quelli che capiscono, quelli che non capiscono, quelli che non vogliono capire. I più difficili sono quelli che appartengono a questa ultima categoria — Benigno Zaccagnini

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