Telegramma sulle elezioni

Pubblicato il 1 giugno 2015, da Pd e dintorni

Primo telegrafico commento dei risultati, che richiederanno invece un esame molto approfondito, senza semplificazioni, in attesa dei risultati di Venezia, sperando che ci portino qualche consolazione.

Sul piano nazionale: la contabilità delle regioni va bene, perché possiamo pur dire che tranne il LombardoVeneto e la Liguria (in cui difficilmente ci sarà comunque una maggioranza per governare) il PD governa tutte le altre Regioni. Ma il voto al PD è scarsetto, pur tenendo conto delle molte liste del presidente che drenano voti ai partiti.. Si paga (come avevo scritto in passato) con l’astensionismo un inutile eccesso di polemica contro il passato, i sindacati, Bersani, la CGIL e via cantando. A sinistra comunque non nasce nulla. Le liste a sinistra hanno risultati invisibili, altro che imitatori di Tsipras e Podemos, il voto della sinistra delusa è andata soprattutto alla astensione. Poi ci sono quelli che hanno lavorato per la sconfitta di Renzi. In Liguria sapendo di non poter ottenere altro che la vittoria del centrodestra, la vergognosa strumentalizzazione della Bindi, ecc.

Nel Veneto. Dobbiamo essere chiari. Non si è mai andati così male. Questi i risultati precedenti: 2010 Bortolussi 29%, 2005 Carraro 42,3, 2000 Cacciari 38,2, 1995 Bentsik 32,3. C’è un grave problema strutturale che non si è voluto affrontare. Pensando che il successo di Renzi alle Europee coprisse tutto. Scarsissimo lavoro sul progetto, sulla visione alternativa della Regione. Un partito ripiegato sulle tematiche generazionali, pensando che poi bastasse il tocco magico di Renzi e un volto sorridente per vincere. Non c’entra la Moretti, che ha fatto fino in fondo il proprio dovere. Ma si è molto sottovalutata una lettura della società veneta, si è ancora una volta pensato che le primarie risolvessero i nodi. La sconfitta di Padova era un segnale importante. Si è preferito credere che la colpa fosse di Rossi, dei “vecchi”. Una lettura superficiale ed inutile. Mentre era un drammatico problema di collocazione strutturale del PD.

E adesso? Adesso studiare in profondità i voti, i flussi e capire che dopo la rottamazione bisogna essere capaci di ricostruire. Di impostare una opposizione profondamente diversa. Il “capitale sociale” nonostante tutto c’è. Solo che le campagne elettorali vincenti sono quelle che durano 5 anni. Valgono per la Regione e valgono anche per la città di Padova, sapendo che Bitonci non sarà una meteora

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2 commenti

  1. alberto scarpis
    1 giugno 2015

    A me sembra che la lista Zaia abbia raccolto i voti dei leghisti non salviniani, mentre Tosi abbia raccolto parte del voto moderato, anche cattolico, che alle europee era andato al PD… in mancanza di alternative. Alla Moretti che – da sconosciuta – aveva preso tante preferenze, non sono state perdonati i carrieristici cambi di corrente, l’abbandono del lavoro di rappresentanza in Europa che gli era appena stato affidato e le troppe gaffe in campagna elettorale (immigrati, sostegno alla famiglia…). Zaia è parso a tutti più idoneo al governo fella regione.


  2. Paolo
    2 giugno 2015

    condivido la tua analisi e mi auguro che il partito voglia rifelttere su quello che dici


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