Caro Matteo, che te ne fai?

Pubblicato il 2 maggio 2017, da Pd e dintorni

Il PD c’è. Più di quanto gli opinionisti che vanno per la maggiore lo riconoscessero. Forse anche di più di quel che pensiamo noi militanti.

C’è poco da distinguere. Se quasi 2 milioni di cittadini, con il clima che c’è nell’opinione pubblica verso i partiti, escono di casa, si mettono in fila, pagano due euro per dire la loro vuol dire che il PD con tutti i suoi difetti ha enormi potenzialità. Con decine di migliaia di militanti che si mettono al seggio, ci stanno una giornata intera per consentire a due milioni di cittadini di esercitare la loro voglia di votare. I confronti con il passato non servono, perché nel frattempo è completamente cambiato il quadro politico e psicologico del paese. Nessuna forza politica sarebbe oggi in grado di fare lo stesso.

Si capisce l’invidia di Grillo che farfuglia sulla superiorità dei nuovi mezzi tecnologici. Non ci crede neppure lui, perché è in grado di capire la solidità dell’esperienza di chi si coinvolge per andare a votare ed esserci fisicamente con altri elettori rispetto al clic. Del resto lo sanno bene anche gli elettori M5S che votano pochissimo sulla piattaforma telematica e moltissimo con matita e scheda cartacea.

Renzi vince in modo davvero imponente. Il PD è diventato il PdR, il Partito di Renzi di cui parla da tempo Ilvo Diamanti? Direi piuttosto un partito in cui militanti e elettori riconoscono in amplissima parte a Renzi il carisma della leadership. E francamente con tutto il rispetto il simpatico ondeggiare populista di Emiliano e la serietà e onestà intellettuale di Orlando, accompagnate da un tono dimesso, non potevano costituire una reale alternativa a Renzi.

Per non limitarmi a troppo facili lodi direi che adesso vengono i problemi dopo aver legittimamente festeggiato la vittoria. Mi viene in mette un episodio del racconto Il Piccolo Principe di Saint Exupery, molto più di una fiaba per bambini, in cui un gran personaggio ingiunge al Piccolo Principe: “Ammirami” E il Piccolo Principe risponde: “Ti ammiro, ma tu che te ne fai?” perché è certo che il Congresso ha scelto con nettezza il leader, ma si alzi chi pensa che si sia scelto anche una politica.renzi675

Ecco, il punto è cosa farne, come usare strategicamente un consenso ed una investitura così ampia, che chiude per sempre il tema di Renzi come leader abusivo, o estraneo alla tradizione della sinistra. No, il PD è il più grande partito della sinistra italiana e Renzi ne è il leader per volontà degli elettori. Renzi ha fatto molto bene a parlare di un nuovo inizio e non semplicemente della chiusura di una parentesi. Vi ricordate quando parlavamo di rigenerazione del PD? È quello che ci vuole. E va bene anche sottolineare la necessità di alleanze sociali, di una alleanza con il popolo sui temi che riguardano la vita concreta dei cittadini. Perché lì è avvenuta la rottura. Sempre che ricercare alleanze sociali non significhi non aver bisogno di nessuna alleanza politica.

Serve un moderno impianto ideale, un sistema di valori di riferimento solidamente costruiti. Renzi è specialista della velocità. Che è una virtù in un mondo sempre più veloce. Ma bisogna che si convinca che serve anche molta profondità. Inseguire populismi di facciata (dai costi della politica a l’Europa dei burocrati) non ha prodotto molti consensi, semmai li ha accresciuti per M5S. C’è una ondata di destra nel mondo. La globalizzazione non governata ha prodotto paure. C’è una opinione pubblica che sta reagendo. Speriamo di avere conferme in Francia ed in Germania. Lo stato comatoso dei laburisti non ci fa ottimisti per l’Inghilterra. Bisogna però offrire solidi valori e visioni. Con gli slogan da soli non si va lontano.

Renzi in passato ha utilizzato la somma dell’incarico di Segretario e Presidente del Consiglio per non avere fastidi dal partito. È uno schema che non ha funzionato. L’unificazione delle cariche è prevista dallo Statuto, ma allora bisogna che ci sia una vera squadra autorevole e capace attorno al Segretario. Martina è stato un ottimo Ministro dell’Agricoltura. Potrà essere un ottimo vicesegretario, se Renzi lo lascerà lavorare. Sono proprio i due milioni di cittadini che richiedono che ci sia una cura, una manutenzione, una fidelizzazione di questo consenso. In forme nuove certo, ma in forme efficaci. Bisogna che su questo punto ci sia una progettazione. Non basterà la piattaforma Bob, cose di cui peraltro non mi intendo.

Sulle elezioni anticipate non mi pronuncio. È una questione seria che non si può banalizzare. Perché è vero che è impopolare caricarsi del peso delle scelte difficili delle scadenze finanziarie da soli con le elezioni subito dopo. Quando poi riprenderà il confronto politico per rinnovare le basi della costruzione europea Francia e Germania avranno governi confortati dal mandato elettorale rinnovato. Però il voto è anche un azzardo, e c’è stato l’azzardo del referendum con la sconfitta. E non è semplice essere credibili con gli elettori accorciando la vita del proprio Governo. Anche perché allo stato c’è il rischio di nessuna vittoria e di una grande instabilità dopo le elezioni. Bisognerà valutare con attenzione, alla luce dello stato della legge elettorale e delle condizioni politiche.

Infine: chi è uscito dal PD non mi sembra abbia fatto un grande affare. Rispetto le motivazioni che pure ci possono essere state ma in sostanza non hanno indebolito Renzi, anzi lo hanno rafforzato e come proposta politica finora non sono riusciti ad andare oltre la ripetizione di concetti vecchi ed una rancorosa critica preconcetta a Renzi.

P.S. Anche Bisato ha vinto e vinto bene in Veneto. In una sostanziale distrazione degli elettori anche a livello regionale può esservi un nuovo inizio. Da subito segnato dalle scadenze difficili del referendum. La serata con cui si è presentata la Citta-della delle idee è un buon esempio di come vi possano essere anche nuovi gruppi dirigenti che si distinguono non solo per la novità dell’anagrafe ma per la novità di metodo e contenuti. Buon lavoro

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • RSS
  • Google Plus
  • Pinterest
  • Add to favorites
  • Print
  • Email

Tags: , ,

5 commenti

  1. Mirco Cecchinato
    2 maggio 2017

    Concordo, caro Paolo, due milioni di cittadini non possono essere impazziti di colpo, ma stando al seggio tutto il giorno ho ascoltato gli elettori ed una cosa è certa: questa è l’ultima delega che danno in bianco a Matteo Renzi.
    Speriamo si giochi bene questa opportunità (anche per noi che ci crediamo) altrimenti veramente è l’ultima spiaggia per il PD; che Renzi, Orlando e (anche se un po’ meno visto il gergo delle ultime giornate) Emiliano hanno contribuito a rappresentare nel Paese.
    Discorso diverso per Bisato, che stimo e ringrazio per la disponibilità, al quale vanno le mie congratulazioni per aver acquisito la carica di Segretario Regionale.
    A Bisato chiedo una cosa, e lo farò personalmente, di farsi conoscere dalla gente. A parte gli iscritti (pochi …), dei cittadini che hanno votato quasi nessuno lo conosceva (come Tonella comunque …) e anche qua, la delega è stata data in bianco.
    Se vogliamo essere credibili come PD, specialmente da parte dei nostri rappresentanti istituzionali. a parte i soliti Onorevoli, Senatori e Consiglieri Regionali che hanno sempre dato disponibilità, credo sia compito del Segretario Regionale diffondere le nostre proposte tra la gente. Con una presenza attiva e propositiva.
    A Bisato riconosco un ruolo di grande professionalità.
    Un abbraccio.


  2. Ignazio Convertino
    2 maggio 2017

    Pd, le primarie lo confermano: ora è un centro puro con tendenza a destra
    In un lustro esatto, il Pd ha dunque completato la sua mutazione genetica. Centro puro con tendenza a destra.
    Grande rispetto per chi ha votato e ha fatto la fila, ma il crollo dell’affluenza nelle regioni rosse e la tenuta del voto clientelare nel sud sono un’altra spia della mutazione genetica del Pd, renzismo più apparato. I milioni di voti del popolo di sinistra, più di cinque milioni, oggi sono senza casa, tra astensionismo e voto di vendetta consegnato al Movimento 5 stelle. E’ questa l’ultima triste riflessione sulle primarie di domenica. E all’orizzonte non c’è nemmeno un Mélenchon italiano.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/01/pd-le-primarie-lo-confermano-ora-e-un-centro-puro-con-tendenza-a-destra/3554945/


  3. Ignazio Convertino
    2 maggio 2017

    Si possono fare letture molto disparate circa i risultati di queste primarie PD.
    Di certo, i risultati registrati in affluenza manifestano che Renzi non aiuta ad aumentare la partecipazione dei cittadini.

    Ad esempio: in Veneto – in cui Renzi ha vinto con il 74 per cento – gli elettori sono stati circa 90mila sui 177mila del 2013, nel Friuli Venezia Giulia di Debora Serracchiani sono stati oltre 25mila da una soglia di partenza di 47mila, in Trentino Alto Adige ha votato esattamente la metà rispetto a 3 anni fa (14mila persone). A Padova, che era stata la capitale del “renzianesimo” nel 2013, l’affluenza è scesa da 36mila presenza a 18mila.

    Il dato, invece, si ribalta nelle zone di influenza di Michele Emiliano. In Basilicata gli elettori alle primarie sono aumentati, da 32mila a 41mila. In Puglia, unica regione in cui non ha vinto Renzi e ha vinto il governatore, l’aumento è stato da 123mila a 148mila. In particolare, nella provincia di Bari si è passati da 31mila del 2013 (quando Emiliano sosteneva Renzi al congresso) ai 48mila di domenica scorsa.

    Quasi a sottolineare che dove l’alternativa è stata percepita forte, l’elettorato ha risposto e ha partecipato per provare a cambiare linea.

    Difficile dare un segno preciso ai flussi elettorali in un appuntamento in cui il corpo elettorale non resta sempre lo stesso. Ma dai numeri esce fuori che Renzi vince di più dove si registra il calo più sensibile di elettori. Laddove il partito appare un po’ più in crisi, il segretario passa come un treno. Dove il partito perde meno elettori, la quota di preferenze per Renzi cala. E’ come se in certe zone d’Italia chi non vede più in Renzi una risposta ai problemi del partito, del centrosinistra o d’Italia, abbia preferito non presentarsi proprio alle urne, evidentemente scartando anche le alternative. E’ una non risposta a Renzi, di un pezzo di elettorato che si nasconde, che non sceglie altro, che si limita a mollare la presa. Un partito più renziano, dunque, ma più piccolo, dimezzato, meno attraente.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/01/primarie-pd-la-mappa-del-voto-lavanzata-di-renzi-senza-avversari-fa-il-pieno-di-preferenze-dove-laffluenza-crolla/3555195/


  4. Paolo
    2 maggio 2017

    concordo caro Mirko. E’ così


  5. Paolo
    2 maggio 2017

    Naturalmente ci sarà modo di fare un esame più approfondito dei risultati. le osservazioni che fai non sono campate in aria. Però resta il fatto che nessuna altra forza politica è in grado di ottenere questa mobilitazione di popolo. La disaffezione è un atteggiamento diffuso, nè mi sembra che i dissidenti dal partito democratico renziano stiano intercettando nuovo elettorato o riportando al voto i delusi. L’unica cosa che resta in campo è un voto che si polarizza sulle estreme, più di protesta sfiduciata che di costruzione di una alternativa.Contesto la definizione di centro puro. E’ una sinistra che sta cercando di costruire una nuova strada, Bisogna dedicarsi di più ai contenuti, ma certo non mi sembra che possiamo seguire le esperienze francesi (PSF fuori dal ballottaggio) spagnole (PSE insignificante costretto all’appoggio esterno ad un governo di destra) o dei laburisti inglesi, avviati salvo errori ad una debacle gravissima


Scrivi un commento