Il modello Padova non esiste

Pubblicato il 14 luglio 2017, da Dai giornali,Realtà padovana

Il Mattino di Padova, 14 luglio 2017

Ora che la Giunta si è insediata e inizia una nuova tornata amministrativa si può riflettere con un po’ più di distacco su cosa sia successo a Padova. Si è parlato di un modello Padova. Sciocchezze. In questa materia non esistono modelli, esistono soluzioni vincenti o perdenti, proprie di un preciso momento storico e di un luogo. Non ci sono modelli replicabili.

Semmai si può parlare di una certa specificità di Padova, di una sua creatività nello sperimentare in modo anticipato soluzioni politiche innovative. Così successe ad esempio nel 1964, in cui fu varata, tra le prime in Italia, una giunta organica di centro sinistra, o nel 1992 con la prima giunta in Italia in un comune capoluogo di collaborazione diretta tra DC e post comunisti.

E nel passato politico di Padova c’è già stato qualcosa che assomiglia parecchio alla soluzione risultata vincente in queste elezioni. Naturalmente in un contesto profondamente diverso ma con delle soluzioni simili per il problema politico.

Nel 1995 il problema è questo. È la prima volta che si sperimenta l’elezione diretta del Sindaco, può reggere alla prova delle elezioni in una città come Padova Flavio Zanonato, che aveva sì ben meritato come vicesindaco mio e poi come Sindaco eletto dal consiglio, ma pur sempre un sindaco “comunista”? Si risolve così: al primo turno accanto a Zanonato ed al candidato della destra (il prof. Francesco Gentile) scende in campo un esponente di area cattolica, attorno a cui si realizza una coalizione variegata e di intonazione civica, con il Partito Popolare ma anche con movimenti civici ed ambientalisti (in cui si affermano personalità che restano poi sulla scena politica come Andrea Colasio ed Ivo Rossi). Il candidato è il prof. Luigi Mariani, guarda caso come Lorenzoni docente di ingegneria, senza una precedente esperienza politico/amministrativa. Al primo turno primeggia il prof. Gentile con il 38,62% dei voti, secondo Zanonato con il 31,95 e terzo Mariani con il 22,27.

Ognuno fa il pieno dei propri elettorati, attorno a Zanonato un elettorato di sinistra, a Mariani un elettorato moderato, con forte appeal in movimenti civici. Ed al ballottaggio, allora come allora, è l’alleanza tra due bacini elettorali che porta Zanonato al successo, con il 59,76%. Una scelta più netta dell’elettorato, che aveva evidentemente apprezzato il lavoro di Zanonato sindaco, il suo metodo, superando con più apertura il possibile pregiudizio anticomunista. Zanonato Sindaco e Mariani Vicesindaco.

Tutto diverso il contesto odierno certamente, con partiti che non ci sono più, ma lo schema è lo stesso: per andare oltre il blocco della destra a Padova è necessaria una proposta articolata, capace di parlare ad elettorati diversi e capace poi di una solida e credibile alleanza. Quella nata nel 1995 si è dimostrata solida ed è stata premiata dagli elettori per 15 anni. Io spero lo sia altrettanto questa nata nel 2017.

P.S. Potremmo anche ricordare che nel 1999 viene eletta Sindaco Giustina Destro, anch’essa in sostanza come candidata civica, perché nel centrodestra nessuno dei leader politici aveva il coraggio di candidarsi contro Zanonato, che appariva sicuramente vincente. Ma l’indebolimento della Destro inizia quando si innamora della politica nazionale, abbandona la dimensione civica e aderisce a Forza Italia. Anche questo potrebbe essere di insegnamento per il presente

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