Be, sì, ma…chiacchiere estive

Pubblicato il 2 agosto 2017, da Politica Italiana

Una sera. Chiacchiere estive tra amici. A quale leader politico assomiglia di più Renzi? Non come linea politica ma come aspetto caratteriale.
Responso pressoché unanime: a Silvio Berlusconi, per la personalità trasbordante, per l’innovazione di stile comunicativo, per la guida padronale del movimento politico che capeggia, per il gusto di piacere.
Tutte cose vere, però c’è una differenza fondamentale tra le due personalità. Berlusconi, come del resto Renzi, è un leader divisivo, capace di suscitare o grandi amori o grandi odii, tuttavia per il proprio campo politico è sempre stato un grande federatore, riuscendo a mettere insieme ciò che appariva inconciliabile, pensiamo al capolavoro del 1994, con l’alleanza al nord con il localismo padano della Lega e al sud con il nazionalismo post fascista di Alleanza Nazionale. Ancora oggi riesce a stare sulla scienza politica sostanzialmente per questa virtù.
Altrettanto non si può dire di Renzi che si caratterizza per una singolare capacità divisiva nel proprio campo politico, dove trova prevalentemente i nemici da additare nel discorso pubblico, con una idea di leadership che si esprime nel comando senza contrappesi e che ritiene la mediazione non una virtù ma un vizio.
Se ci si vuole avventurare sulla strada delle somiglianza, che sono per l’appunto sempre avventurose, per diversità di tempo, di contesto politico, direi che molto più somigliante è la figura di Bettino Craxi. Almeno per tre motivi.
Se Renzi ha inventato il termine rottamazione Craxi l’ha applicata per primo. Nel luglio del 1976 all’albergo Midas Craxi fece fuori in un colpo solo tutto il vecchio gruppo dirigente del PSI promuovendo una nuova generazione di quarantenni, dimostrando lo stesso disprezzo di Renzi per liturgie consolidate. Nel successivo congresso del 1979 cambia il simbolo mandando in pensione la falce e il martello e si costruisce una assemblea a propria misura scombinando i vecchi equilibri, la famosa assemblea di nani e ballerine, secondo la definizione del suo oppositore Rino Formica.
Secondo motivo: anche Craxi molto puntò su un ambizioso disegno di riforma istituzionale per ammodernare la democrazia del paese, pensando ad un sistema di tipo presidenzialistico, subendo come Renzi una sconfitta politica.
Infine l’ambizione di Craxi era di modificare profondamente gli equilibri politici del paese, limitando l’influenza a sinistra del Pci e contendendo lo spazio politico della Dc. Così come Renzi ha avuto l’ambizione di fare del PD il partito della nazione.
Andando ancora più indietro nel tempo vale sempre il parallelo con un altro “maledetto toscano”:Amintore Fanfani, stesso carattere insofferente delle critiche, stessa alta opinione di sè, stessa onnipresente dinamicità e pervasività comunicativa. Anche lui capace di concentrare la carica di Presidente del Consiglio e segretario del partito di maggioranza, per i tempi di Fanfani cosa inconcepibile.
Esercizi di chiacchiera estiva. Silvio, Matteo  e Bettino. Be, Si, Ma. Presidenti del Consiglio rispettivamente per 3292 giorni, 1019 e 1272 giorni. Non pochi, comunque la si veda un pezzo di storia italiana.

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3 commenti

  1. Paolo
    2 agosto 2017

    D ‘accordo con te:ricordo che al congresso Midas del 76 i pochi oppositori gridavano isterico ma ironicamente: viva Bettino Re! Piacerebbe a Renzi salvo poi schermirsi


  2. Sergio Verrecchia
    2 agosto 2017

    Caro Paolo leggendoti e vedendo la foto di Craxi non ho resistito a risponderti. Io non credo che Renzi possa essere paragonato a Craxi per un grande e forse unico motivo. Di Craxi possiamo dire è in parte condividere molte cose. Era arrogante, presuntuosi a tratti autoritario ma difficile nascondere che è stato uno dei più grandi statisti italiani. Per la forza e la dignità con cui aveva portato l’Italia a sedersi al tavolo dei 5 paesi più grandi al mondo. Per la capacità di far uscire l’Italia dalla Crisi economica dei primi anni ottanta riducendo l’inflazione dal 23 al 5% con scelte coraggiose ed impopolari come l’abolizione della scala mobile Insomma sono diversi per statura, preparazione, intelligenza, e visione politica. Poi è anche vero che Craxi portava con se errori evidenti, ma oggi con la possibilità di paragonare periodi politici diversi e metterli a confronto a me sembra evidente non la caduta ma il crollo rovinosto del livello politico attuale in tutti i livelli istituzionali. Come sai, pur essendo socialista, non sono mai stato Craxiano ma mi viene da dire: magari Renzi assomigliasse a Craxi….. un forte abbraccio


  3. Paolo
    8 agosto 2017

    Caro Sergio i paragoni tra personaggi di epoche diverse sono sempre azzardati. A me però interessava limitarmi ad alcuni tratti caratteriali più che ai contenuti delle politiche o alla caratura del leader. Su questo piano Craxi e Renzi hanno dei punti in comune. Anche nella proposizione di una Italia più ottimiste è più consapevole di sè. Certo Craxi partiva da una base politica più ristretta, con un partito che doveva contrapporsi/allearsi con partiti più grandi ed il panorama politico era molto più competitivo. Mi fa piacere vedere che mi segui, un caro abbraccio


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