Ospedale a Brusegana, avanti tutta

Pubblicato il 21 novembre 2017, da Realtà padovana

“Nuovo Ospedale, avanti tutta, via libera dell’Assemblea dell’Usl 21 al nuovo progetto su via dei Colli a Brusegana”. Possibile titolo del Mattino tra qualche settimana? Non si sa mai, ma comunque è il titolo comparso sul Mattino il 7 ottobre 1989, e son passati 28 anni!

Una piccola storia da raccontare, perché ci può insegnare ancora qualcosa. Successe che l’ULS 21, senza concordare alcunché né con l’Università né con il Comune assunse la decisione di realizzare a Brusegana un decentramento dell’Ospedale, in particolare per Geriatria e Pediatria, che già allora erano in sofferenza. Altri tempi, vi erano maggiori disponibilità economiche e l’ULS aveva maggiori competenze.

Apriti cielo naturalmente. Come si poteva pensare che un insediamento così importante, che avrebbe cambiato la forma della città, che appesantiva ulteriormente un quartiere su cui si stavano realizzando importanti investimenti di edilizia scolastica con migliaia di alunni, potesse essere deciso senza coinvolgere il Comune e del resto neppure l’Università? Che sul tema era divisa, ma la maggioranza della Scuola Medica era, a differenza di oggi, assolutamente contraria ad un decentramento!

Il successivo 27 novembre si svolge un approfondito dibattito in Consiglio Comunale, con 18 interventi di consiglieri di tutti i gruppi. Da cui emerge che tranne gli esponenti del Partito Liberale, che erano due medici universitari, il prof. Cadrobbi ed il prof. Zaccaria, tutti gli altri esprimono una contrarietà, tutti sul metodo ed una buona parte di merito. Da alcuni viene la proposta di accettare la richiesta avanzata dal comune di Selvazzano di prevedere lì il nuovo insediamento. Anche sotto questo profilo nulla di nuovo visto che oggi si è fatto avanti Saonara…

Io, che ero il Sindaco, mi trovo in una situazione scomoda: da un lato non potevo sconfessare totalmente la dirigenza politica dell’ULS 21, presieduta da una personalità di rilievo della Democrazia Cristiana, il Prof. Prezioso, già assessore regionale alla Sanità, dall’altro non potevo accettare una decisione non concordata in alcun modo e che comportava problemi non semplici per il quartiere interessato.

A rileggere ora quello che dissi in Consiglio Comunale e in interviste sui quotidiani trovo ancora qualcosa di valido per l’oggi. Ad esempio ribadivo che prima di ogni altra cosa bisognava porre al centro la questione del malato, in quel caso poi bisognava costruire un ospedale accogliente per le categorie più deboli, anziani e bambini. Che bisognava valutare con lungimiranza il problema dell’impatto urbanistico. Brusegana era già una zona con un traffico pesante, la direttissima per Abano era al di là da venire. Sottolineavo: “non si tratta di disegnare sulla carta una città ideale. Un ospedale non è una macchina: dire ospedale geriatrico e pediatrico vuol dire immaginare un ospedale dove ogni giorno vi sono dei degenti che hanno bisogno di una assistenza particolare da parte dei parenti, spesso anziani essi stessi. Siamo sicuri che un ospedale non baricentrico, non integrato con il territorio sia il servizio migliore per chi ha più bisogno di una struttura da raggiungere facilmente, servita da mezzi pubblici?” Infine richiamavo il problema ambientale: “occorre che l’insediamento dell’ospedale sia il volano per un miglioramento della situazione del quartiere, guardando avanti con capacità di innovazione: invece di immaginare la moltiplicazione della grande viabilità con ulteriore spreco di territorio occorre prefigurare un ospedale completamente pedonalizzato, servito da mezzi pubblici, aperto al quartiere e al verde”.

Il dibattito si concludeva con un odg della maggioranza che subordinava l’assenso alla realizzazione del complesso ospedaliero ad un pieno rispetto della compatibilità ambientale, ad un progetto esecutivo e finanziato per il sistema dei parcheggi e di accesso all’area ospedaliera che non gravasse la viabilità locale, l’ampliamento degli spazi verdi a servizio del quartiere.

Non se ne fece nulla, il piano finanziario pensato dall’Usl non incontrò il consenso della Regione, e tanto meno le condizioni poste dal Comune.

Però siamo ancora fermi lì: dove fare, come fare. E mi sembra che siano ancora validi i punti che richiamavo allora: il malato al centro, l’accessibilità modernamente pensata, la compatibilità ambientale, il miglioramento della città.

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