Zaia e la legge del contrappasso

Pubblicato il 27 novembre 2017, da Veneto e Nordest

Chi di spada ferisce di spada perisce verrebbe da dire vedendo la questione del passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia.

Ha ragione Zaia ha paventare successivi esodi a cascata (senza esagerare, perché non è che Trentino e Friuli siano lì a braccia aperte) e a rimarcare la singolarità veneta di zone di confine con regioni a statuto speciale, con risorse e competenze più ricche. E, aggiungo io, mi dà un po’ fastidio che personalità importanti del PD, il capogruppo Rosato e la vice segretaria nazionale Serracchiani, agiscano più da sponsor localistici di piccole patrie che da dirigenti nazionali. Dovrebbero avere una visione complessiva degli interessi del paese, perchè ad esempio dal punto di vista simbolico ed economico Cortina non sarebbe Sappada.

Però usiamo un altro proverbio per dire: caro Zaia, chi semina vento raccoglie tempesta. Se si sostiene per ogni dove, culturalmente e politicamente, il fatto identitario come fattore determinante, le ragioni degli schei come fatto costitutivo di una comunità, il diritto all’autodeterminazione localistica delle appartenenze di che cosa ci si lamenta? Chiedi i 9/10 al di fuori di ogni regola costituzionale? Armeggi il referendum come arma impropria per chiedere poi cose impossibili e farti la propaganda elettorale? Sarà ben consentito al migliaio di valligiani di Sappada, oggettivamente in una particolarissima situazione, fare magari con più ragione altrettanto. Credere a quello che dici, prendendoti sul serio anche se non lo meriteresti. Usando in modo più appropriato gli stessi strumenti culturali e istituzionali che vuoi utilizzare. E bisognerebbe meglio riflettere sul concetto di “confini”, che non sono mura invalicabili, che devono essere permeabili, che riguardano la gravitazione per i servizi, ecc. Se invece il confine è “paroni a casa nostra” ognuno sceglie la casa che gli aggrada

Vi è poi un’altra responsabilità. Esiste una consapevole e convinta politica per le aree montane in una Regione che ne ha molte, per estensione e per numero di comuni? Si è in qualche modo affrontato con determinazione il tema che esiste delle differenze tra comuni veneti e comuni trentini e friulani, come servizi, sostegni alle attività economiche turistiche, ecc.?

Lo Stato centrale qualcosa ha fatto, con la legge sulle aree di confine che ha previsto provvidenze particolari per queste aree, con finanziamenti ad hoc. E la Regione? Si è limitata come al solito a lamentarsi dello Stato centrale, senza mettere in campo politiche volitive ed innovative in materia di organizzazione dei servizi, mobilità, promozione economica, ecc. Si vogliono più poteri e va bene, ma poi i poteri bisogna saperli usare, saper parlare con le comunità, valorizzare le capacità organizzative della rete degli enti locali. Non è del tutto vero che vi sia solo la questione dei soldi, vi è una lontananza della Regione, poco ascolto, poca innovazione. Ed allora si sceglie di andarsene o di illudersi di andarsene.

Intanto abbiamo capito come andrà a finire: che Emilia e Lombardia porteranno a casa il possibile, presto e utilmente. Il Veneto come potrà pensare di ottenere di più? Per il referendum farlocco? Alla fine e tardi dovrà accettare ciò che è coerente con la vigente Costituzione e ciò che sarà dato ad altre regioni, non certo minori del Veneto per economia, popolazione, strutture amministrative. Ma a Zaia interessa evidentemente soprattutto la propaganda elettorale.

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