Padova, cambiamento, visione

Pubblicato il 4 dicembre 2017, da Realtà padovana

Padova è in movimento più di quanto sembri o di quanto venga avvertito con una consapevolezza collettiva. Proviamo a mettere in fila un po’ di cose?

Sull’ospedale non occorre tornare. Andrà a Padova Est e si riorganizzerà quello in centro. Questo è quello accadrà, a prescindere dalle preferenze. Sfida non da poco comunque. Dal punto di vista della qualità urbanistica. Perché si agisce in una area già gravata da poli di attrazione. Riuscirà ad essere un luogo civile per la cura e la ricerca ma anche per il modo di arrivarci, per ciò che si offrirà agli studenti che vi passeranno anni decisivi per la loro vita? La parola campus avrà un contenuto adeguato? Sarà una ricucitura o una frattura per quella parte della città già gravata da tante funzioni non residenziali? E nel vecchio ci sarà l’opportunità di restituire alla città parte della sua cerchia muraria e del verde. Occorre un buon progetto anche qui.

Il presidente della Camera di Commercio Fernando Zilio sta pensando in grande, con lungimiranza. Reinvestire un patrimonio camerale per la creazione di un distretto soft city, concentrando attorno al quartiere fieristico funzioni innovative per la città del futuro. Anche trasferendo la sede della Camera di Commercio ed unificando strutture ed agenzie che si occupano di ricerca applicata. Un mutamento importante di funzioni dentro la città: la riqualificazione dell’asse di via Venezia e il tema di un riutilizzo di un immobile importante in centro storico.

L’acquisizione da parte dell’Università della caserma Piave apre un importante polo universitario in una parte della città finora non toccato da insediamenti universitari. Come si relazionerà con la città esterna e come si affronterà il tema dello possibile svuotamento di via del Santo, che è una direttrice importante una possibile dorsale culturale che parte dalla zona museale, tocca Palazzo Zaramella, il Santo e Prato della Valle?

Se tutto va bene potrebbe arrivare a compimento l’idea di un polo per la musica in Piazza Eremitani, arricchendo le funzioni nobili di una vera e propria insula culturale, tra Scrovegni, Musei, Centro culturale Altinate, Palazzo Zabarella fino ad una possibile riconversione dell’ex cinema Altino.

C’è un progetto sul Foro Boario in Corso Australia, che consentirebbe di riutilizzare un’opera di pregio architettonico altrimenti destinata al degrado ed al disfacimento, arricchendo anche una offerta di cultura musicale e non solo che attorno al Pala Geox in questi anni ha trasformato Padova in uno dei punti attrattivi a livello non solo nazionale.

Si è ripreso un progetto di moderna mobilità, attorno all’ampliamento della rete tramviaria migliorando qualità della vita per i cittadini.

Si potrebbe fare qualche altro esempio. Pensando anche a parti di città (ad esempio la seconda Padova dell’Arcella) che non sono toccate da questa progettualità, che nasce per idee sedimentate nel tempo, eredità di precedenti amministrazioni, opportunità che nascono anche casualmente o per iniziativa di privati.

Quello che è certo è che si presentano importanti opportunità. Grandi occasioni con anche qualche rischio. Perché occorre che le cose siano fatte bene, avendo ben presente una visione complessiva per la città, perché il rischio può essere che ognuno guardi al proprio: il privato al privato, l’Università all’Università, l’economia all’economia, ecc.

Invece ciò che conta in questo processo di trasformazione sarà appunto la tessitura di una visione unitaria: mettere insieme le eccellenze per restituire una città più dinamica, più competitiva, sapendo che oggi la competizione tra aree urbane si gioca molto sulla qualità delle funzioni ma anche sulla qualità della vita che può offrire per essere attrattiva.

Bisogna che ognuno faccia la propria parte. Il Comune certamente, ma non solo. Serve una riflessione ed un contributo del mondo intellettuale, professionale, economico. Mondi che sono un poco latitanti.

Servirebbe una riflessione dei partiti, cioè dei luoghi in cui si dovrebbe fare politica, cioè interessarsi della Polis. I partiti sono oggi deboli, però questa fase è una occasione anche per loro per tornare ad essere luoghi in cui si pensa, si costruisce il futuro possibile, si trasformano idee in azione politico/amministrativa

Il PD ha da poco rinnovato i suoi organi. Alla guida del PD comunale e provinciale vi sono due giovani dirigenti. È una bella sfida anche per loro misurarsi con questo processo di trasformazione con mente aperta e fertile. Quando si è giovani è più facile. Io ci conto.

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