Renzi e Boschi: se esistesse la generosità

Pubblicato il 29 gennaio 2018, da Pd e dintorni

La difficoltà con cui tutti i partiti hanno composto le liste (dalle primarie fasulle di M5S alla approvazione a maggioranza nel PD, ai litigi in LeU, con generali senza voti preferiti ai dirigenti ancorati al territorio) conferma che le leggi elettorali che abbiamo avuto – dal porcellum all’attuale – sono pessime ed aiutano a diffidare della politica. Allontanano dal voto. Del resto sono leggi elettorali che creano parlamenti di cooptati, per i quali il vero voto non avverrà il 4 marzo, ma lunedì sera, con le liste approvate dai vertici dei partiti.

Ma a me interessa il PD che continua a perdere consensi. Lo dicono anche gli ultimi sondaggi. Cosa fare per invertire questa tendenza? Bisognerebbe guardare in faccia alla realtà. Come ha fatto Renzi a passare dal famoso 40% alle europee ad essere ultimo come gradimento nei sondaggi, perfino dopo Berlusconi, la Meloni e Grasso?

Gli errori fatti dal punto di vista politico sono stati molti. Le cose buone fatte dal Governo sono state dilapidate con una condotta politica troppo avventurosa: l’illusione di essere autosufficiente, la destrutturazione del PD ridotto a casa dei fedeli senza preoccupazione per chi se ne andava, ecc. Penso che più di tutto abbia influito il venir meno alla parola data: se perdo il referendum me ne vado. Ha lasciato il governo ma è restato al centro della politica, ha voluto l’immediata rivincita con un congresso poco partecipato che non ha affrontato nessuno dei nodi politici sul tappeto. Una riconferma personale per ripartire subito. Questo non gli è stato perdonato da ampie fasce dell’opinione pubblica.

Si può rimediare? Si potrebbe, con un atto di coraggio. Che non esisterà perché è evidente che ormai Renzi pensa all’inevitabile sconfitta e si è fatta una rappresentanza parlamentare solo sulla base delle fedeltà (presunte). Ricommette gli stessi errori, ha paura di non contare più se non avverte un controllo ferreo del potere (residuo). Ad esempio avrebbe una grande e positiva risonanza se Renzi andasse in televisione e dicesse: “Cari elettori, vi ho governato per mille giorni, uno dei periodi più lunghi nella storia repubblicana. Penso di aver lasciato il paese migliore di come l’ho trovato, ma ora il mio tempo è passato. Io sono quello della rottamazione. Perciò vi dico che se darete il consenso al PD il mio partito proporrà al Presidente della Repubblica Paolo Gentiloni come Presidente del Consiglio”.

Fantasia? Purtroppo sì Renzi non riesce a pensare una cosa del genere, però oggi il consenso è molto legato a considerazioni di tipo emotivo, ancora la metà degli elettori non ha deciso per chi votare. Occorrono delle scosse. Questa è la scossa giusta: se Renzi precipita nel gradimento degli elettori e Gentiloni conserva una quotazione molto elevata bisogna non far finta di niente, se si vuole bene al PD e soprattutto al paese. Non costerebbe neppure nulla, perché è chiaro che non possiamo immaginare alcun risultato elettorale capace di riportare Renzi alla guida del governo

P.S. Non commento (per oggi) la composizione delle liste. Comprendo l’enorme difficoltà di comporre liste senza preferenze, senza primarie, in cui la rappresentanza parlamentare del PD si avvicina al dimezzamento. Ed è singolare la situazione che si è creata: con il Porcellum avversato dal PD il PD ha conseguito un enorme premio elettorale, con la legge attuale che il PD ha voluto il partito paga un prezzo altissimo. Nella difficoltà non c’è stato però un metodo: rientrano estenuati protagonisti della politica d’antan, escono novità positive, che si abbia lavorato o meno non ha contato nulla.

Tuttavia vorrei per il momento solo sottolineare l’enorme danno elettorale che comporterà la candidatura di Maria Elena Boschi a Bolzano. Purtroppo è diventato ingiustamente un simbolo negativo, ma così funziona oggi l’opinione pubblica. Se uno dei ministri più importanti della stagione renziana è costretta a fuggire dal proprio territorio per candidarsi nella ridotta altoatesina sulla base di accordi di potere con la SVP c’è qualcosa che non va. E bisognerebbe trarne le conseguenze. Non è mica obbligatorio rientrare in parlamento. Ma ancora una volta si antepongono gli interessi personali a quelli collettivi. La rottamazione è più facile applicarla agli altri.

E’ evidente che la decisione di Renzi è stata di fare del PD il PDR, il partito di Renzi. Per cui tutte queste considerazioni non servono a niente…Se l’obiettivo è quello non si cambierà nulla, preferendo perdere ma avere il controllo ferreo di ciò che resta. Ambizione modesta. Twitta Matteo Ricci sindaco di Pesaro e dirigente nazionale: “#avanti fino alla vittoria. Rimbocchiamoci le maniche. La remuntada è iniziata”. Non prendeteci almeno per i fondelli…Hasta la victoria siempre lo aveva inventato un grande leader emozionante. Che poi comunque perse la sua partita.

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5 commenti

  1. francesco
    29 gennaio 2018

    Caro Paolo dire che il Pd è divenuto il Pdr è a mio avviso una affermazione troppo forte da essere accettata da un militante come me.Quello che noi militanti sul territorio costruiamo poi padri nobili come te o Letta ci viene disfatto sui giornali o sui social.Potreste aver ragione ma perché noi ci laviamo sempre i panni sporchi in piazza e non lo facciamo nelle dovute sedi come circoli e congressi ottenendo un aumento dei consensi in grado di cambiare linea e leader ? Ora non sarebbe il tempo delle esternazioni né su Renzi né su Boschi ma degli apprezzamenti di quel poco di buono che i nuovi segretari cittadini sono riusciti a costruire portando a casa la candidatura di Verlato. È ciò non è piccola cosa ma tu ti soffermi a sottolineare i difetti del mio partito a cui appartieni e a cui dici di voler un mondo di bene.Fallo vedere questo bene aiutandoci e non dando fiato a critiche che in campagna elettorale portano fieno alla cascina degli oppositori o delle astensioni.Scusa la franchezza ma il tuo intervento no lo condivido e credo anche quando solleva problemi concreti di vita interna al partito sia intempestivo


  2. Giacomo Pascotto
    29 gennaio 2018

    Dott.Giarretta,
    La saluto e le confermo che ha pienamente ragione, lei ha capito perfettamente che cosa è successo dal 40% delle Europee in poi e ha colto perfettamente le ragioni della disaffezione di una parte non trascurabile della base PD. A lei non è mancata la lucidità di giudizio che è terribilmente offuscata nel nostro Segretario. Sarebbe stato sufficiente abbandonare i toni trionfalistici delle ultime primarie e “fare i conti della serva” per accorgersi della pericolosa emorragia di consensi in atto. E invece ci si è crogiolati sul risultato del 70%, non cogliendo il suo valore relativo e utilizzandolo come nuova clava con cui schiacciare quel pluralismo che era nel DNA del PD delle origini. Attendendo con grande interesse le sue considerazioni sulla vicenda liste appena consumatasi, la esorto umilmente a non ascoltare l’invito di chi mi ha proceduto nel commentare il suo contributo. Siamo intellettualmente onesti, la Segreteria Renzi ha determinato la scomparsa degli spazi di dibattito interni al partito: neppure la minoranza alla Direzione Nazionale riesce a farsi ascoltare, figuriamoci i piccoli circoli dove i coraggiosi Segretari fanno l’impossibile per non far crollare il tesseramento e nonostante tutto vengono accusati di essere poco performanti e investiti di sempre maggiori incombenze. Se ci fossero più voci come la sua, Dott. Giaretta,il PD potrebbe ancora ricacciare indietro il PDR.


  3. Paolo
    29 gennaio 2018

    Io voto ancora Pd per il bene del partito ma se andiamo sotto il 20% Renzi dovrebbe dimettersi da segretario


  4. Paolo
    30 gennaio 2018

    Caro Francesco quella di Verlato è una ottima candidatura. In un collegio perdente però. Si sarebbe potuto mettere al posto di Zan e allora la cosa avrebbe funzionato. Che non si sia candidato una persona per bene che molto ha lavorato nel territorio come Giorgio Santini non ti importa nulla. Mi fai le stesse critiche che mi feci quando con l’iniziativa di Praglia cercammo di svegliare il PD. Non bisognava disturbare ed il PD a Padova ha dimezzato i suoi voti. Invece di chiedermi di stare zitto dovresti chiedere perchè una persona con la mia storia non si riconosce più in u PD fatto così, tanto distante dal sogno che abbiamo coltivato. Mi limito a scrivere qualche nota sul mio blog, senza disturbare nessuno. D’altronde si era chiesto di fare negli organi di partito un dibattito serio sulle candidature, delle primarie o quantomeno una vera consultazione dei circoli e non si è voluto fare nulla. Io posso anche stare zitto ma questi giudizi esistono lo stesso tra gli elettori. E si vedranno alle elezioni. Non sono certo io che li creo.


  5. Paolo
    30 gennaio 2018

    Caro Giacomo, grazie. Il fatto è che non mi piace davvero fare la Cassandra, ma l’onestà intellettuale non permette di nascondere la deriva che ha assunto il PD. Ho scritto oggi un pezzo sulle liste. Mi piacerebbe parlare di cose positive, e quando posso lo faccio volentieri, ma se chi guida il partito crea le condizioni per un’altra scissione o comunque con l’abbandono silenzioso di altri elettori e militanti il problema non si risolve facendo finta di non vedere come vorrebbe Francesco


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