Pd oltre il lutto

Pubblicato il 3 aprile 2018, da Senza categoria

Ridendo e scherzando, si fa per dire, è passato un mese dalle elezioni. I famosi vincitori non hanno ancora dato alcuna concreta indicazione su come vorrebbero formare un possibile governo, costringendo anche Mattarella a prendere tempo e a cercare di decantare la situazione sperando che si facciano venire qualche idea.

Appare davvero singolare che i soliti “opinionisti”, sempre pronti a correre in aiuto dei vincitori, accusino in qualche modo il PD di non fare fino in fondo la propria parte per consentire la nascita di un governo. La verità è che i “vincitori” non hanno fatto alcuna concreta proposta che dimostri un interesse ad acquisire in un modo o nell’altro i consensi parlamentari del PD. Che sia possibile iniziare almeno un confronto in condizioni di dignità. Al contrario ciò che abbiamo visto finora non c’entra nulla con ipotesi di questo tipo.

Alla faccia dei propositi di rinnovamento (elettori, sveglia!) il confronto tra i “vincitori” avviene puramente sulla questione delle poltrone. Che Di Maio twitti ogni giorno che non sono come gli altri sta diventando patetico, almeno per chi vuole stare ai fatti. Infatti finora i fatti sono dati da una smodata fame di poltrone. L’unico incontro maggioritario in Parlamento è avvenuto infatti per la spartizione delle poltrone degli uffici di presidenza delle Camere. Fame smodata, che ha richiesto di mangiarsi anche le poltrone per prassi democratica destinata alle opposizioni. Non dare pressoché nulla al PD, in particolare le funzioni di questore che consentono di verificare la gestione delle finanze e delle grandi burocrazie parlamentari, dimostra che non c’è limite alla bulimia poltronara dei nuovi politici.

Del resto qual è l’unico discorso pubblico che è stato sottoposto all’opinione pubblica? Il diritto dell’uno o dell’altro ad occupare la poltrona di Presidente del Consiglio. Dio me l’ha data, guai a chi la tocca! Il problema è che gli elettori (che in questa materia contano più di Dio che ha altre faccende da seguire) non l’hanno data a nessuno e per averla occorre quella virtù necessaria della politica disprezzata a parole che si chiama compromesso.

Il PD non è stato interessato a nulla. E del resto per capire la vera natura del mondo pentastellato basta ricorrere ai dati dei sondaggi. Per capire come i sentimenti prevalenti degli elettori pentastellati non sono per niente vicini ai valori che vuole rappresentare il PD. Infatti il 58% degli elettori pentastellati vedono molto bene un governo M5S/Lega. Altro che vicinanza con il PD come si affannano a spiegare gli editorialisti del Fatto Quotidiano, improvvisamente diventati rispettosi del PD. Per la maggioranza abbondante degli elettori grillini va benissimo un governo con la Lega. Che la Lega da partito di sindacato di territorio sia diventato un partito di destra, nazionalista, xenofobo, contro diritti umani non turba per nulla larga parte dell’elettorato grillino. Ed è in virtù di questa situazione che per me – dopo tutti i passaggi necessari per far digerire la cosa – il Governo M5S/Lega si farà, e Forza Italia non avrà il coraggio di rompere ed in qualche modo si adeguerà. Il potere attira, eccome.

Niente da rimproverare al PD? Bisogna svegliarsi. Perché come ha osservato Mario Calabresi su Repubblica stare all’opposizione non vuol dire stare zitti. O prigionieri dell’immobilismo. Ci sarebbe bisogno di spiegare con più forza all’opinione pubblica i contenuti di una nostra proposta: sull’idea di democrazia, sui contenuti di una sinistra riformatrice, su politiche sociali e del lavoro realistiche e capaci di curare le malattie sociali.

Nel discorso pubblico sembra (ma qualche sconsiderato dirigente lo ha affermato chiaramente) che noi stiamo aspettando con gioia che si formi una maggioranza penta leghista, pensando di lucrare consensi dai possibili fallimenti di un Governo di questa natura. Ma se questo governo è un male per il paese non ci si può limitare a fare da spettatori.

Occorre parlare e parlare forte. Nel merito delle cose. Non è che serva molto dividersi tra teorici dell’opposizione a prescindere e trattativisti con i grillini. E non serve a nulla restare nella cultura renziana del “si fa così” e la discussione non serve. Accontentandosi di una linea definita nella prima direzione nazionale di un partito sotto choc, pensando che non si debba ora sviluppare una strategia più ambiziosa, che ha bisogno di una vera unità del partito. Che va costruita, ascoltando con rispetto le diverse voci, consentendo al Segretario sia pur pro tempore di costruire delle posizioni condivise. Il metodo “Fassina chi” abbiamo visto cosa ha prodotto. Sarà bene cambiarlo. Se no altri se ne andranno, chi silenziosamente, chi con fracasso.

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1 commento

  1. Elio Ciaccia
    3 aprile 2018

    Condivido pienamente!


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