Togliere il giocattolo a Berlusconi
Si apre una fase nuova, incerta e potenzialmente drammatica nella vita politica del paese. Occorrono nervi saldi, argomentazioni serie e chiare con l’opinione pubblica, visione lungimirante.
La rottura che si è consumata nel PdL ha certamente a che fare con il controllo del potere. Ha a che fare anche con l’errore di Fini di pensare di poter nel tempo conquistarsi la leadership e succedere a Berlusconi, accettando la costruzione di un partito senza democrazia ed accettando troppe cose sbagliate nella conduzione di governo. Un delfino mai riconosciuto.
Ora però la rottura avviene su due pilastri costitutivi della democrazia. La vita democratica dei partiti che per l’art. 49 della Costituzione devono concorrere “con metodo democratico” a determinare la politica nazionale. Non è un fatto interno di un singolo partito, ma riguarda le regole costituzionali della vita democratica.
Il principio di legalità come principio della convivenza civile. La legge è eguale per tutti appare al Presidente del Consiglio e ai suoi sodali una bestemmia e non il principio elementare di ogni regime democratico, perfino ben prima della rivoluzione francese.
Proprio perché l’attacco viene portato senza alcun argine a principi fondamentali della convivenza democratica dobbiamo mettere in campo ogni iniziativa per impedire una ulteriore grave deriva antidemocratica.
Sarà difficile che il Governo, già in affanno ben prima della rottura, riesca a governare. Ci sarà la tentazione irrazionale di andare alle elezioni. La Lega pensando a ragione di poter massimizzare l’incasso della distruzione del PdL, degli scandali che ne caratterizzano il gruppo dirigente, Berlusconi per l’impossibilità di governare, la speranza vitalistica dell’appello al popolo, della distruzione di ogni regola, di un parlamento popolato di servi fedeli.
Il voto con le attuali regole, con il controllo totale dell’informazione. Questo sarebbe il campo di battaglia. Io penso che se ci saranno le condizioni dobbiamo cercare di spostare il campo di battaglia.
Occorre nei momenti difficili ispirarsi ai grandi uomini che hanno fatto la democrazia del nostro paese. Moro e Berlinguer non si sono accontentati di dire: siamo inconciliabili, non ci sono alternative. Di fronte al rischio dell’essiccarsi della democrazia, all’attacco del terrorismo hanno inventato formule politiche nuove: il compromesso storico, il governo delle larghe intese…L’abbandono di quella linea, con l’assassinio di Moro, il prevalere dei conservatorismi ci hanno portato alla nascita del populismo berlusconiano.
Perciò se il governo crollerà occorre mettere in campo un’alternativa. La strada dell’avventurismo berlusconiano va sbarrata con una iniziativa politica di tutti coloro che hanno a cuore la legalità repubblicana. Un governo di transizione l’ha chiamato Bersani. Un governo capace di:
fare una legge elettorale che restituisca al popolo il potere di eleggere i parlamentari. Questo malcerto bipolarismo ci ha dato una stabilità precaria e certo ha ridotto il Parlamento a un luogo a libertà e rappresentanza limitata;
governare l’economia fuori della crisi. Diceva Berlusconi del rischio Grecia; ora non esita a mandare a carte e quarantotto il Governo, con tutte le drammatiche conseguenze sulla credibilità internazionale dell’Italia e sulla sostenibilità del suo debito pubblico per difendere l’indifendibile coorte di corrotti nati nel suo nido
risolvere un intollerabile conflitto di interessi nel campo mediatico che corrode la base della vita democratica e la libertà di informazione.
Il governo reggerà? Bene, starà a noi in modo più allargato sostenere con efficacia una opposizione rigorosa e propositiva. Il Governo crollerà? Non potremmo subire gli eventi, sarebbe una gravissima colpa non cogliere l’allarme democratico che ne deriverebbe.
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