Tram, scelte viziate da pregiudizio ideologico

Pubblicato il 3 settembre 2004, da Dai giornali

Durante le vacanze estive mi è capitato di passare una notte a Montpellier, in Francia. Abbiamo scelto un un relais immerso nel verde alla periferia della città, piuttosto che un anonimo albergo del centro. Ho chiesto indicazioni alla nostra albergatrice su come raggiungere il centrocittà in auto e mi ha risposto “Ma a Montpellier non si va più in centro in auto, c’è il tram”. E in effetti, seguendo le sue indicazioni, abbiamo raggiunto il capolinea, a poche centinaia di metri dall’albergo. Un capolinea ben organizzato e frequentato anche a notte inoltrata, con un multicinema, locali di ritrovo, spazi culturali. Con 3 euro si parcheggia la macchina e si hanno i biglietti per tutti gli occupanti dell’autovettura, si sale su un tram del tutto silenzioso (ruote in ferro e due rotaie!) ben capiente (circa il doppio di quello di Padova), naturalmente con aria condizionata, con indicazioni dettagliate sul percorso e sulle fermate ed in pochi minuti siamo arrivati comodamente alla piazza principale.

A Padova avremmo già potuto avere in funzione un tram simile, se le scelte viziate da pregiudizio ideologico dell’amministrazione Destro non ci avesse portato su un’altra strada. Ci aspetta un tram molto meno capiente (e perciò molto più costoso da gestire, e più cari saranno i biglietti), con una tecnologia unica al mondo e dall’incerta sperimentazione, per il quale non si sa ancora se riuscirà ad attraversare il Prato senza doversi fermare per ricaricare le batterie; occorrerà aspettare parecchio anche per vedere in funzione il primo modesto tratto Stazione-Guizza, perché ormai tutti i cittadini hanno capito che la posa dei binari (che avrebbe dovuto essere l’ultimo lavoro prima dell’entrata effettiva in servizio, per evitare gli inconvenienti a biciclette e motorini che sono all’ordine del giorno e i danni alla nuova pavimentazione) serviva solo a consentire il viaggetto elettorale di pochi metri con Berlusconi a bordo. Capiremo poi come possa aver vinto la gara un mezzo che avrebbe dovuto in base al bando di concorso poter procedere anche fuori dai binari, quando il tram che avremo in funzione questa possibilità evidentemente non ce l’ha.

Non si tratta ora di rivangare polemiche elettorali che sarebbero inutili, visto che i cittadini il loro giudizio l’hanno dato, ma di evitare gli stessi errori per il futuro. Sbaglia sempre la politica quando, specie nell’amministrazione locale, invece di tenersi vicino alla concretezza, si lascia prendere dai pregiudizi e compie le proprie scelte non sulla base dei dati di fatto ma su scelte astratte, aprioristiche, frutto magari di avventate promesse elettorali. La politica diventa prigioniera di sé stessa e rinuncia al proprio dovere di assicurazione del bene comune della città. Così come è profondamente sbagliato non ricercare sulle grandi opere pubbliche un consenso allargato tra le forze politiche: la città è di tutti e non solo di chi pro tempore la amministra. Le amministrazioni passano, i problemi restano ed è più semplice per tutti, nell’alternanza democratica necessaria alla democrazia, ricevere in eredità (amministrativa) beni ed opere su cui si è potuto trovare un punto d’incontro pur nel ruolo diverso tra maggioranza ed opposizione. La Giunta Destro era convinta di poter fare tutto da sola e di avere davanti un tempo infinito; la realtà è andata da un’altra parte. Mi sembra che Zanonato invece abbia ben presenti in questo esordio amministrativo questi due principi di buona amministrazione. Bisognerebbe che anche l’attuale opposizione ne tenesse conto, in particolare sarebbe bene se ne ricordasse il sempre polemico ex assessore Menorello, che appunto è un ex assessore che fino all’altro giorno ha amministrato la città, e amministratore lo è stato per cinque anni e non, come sembra in alcuni suoi ricorrenti spunti polemici, un homo novus senza responsabilità su molte scelte che hanno impoverito ed imbruttito la nostra Padova.

Paolo Giaretta

Il Gazzettino, 3 settembre 2004

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