Maestro e pioniere. La lezione di Mario Volpato – 1915/2000

Pubblicato il 30 gennaio 2005, da Relazioni

E’ una iniziativa meritoria quella dell’Amministrazione Comunale di Castelbaldo di ricordare con questa bella e documentata pubblicazione la figura del prof. Mario Volpato nel quinto anniversario della morte. Non solo perché si tratta di un concittadino che ha fatto cose importanti nel campo della ricerca scientifica e dell’amministrazione dei beni pubblici, portando nella vita istituzionale le sue capacità imprenditoriali ed organizzative e la vivacità e creatività del suo intelletto. Di più perché si tratta di un concittadino che di Castelbaldo ha fatto memoria in giro per il mondo (non è una esagerazione: ricordo un incontro ad Helsinky in cui cercava di convincere i suoi interlocutori finlandesi sulla bontà dei prodotti della terra della sua “piccola patria”). Del resto capitava davvero di frequente ai suoi collaboratori ascoltare ricordi di Castelbaldo, di questa terra singolare della bassa veneta, all’incrocio di tre province di cui prende i diversi caratteri, che certamente il prof. Volpato bene riassumeva.

Una delle prime delibere che Mario Volpato, appena divenuto presidente fece assumere alla Giunta della Camera di Commercio fu per la promozione di una ricerca su nuove tecnologie per la conservazione della frutta, ricchezza della bassa padovana.

Si è parlato molto in questi anni del “miracolo” del Nord Est, di questa capacità dei suoi abitanti di trasformare una terra che è stata anche terra di povertà e di emigrazione in un luogo di straordinaria iniziativa imprenditoriale, in cui si è creata ricchezza e lavoro in quantità forse inimmaginabili. E oggi si riflette sulle nuove difficoltà che si devono affrontare: è cambiato il contesto geografico ed economico, nuovi produttori si affacciano sul mercato globale, insidiando quelle posizioni che il Nord Est aveva faticosamente conquistato.

Occorre di nuovo guardare al futuro con fantasia ed innovazione. E’ ciò che ha saputo fare nel suo tempo Mario Volpato. Scorrendo questa affettuosa ricerca di Lino Scalco risalta con chiarezza la statura intellettuale e morale di Mario Volpato, come sia stato capace in campi tra di loro molto diversi, che richiedono anche qualità diverse, di portare un “di più”, di lasciare cose solide e fatte bene. Non è esattamente la stessa cosa essere ricercatori nel campo delle scienze matematiche, docente con straordinarie capacità didattiche, organizzatore ed amministratore di Università, Presidente di enti economici, capace di creare dal nulla nuove attività imprenditoriali che hanno segnato la qualità economica di una intera provincia e trasformato sul piano nazionale servizi strategici per le imprese. Fare tutte queste cose e farle bene è il segno di una personalità fuori dal comune. Perciò conoscere meglio la vita di Mario Volpato, le imprese che ha portato a termine per il bene della comunità, non è solo un meritevole esercizio di memoria ma una utile guida per il futuro. Come utilizzare risorse pubbliche con oculatezza in settori strategici per la vita dell’impresa e la competitività delle reti territoriali (così come Volpato seppe puntare sulla migliore organizzazione nel trasporto delle merci e sulla innovazione informatica) è un tema di vivace attualità.

Di Volpato si potrebbero dire molte cose, della sua dimensione pubblica, nel campo della ricerca scientifica, della vita universitaria, del ruolo profondamente innovativo di amministratore pubblico. Non dovremmo mai dimenticare però che uno dei fattori del successo da lui raggiunto in tutti questi campi è stata la sua straordinaria ricchezza umana: un animo buono, una capacità di entrare in sintonia con le altre persone, guardando alla sostanza delle cose.

Non deve perciò sorprendere l’appendice del libro dedicata alle ricette di cucina del Professore: anzi in quel ricettario del “vecio matto” c’è tutto Mario Volpato. Uomo grande, capace di tenere testa ai grandi del mondo, ma uomo attaccato alle gioie umili della vita: la propria famiglia, le proprie radici contadine, la buona cucina, i buoni prodotti della terra, conditi con un po’ di sapienza culinaria (anche qui il gusto della ricerca sperimentale…) e con la saggezza del buonumore.

Castelbaldo, 30 gennaio 2005

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