Auditorium e Castello, Padova città europea

Pubblicato il 8 gennaio 2006, da Dai giornali

Ripercorrendo le vicende storiche di Padova è agevole rilevare come quando politica urbanistica e politiche dei beni culturali si sono intrecciate ciò abbia segnato più in profondità il delicato tessuto, la trama identitaria della nostra città. Vi sono epoche che hanno affidato in eredità lasciti importanti, che oggi sono elementi costituitivi della nostra identità, così come periodi in cui si sono prodotte ferite lancinanti alla storia della città: lo sventramento del quartiere Santa Lucia per fare spazio ai fasti imperiali dell’attuale piazza Insurrezione, il tombinamento delle Riviere, i segni pesanti della modernità alle Porte Contarine e via dicendo. Cose che potevano sembrare ovvie e rispondenti allo spirito dei tempi spesso sono state percepite da generazioni successive di padovani come un atto di violenza, di sfregio all’identità urbana. Insomma più di altre politiche quelle del patrimonio culturale lasciano un segno che va oltre la contingenza, appartengono alla lunga durata, alla sedimentazione identitaria più profonda.

Padova ora ha di fronte a sé, anche per scelte coraggiose degli amministratori, alcune grandi opportunità che possono arricchirne in modo decisivo il ruolo di media città europea anche nel campo della cultura. Sono opportunità che per realizzarsi a pieno richiedono decisioni strategiche che non possono prescindere da un ampio coinvolgimento di tutta la classe politica padovana, dell’opinione pubblica, del mondo della cultura, degli opinion leaders: in questo ambito il consenso allargato è un elemento indispensabile per dare forza al progetto.

Almeno quattro questioni ci sembrano nodali e su esse vorremmo iniziare e sollecitare un confronto ampio e approfondito.

1) Un primo grande nodo è rappresentato dal Castello Carrarese. Innanzitutto è stata evitata la permuta voluta dal ministro Castelli che avrebbe comportato la consegna del bene a imprenditori poco interessati al valore storico-culturale e simbolico dello stesso. Lo si è ora, finalmente, restituito alla città dopo due secoli di trasformazione in carcere e dopo 15 anni di incredibile degrado, che ne ha messo a rischio l’integrità. Si sono recuperati 6,5 milioni di euro per i primi improcrastinabili lavori di restauro dei tetti e di bonifica ambientale; si tratta ora di ripensare ruolo e funzioni di un enorme spazio situato al centro della città. Una nuova piazza, un grande spazio espositivo di rilievo europeo, sede museale ma anche luogo per la sperimentazione, l’arte e il design contemporaneo, dotato di ristorante, libreria, caffetteria, negozi a connotazione culturale. Una grande fabbrica della cultura, che Padova non ha e che potrebbe avere nel volgere di pochi anni; lo spazio che manca a Padova per ritagliarsi uno spazio europeo tra le città di eccellenza. Va pensato sin d’ora un modello di gestione: un buon esempio è quello della Fondazione in partecipazione tra ministero e governi locali realizzata per l’Egizio di Torino.

2) L’Auditorium, o meglio la Cittadella della Musica, con la ricomposizione di funzione disperse, la sala concerti e il conservatorio. La scelta del luogo determinerà un forte ridisegno delle funzioni e delle relazioni tra l’area della Cittadella e la città stessa. Il primo passo, a nostro avviso, deve concernere la tipologia e le funzioni della struttura, e in base a questa si deve poi studiare e approntare il modello di gestione per evitare che si producano effetti di drenaggio sull’insieme delle risorse destinate al settore culturale. Quanto alla collocazione, noi si propendeva per Prato della Valle, nell’area dell’ex Foro Boario, anche perché ciò avrebbe permesso di dare una definitiva vocazione a quell’area, in sintonia con la grande intuizione di Andrea Memmo e di connotare la piazza con funzioni di eccellenza, che ne contrastassero il rischio di degrado sempre presente in un grande spazio aperto. Il Comune sta vagliando ora, come soluzione percorribile, l’area di piazzale Boschetti, con un progetto che prevede un Auditorium per la sola musica sinfonica, cameristica, eccetera. La decisione è veramente importante e merita un’adeguata ponderazione; va valutato quanto il vincolo sulle palazzine liberty di via Trieste possa condizionare il progetto e l’articolazione delle sue volumetrie, è da valutarsi poi attentamente l’impatto sull’area dei giardini, la compatibilità con la vicina Cappella degli Scrovegni e con il disegno di recupero dell’anello delle mura.

3) Per l’area dell’ex Macello, riconosciuto il merito di chi con coraggio l’ha sinora preservata, va pensata una funzione radicalmente innovativa. E’ uno spazio strategico, anche per come si innesta sul sistema delle mura. Una struttura per la quale si impone un forte concorso progettuale d’idee, e che per l’articolazione degli spazi si presta alla sperimentazione e alla creatività artistica giovanile. Un grande laboratorio culturale dove far convergere quanto si muove in città e non solo sul terreno dei nuovi linguaggi, delle nuove tecnologie, dei new media, dei nuovi codici espressivi.

4) Nell’ex Tribunale, San Gaetano, sono iniziati i lavori di restauro. Il progetto prevede di farne un centro vitale e polifunzionale, che ospita nel suo cuore la biblioteca cittadina. Il modello di riferimento a cui pensiamo è la Sala Borsa di Bologna. Ciò comporterà un ridisegno completo delle sue funzioni, a partire dall’ampliamento degli orari di apertura, iniziative promozionali, eccetera, in un quadro di dinamismo e di reale rispondenza alle esigenze dei cittadini, dai bambini agli anziani. Una simile macchina diventerà il volano economico dell’area di via Altinate. Ma anche qui bisogna pensare subito ai modelli di gestione.

Sono tutte questioni aperte, di assoluto rilievo per la nostra città. Decisioni il cui esito segnerà non solo la qualità dell’offerta culturale di Padova nei prossimi decenni, ma che produrranno effetti più profondi in termini di autorappresentazione, di identità appunto di Padova e della sua collocazione nel più grande spazio della circuitazione culturale europea. Siamo convinti che Castello, Auditorium, ex Macello e San Gaetano potranno essere se adeguatamente rifunzionalizzati e localizzati dei nuovi segni distintivi della città, motori di innovazione artistica ma anche di crescita economica, come dimostrano i dati sulle città europee che hanno saputo investire in cultura. Insomma grandi questioni sulle quali riteniamo sarebbe utile e proficuo aprire un confronto con tutta la comunità cittadina.

Andrea Colasio, Paolo Giaretta e Giuliano Pisani

Il Mattino di Padova, 8 gennaio 2006

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