Diritti dell’uomo e impresa

Pubblicato il 6 ottobre 2010, da Interventi al Consiglio d'Europa

Intervento all’Assemblea parlamentare del consiglio d’Europa Strasburgo 6 0ttobre 2010

La globalizzazione offre una grande opportunità per una più ampia applicazione dei diritti umani, con la crescita e l’estensione delle opportunità di lavoro, di crescita culturale, di crescita della ricchezza delle famiglie finora escluse dal processo di sviluppo.

Tuttavia essa pone con forza la necessità delle regole giuridiche anche sovranazionali entro cui si esplica l’attività economica ed una più matura considerazione, culturale e sociale prima che giuridica della responsabilità sociale d’impresa.

Si dice che oggi una impresa operante sul mercato globale può scegliere liberamente di avere la propria sede legale dove è maggiore la convenienza dal punto di vista fiscale, localizzare gli impianti produttivi dove sono più bassi i livelli dei salari e le tutele del lavoro e ambientali, collocare la sede direzionale dove possono esservi maggiori opportunità in termini di qualità della vita per il management.

E d’altra parte nei paesi più sviluppati l’introduzione di forme lavorative più flessibili, necessari all’efficienza della produzione ha certamente creato maggiore ricchezza e competitività delle loro economie ma ha indebolito le conquiste sociali del mondo del lavoro e resa molto più precaria la vita delle persone.

L’Europa ha conosciuto una fase di intenso sviluppo e crescita comunitaria muovendosi dentro le linee di una economia sociale di mercato, in cui vi è stato un equilibrio virtuoso tra la capacità di un mercato aperto e concorrenziale di generare ricchezza e la capacità dello Stato e del sistema delle autonomie locali di assicurare un contesto di stabilità sociale e di accesso ai beni fondamentali.

Occorre rivalutare in un contesto globalizzato quel percorso. E ciò comporta un cambiamento anche nel modo di intendere l’impresa. Lo ricorda con parole incisive il Papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica sociale. Uno dei rischi maggiori è che l’impresa risponda solamente alle esigenze di profitto a breve termine, facendo capo non più ad un nucleo stabile di proprietari ma dipende dalla necessità di ricorrere ad un mercato di capitali che esige rendimenti elevati ed immediati. La possibilità di ricorrere ad ampie delocalizzazioni attenua il senso di responsabilità dell’impresa nei confronti dei portatori di interessi locali, lavoratori, fornitori, comunità locali.

Occorre perciò recuperare un concetto del valore dell’impresa che nella sua gestione non tenga conto degli interessi dei soli proprietari, ma sia capace di farsi carico di tutti gli altri soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa ed alla sua capacità di produrre ricchezza, dai lavoratori, ai fornitori, ai clienti e adotti comportamenti orientati ad assicurare la sostenibilità dell’attività economica.

Il mercato per ben funzionare richiede un sistema di regole efficaci che massimizzi la capacità dell’impresa di generare ricchezza in modo duraturo. Richiede il rispetto di standard di onestà, affidabilità, lealtà, la cui mancanza ha una responsabilità non secondaria nella crisi finanziaria globale che abbiamo attraversato.

Appare perciò condivisibile il percorso che individuano le proposte di raccomandazione e risoluzione che sono alla nostra attenzione.

La costruzione di uno spazio giuridico sovranazionale per assicurare un più pieno rispetto dei diritti umani da parte delle grandi imprese globali è certamente da condividere.

Ad esso possiamo aggiungere la necessità di rafforzare l’attività delle organizzazione internazionali, in particolare l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e l’Organizzazione per il Commercio perché si costruiscano standard di rispetto dei diritti umani che impediscano fenomeni di dumping  sociale che generano concorrenza sleale, pur tenendo conto con idonee politiche di aiuti elle esigenze di crescita delle economie meno sviluppate e del benessere di quelle popolazioni.

E’ necessario anche penalizzare l’attività di speculazione finanziaria globale con l’introduzione di una specifica tassazione per i capitali speculativi, al fine di rendere più appetibile l’investimento stabile nelle imprese.

I risultati richiederanno un lungo periodo per essere apprezzati, ma occorre avere la lungimiranza di predisporre un sistema di regole, di valori etici, di comportamenti nelle elazioni tra gli stati che contribuiscano a sviluppare una economia che ha al centro il valore sociale dell’impresa e la sua capacità di generare ricchezza nel pieno rispetto dei diritti umani.

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