La situazione dell’economia internazionale: poca crescita e niente occupazione

Pubblicato il 6 ottobre 2010, da Interventi al Consiglio d'Europa

Intervento all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, 6 ottobre 2010

Una volta all’anno l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa tiene un dibattito sulla situazione economica internazionale sulla base di un intervento del Segretario Regionale dell’OCSE (organizzazione  della cooperazione e dello sviluppo economico). Quest’anno il Segretario Generale ha detto cose importanti: che purtroppo la crescita è inferiore a quella prevista (già pessimistica) e che la situazione occupazionale resterà molto pesante anche a ripresa avviata. E ha suggerito le parole che potrebbero guidare la ripresa: istruzione, ricerca, innovazione, concorrenza, flessibilità, economia verde. Il contrario di ciò che ha fatto il nostro Governo

La risposta dei paesi più sviluppati alla grande crisi che ha coinvolto l’economia mondiale è stata la ricerca di una maggiore cooperazione. Il nuovo direttorio dell’economia mondiale diventa il G20, riconoscendo la forte redistribuzione di potere economico che si è verificata negli ultimi 15 anni.

Oggi il G20 rappresenta circa l’85% della produzione mondiale e soprattutto è la sede più adatta per affrontare i problemi posti da una crisi che ha la sua più rilevante componente strutturale negli squilibri commerciali che si sono realizzati.

Per un lungo periodo gli Stati Uniti hanno garantito un rilevante effetto positivo di sostegno alla domanda globale, sostenendo un pesante deficit commerciale attraverso la possibilità di ottenere credito a basso costo dai paesi emergenti. Uno squilibrio non più sostenibile in ragione dell’enorme debito accumulato nell’ultimo decennio da famiglie, imprese e stato.

Il G 20 a Pittsburgh ha compiuto un passo in avanti pronunciandosi a favore di meccanismi di sorveglianza reciproca delle politiche monetarie, valutarie e fiscali con l’assistenza del Fondo Monetario Internazionale e delle altre istituzioni finanziarie in modo da favorire processi di aggiustamento virtuosi e compatibili a livello di sistema internazionale.

Tuttavia già la prima verifica al successivo vertice del G20 a Toronto ha messo in luce la difficoltà di procedere con concrete iniziative politiche.

La difficoltà ha riguardato la ricerca di un punto di equilibrio tra politiche di rapido rientro degli squilibri finanziari, con il rischio di interrompere una ripresa ancora molto fragile e politiche più espansive a sostegno della domanda interna che si scontrano con la difficile situazione dei debiti sovrani di molti paesi e possono porre interrogativi sulla loro sostenibilità.

In sostanza regole finanziarie più stringenti rendono più caro il costo del denaro e quindi meno accelerato lo sviluppo ma danno un orizzonte di maggiore stabilità. Una crescita più rapida sostenuta da una finanza meno regolata espone il sistema ancora instabile al ripetersi di crisi finanziarie con gravi conseguenze.

Occorre poi tenere conto che al di là degli impegni assunti a Toronto la Commissione Europea ha adottato un pacchetto di misure che contengono una importante riforma del Patto di Stabilità e della governance economica dei paesi dell’Euro. Sono tuttavia previsti impegni stringenti per un rapido rientro del debito, con sanzioni molto consistenti per i paesi che non ottemperassero agli impegni, con evidenti rischi recessivi.

La strada appare comunque obbligata:

le difficoltà si superano solo incrementando e rafforzando la cooperazione internazionale, anche completando la riforma delle istituzioni finanziarie a cominciare dal Fondo Monetario Internazionale;

il tema dell’occupazione deve restare al centro delle preoccupazioni dei governi, perché nei paesi occidentali vi è il forte rischio di una ripresa senza occupazione ed è necessario anche estendere il livello minimo dei diritti umani in materia di lavoro ai paesi che hanno assunto importanti ritmi di sviluppo, per il rispetto di standard sociali e ambientali;

occorre combattere i movimenti puramente speculativi di capitali attraverso l’introduzione di una Financial Transaction Tax che contribuisca a evitare gli investimenti speculativi di breve termine che hanno contribuito a un enorme distruzione di ricchezza e squilibrato il sistema di finanziamento delle attività produttive.

In questo quadro l’OCSE conserva un importante ruolo, sia offrendo un quadro conoscitivo in profondità sull’economia globale, sia contribuendo alla costruzione di un appropriato quadro giuridico, come è  avvenuto recentemente con le modifiche alla Convenzione in materia fiscale.

Con queste motivazioni il Gruppo dell’ALDE ringrazia il Segretario Generale Angel Gurria per l’importante contributo dato al nostro dibattito e condivide le proposte avanzate dall’eccellente relatore.

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