Tanti debiti, pochi diritti

Pubblicato il 12 aprile 2011, da Interventi al Consiglio d'Europa

Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa, 11 aprile 2011

L’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha tenuto un dibattito sulle conseguenze dell’indebitamento eccessivo degli stati sui diritti umani. Ormai sono molte le angolazioni con cui questa assemblea ha affrontato il tema della crisi economica internazionale conseguente agli eccessi della finanza speculativa. Potremmo anche dire “quante chiacchiere” tenendo conto che in realtà il Consiglio d’Europa non ha competenze specifiche sul tema ed il tutto si traduce in raccomandazioni ai governi, che tuttavia hanno altre sedi sovranazionali in cui trattare questi problemi. Però emerge comunque un dato interessante: proprio perchè non ci sono comèpetenze specifiche lòe analisi sono più libere ed anche più convergenti. Non esiste cioè destra e sinistra ma pressochè tutti convengono sulle conseguenze di un eccesso di speculazione a breve termine, di mancanza di regole adeguate dei mercati internazionali, su un eccesso di avidità, ecc. Bisognerebbe poi che nelle sedi adeguate si predisponessero gli strumenti per porre rimedio ai guasti dell’illusione che un liberismo sfrenato fosse la ricetta giusta.

Sono intervenuto in dichiarazione di voto a nome del gruppo parlmentare dell’ALDE.

 

Non c’è dubbio che l’utilizzo da parte degli stati di un eccesso di indebitamento può compromettere il rispetto di diritti umani fondamentali. E’ il segno di una grave disuguaglianza intergenerazionale. La generazione presente si appropria di risorse delle generazioni future, mettendo appunto in discussione la sostenibilità di politiche per garantire il rispetto di diritti umani ad esempio in materia di istruzione e sanità. Vale lo stesso ragionamento della sostenibilità ambientale: la generazione presente si appropria di risorse non riproducibili che dovrebbero essere a disposizione delle generazioni future. Non paghiamo un prezzo adeguato per i beni che possono essere consumati e deprediamo quelli non riproducibili.

Naturalmente dobbiamo osservare che vi è anche per gli stati un debito buono ed uno cattivo. Quello cattivo è il debito che si assume per garantire livelli di spesa presenti a danno appunto delle generazioni future che dovranno sostenere un elevato onere non per avere servizi ma per pagare il peso del debito in termini di capitale ed interessi. C’è però un debito buono. Quello che viene assunto nel rispetto di una sostenibilità finanziaria per assicurare una più elevata formazione della ricchezza futura, aumentando l’efficienza della produzione, la sostenibilità ambientale, l’eliminazione di diseconomie esterne, infrastrutturazione competitiva, ecc. In questo caso il debito è segno di un positivo coraggio nell’affrontare le sfide del futuro: ci assumiamo un peso oggi per restituire un mondo migliore nel futuro.

Dobbiamo poi considerare come è stato messo in luce dal nostro relatore che diverse sono le ragioni di una crisi finanziaria degli stati. In alcuni casi vi è stata una assoluta mancanza di trasparenza: il debito apparente era molto inferiore a quello reale. In modo prevalente però il sovraindebitamento ha avuto ragione in storture nella distribuzione della ricchezza. In sostanza: paesi più poveri ma a bassi consumi ed elevato risparmio hanno finanziato il sovraconsumo dei paesi più ricchi, politiche inique di distribuzione della ricchezza hanno offerto alle classi più povere più accesso all’indebitamento piuttosto che accesso ad una più equa ridistribuzione dei redditi prodotti. A carico delle finanze pubbliche sono rimasti ingentissimi oneri di risanamento finanziario di settori bancari travolti dall’avidità di un elevato profitto speculativo, oltre ogni regola di prudenza. Come ha osservato Ulrik Beck rischiamo di creare un sistema che da origine al ritorno di un socialismo di stato per i più ricchi ed ad uno sfrenato liberismo per i più poveri: ai più poveri il rischio ed ai più ricchi la certezza che non saranno loro a pagare i propri errori.

Come si può rimediare? Lavorando lungo almeno 3 direttrici.

Una nuova architettura del sistema finanziario internazionale, con regole più incisive e più rispettate a tutela del risparmio e della gestione della finanza pubblica e della sostenibilità dei debiti sovrani. Gli accordi assunti dai paesi dell’area euro indicano un prima strada.

Una azione attenta e generalizzata per una riqualificazione della spesa pubblica, sia in direzione di una sua maggiore efficienza (produrre più servizi con minori risorse) sia con una maggiore valutazione delle necessarie priorità: evitare che tutto il costo dei tagli della spesa gravi sui nuovi bisogni sociali non tutelati: in particolare le giovani generazioni.

Infine indirizzare il risparmio privato, che è presente con dimensioni cospicue( si calcola il risparmio mondiale in 15 trillioni di euro all’anno) non in direzione di impieghi speculativi di breve periodo ma in direzione del finanziamento di buoni investimenti per incrementare una crescita sostenibile e l’accesso ai beni comuni fondamentali. Si possono scoraggiare le destinazioni speculative di breve periodo attraverso l’introduzione di una tassa sulle speculazioni finanziarie e l’utilizzo scorretto delle risorse ambientali. Si può incoraggiare la destinazione del risparmio ad investimenti produttivi di buona ricchezza attraverso l’emissione di bond garantiti da autorità sovranazionali, a livello dell’Unione Europea o di Banca Mondiale e Fondo monetario Internazionale. Si può operare positivamente. Bisogna avere il coraggio di una azione lungimirante.

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