Tobin tax: meno speculazione più sviluppo

Pubblicato il 6 ottobre 2011, da Interventi al Consiglio d'Europa

Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa – Intervento per la discusssione sul rapporto annuale sull’attività dell’OCSE – 5 ottobre 2011

Come si vede  i tempi parlamentari europei sono diversi di quelli italiani. Tre minuti per commentare la situazione economica internazionale alla luce degli studi dell’OCSE, l’organismo sovranazionale che compie quest’anno 50 anni. Ne ho approfittato per sottolineare come l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie consentirebbe di mettere un freno agli eccessi speculativi e sostenere politiche per lo sviluppo.

Il traguardo così importante dei 50 anni di vita dell’OCSE ci ricorda la lungimiranza con cui furono creati importanti strumenti di cooperazione sopranazionale. La grande crisi finanziaria iniziata nel 2008 e non ancora conclusa ha dimensioni ed intensità paragonabili alla grande crisi depressiva degli anni ’20 del secolo scorso. Allora la politica seppe predisporre delle risposte sull’onda di nuove impostazioni derivanti dalle idee di Keynes, dalle riforme promosse da Roosvelt negli USA fino al quadro degli accordi di Bretton Woods.  Quegli accordi sono stati messi in discussione con l’affermarsi di una finanza globalizzata che ha portato a uno sviluppo dell’economia globale molto importante. Ha tuttavia riaperto un periodo di grande instabilità, alimentando bolle speculative e crisi finanziarie che ormai dalla fine degli anni ’80 si presentano con cadenza ravvicinata.

Le conseguenze sono state messe in evidenza dall’ottimo rapporto della signora Birutè Vesaitè. Rallenta la crescita dei paese dell’area occidentale, talora con drammatiche cadute del PIL. Cresce in modo drammatico la disoccupazione, con decine di milioni di persone senza prospettiva di poter accedere ad un lavoro e dove il lavoro c’è ha un elevato tasso di precarietà ed un contenuto economico modesto. Le finanze pubbliche sono tutte sotto stress per gli interventi resi necessari dai fallimenti della finanza privata e dalla cadute delle entrate derivanti dalla minore crescita.

L’OCSE ha in questo periodo di crisi prodotto importanti studi che hanno dato un contributo significativo di conoscenza e di proposte. Voglio qui ricordare le proposte sull’economia verde per sostenere lo sviluppo, i suggerimenti per nuove regole per la finanza contro l’azzardo morale, gli studi sulla crescita delle disuguaglianze e su nuovi indicatori del benessere.

Le riunioni del G20 si sono succedute discutendo molto, deliberando poco ed attuando ancor meno. E’ necessario invece intervenire rapidamente. Misure di risanamento dei bilanci pubblici con riduzioni imponenti della spesa adottate contemporaneamente da tutti i paesi dell’area OCSE hanno conseguenze recessive molto gravi.

Tra le proposte formulate per evitare questo effetto ricordo l’idea della costituzione di un Fondo speciale in cui collocare l’incremento del debito dovuto alla crisi finanziaria. Il servizio del debito sarebbe finanziato attraverso una imposta sulle transazioni finanziarie che ne garantirebbe la solvibilità e l’autonomia dai bilanci pubblici degli Stati. Si garantirebbe la sostenibilità del debito senza reprimere eccessivamente i bilanci pubblici, prevedendo un onere a carico del settore finanziario evitando di scaricare i costi dell’aggiustamento del debito sui contribuenti comuni e sui sistemi di welfare. La tassa sulle transazioni finanziarie avrebbe anche come è noto un effetto dissuasivo dei movimenti di capitali speculativi a brevissimo termine.

Ora la Commissione Europea sì è orientata favorevolmente. L’adozione da parte di tutti i paesi del G20 darebbe un importante contributo alla gestione di questa difficile fase. E’ il momento di agire con lungimiranza e decisione.

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