Debiti della pubblica amministrazione: occorre agire

Pubblicato il 11 aprile 2012, da Interventi al Senato

dibattito sulle mozioni sui ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, intervento in aula, 11 aprile 2012

Signor Presidente, signor Sottosegretario, le mozioni che sono state presentate, anche quella presentata dal Partito Democratico, danno conto degli orientamenti che vorremmo qui esprimere al Governo su un tema che ha assunto un peso considerevole e che non può essere ignorato anche per la drammaticità di alcuni episodi, in cui imprenditori si sono tolti la vita proprio in ragione di ritardi di pagamento e quasi sempre di ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione: quindi, crisi aziendali non derivanti (o perlomeno non prevalentemente) da errori nella conduzione dell’azienda e da difficoltà specifiche, ma da una generale situazione di prestazioni fornite alla pubblica amministrazione rispetto alle quali non c’è stato un corrispettivo.

Questo è uno dei tanti elementi di distorsione che caratterizza il sistema Italia: ritardati pagamenti significa naturalmente accrescere in modo esponenziale oneri finanziari a carico delle imprese. Sappiamo che, in modo particolare nel settore della sanità, da parte della pubblica amministrazione ci sono ritardi di pagamenti che arrivano fino a 600 giorni: è un termine che naturalmente non ha alcun paragone a livello europeo. A volte i giornali fanno inchieste anche sul perché di costi così differenziati nel nostro sistema sanitario: certamente spesso c’è cattiva gestione, ci sono procedure di selezione di fornitori inadeguate, ma in qualche occasione rileva anche questa enorme differenza. Per un’impresa ad essere pagata a 60 o a 600 giorni non è esattamente la stessa cosa. Naturalmente questi ritardi nei pagamenti portano ad una distorsione nelle procedure di selezione dei fornitori che devono incorporare nel costo del servizio o del prodotto l’atteso presunto onere finanziario. Questi sono tutti elementi che non solo gravano sulle spalle del sistema produttivo degli oneri impropri, ma creano una distorsione interna tra grandi aziende in grado di avere una maggiore robustezza finanziaria e piccole aziende che non ce l’hanno, tra grandi aziende che naturalmente nel settore privato impongono condizioni vessatorie ai loro fornitori e imprese di minori dimensioni, anche se per il settore privato sono state introdotte delle normative.

Sappiamo che la stima di questa cifra, sostanzialmente di questo debito sommerso, è veramente cospicua: quelle più prudenti parlano di 70 miliardi di euro, quindi una somma veramente rilevante. Sappiamo anche quali sono i motivi che rendono difficile tale situazione, su cui in modo particolare il Partito Democratico si è misurato con diverse proposte formulate nel corso di tutti i provvedimenti economici di questa legislatura. La difficoltà sostanziale sappiamo sta nel far emergere questo debito, che è sostanzialmente sommerso e la cui emersione anche solo dal punto vista di una certificazione comporterebbe un immediato aggravio della cifra corrispondente sul conteggio del nostro debito pubblico.

Le difficoltà sono dunque comprensibili però il tema richiede di essere in ogni caso affrontato e nella nostra mozione diamo alcune indicazioni. Ricordo che il Governo si è attivato positivamente; nel decreto liberalizzazioni c’è stato un primo stanziamento di 5,7 miliardi di euro, prevedendo in parte un pagamento attraverso titoli di Stato. È una cifra certamente insufficiente ma significativa. Giustamente è stata collocata nel decreto liberalizzazioni perché, come dicevo prima, certamente questo debito sommerso e il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione sono elementi di forte distorsione nel mercato delle forniture.

Con il provvedimento fiscale è stato anche previsto che una parte di questa somma sia al servizio specifico dei debiti delle amministrazioni locali. Anche questo è un passo in avanti importante ma, sotto questo profilo, è essenziale che il Governo prenda in carico anche un esame della situazione del Patto di stabilità, specialmente per i pagamenti dei lavori pubblici, cioè di investimenti che gli enti locali sarebbero in grado di fare, o hanno già fatto, e che pur avendo disponibilità finanziarie non possono realizzare o non riescono a pagare i fornitori appunto per i vincoli così rigidi del Patto di stabilità.

Sempre nell’ultimo provvedimento fiscale che abbiamo approvato è stata inserita una norma su proposta dei relatori che, prevedendo una dichiarazione pro solvendo, dovrebbe consentire un rapporto con le banche tale da riaprire almeno in parte, anche se con oneri a carico delle imprese, il circuito positivo di un’anticipazione che viene data alle aziende a fronte di debiti della pubblica amministrazione. Probabilmente bisognerebbe anche immaginare uno strumento specifico, una sorta di fondo straordinario di intervento simile a quelli che ci sono per le imprese con i fondi antiusura. Si tratta di situazioni drammatiche di singole imprese; ricordo sempre questi eventi drammatici dei suicidi, che spesso hanno dimensioni modeste dal punto di vista della finanza pubblica ma che sono tali da distruggere un progetto di impresa. In collaborazione con le Regioni e con i consorzi fidi si potrebbe forse mettere a punto degli strumenti adeguati di intervento in queste particolarissime situazioni.

Dunque, qualcosa è stato fatto ma molto resta da fare. L’indirizzo che cerchiamo di esprimere al Governo con la nostra mozione è di continuare sulla strada di trasformare le intenzioni in provvedimenti concreti che consentano al sistema delle nostre imprese il respiro necessario per affrontare una crisi congiunturale così difficile.

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