Il coraggio delle riforme ci vuole sempre

Pubblicato il 12 settembre 2012, da Interventi al Senato

Aula del Senato, 12 settembre 2012

Il tema della liberalizzazione di settori a scarsa concorrenza è un tema che ritorna nel dibattito pubblico. Sempre difficile da affrontare, perchè significa comunque affrontare intereressi consolidati che vengono subito colpiti, mentre gli effetti positivi si vedono nel tempo, e quindi mentre è certa la mobilitazione immediata degli interessi colpiti, può essere scarso il consenso immediato da parte di chi potrà averne dei vantaggi. E’ il tema che si è posto con il disegno di legge sulla normativa dei porti cher lascia ancora in una situazione di scarsa concorrenza una parte dei servizi portuali decisivi per la competitività complessiva del sistema portuale italiano, i cosiddetti servizi tecnico nautici che comprendono attività essenziali nel sistema portuale (pilotaggio, ormeggio, rimorchio, ecc.). Sono intervenuto per proporre una soluzione un po’ più coraggiosa, anche perchè non può il decisionismo riformista applicarsi solo nei confronti della parte più debole del paese…

 

Signora Presidente, su questo emendamento, se non sbaglio, la 5a Commissione permanente ha espresso parere contrario ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. Nel merito di questa decisione mi piacerebbe argomentare (ma non è questa la sede), perché sono convinto invece che l’applicazione integrale di questa disposizione normativa porterebbe vantaggi per il pubblico erario, introducendo un sistema di maggiore concorrenza, di sviluppo dei traffici portuali e quindi di maggiori introiti per lo Stato. Preferisco tuttavia ritirarlo, esponendo le motivazioni che avevano portato alla redazione di questo emendamento.

Non c’è dubbio che il sistema portuale italiano, com’è stato ricordato, ha dei problemi che dipendono da molti fattori, a partire dalla limitatezza della dotazione infrastrutturale, dal fatto che le dimensioni troppo modeste rendono più difficile sostenere la concorrenza internazionale, dalla mancata integrazione dell’intero sistema della logistica, ecc. Fattori che richiedono politiche da svilupparsi con continuità ed anche risorse finanziarie.

Non c’è dubbio però che una parte della problematica del sistema portuale italiano deriva ancora da una insufficiente concorrenza interna che possa agire positivamente sulla struttura dei costi.

La legge n. 84 del 1994 ha liberalizzato in modo consistente la parte terra dei porti: ciò che si fa sulle banchine è profondamente diverso da quello che si faceva prima dell’avvento della legge e dovremmo pensare che i porti italiani sarebbero semplicemente scomparsi se non ci fosse stata quella capacità di rompere una situazione consolidata che portava ad una struttura dei costi dei porti italiani completamente fuori mercato.

Le nuove previsioni del disegno di legge, sostenute da un largo schieramento parlamentare, permettono di fare ulteriori passi in avanti importanti, però non affrontano una questione centrale: tutta la parte dei cosiddetti servizi tecnico‑nautici, cioè la parte mare dell’organizzazione dei porti, resta affidata a meccanismi scarsamente o per niente concorrenziali. E guardate che questa è una componente importante dell’attività portuale. Non so se per gli altri porti è lo stesso, ma nel porto di Venezia, che è quello che conosco meglio, è una parte che porta circa il 30 per cento dei costi che deve sostenere un operatore. Noi invece stabiliamo che per questa parte del 30 per cento dei costi la concorrenza continua a non agire, cioè continuiamo ad agire con un sistema di tariffazione ancora legato al livello dei costi storici. In sostanza, se sono inefficiente, la parte pubblica mi riconosce questa inefficienza e paga a pié di lista. Non si introduce ciò che si è introdotto in tutto il resto del sistema delle concessioni pubbliche, cioè il sistema del price cap. L’emendamento tendeva ad affermare l’idea che anche questa parte va esposta alla concorrenza.

Sorge una domanda. È vero, il testo così com’è registra anche un’intesa tra le varie componenti del sistema portuale e dei vari interessi che si muovono ed il Parlamento ha lavorato attorno a quersta convergenza. In questo caso è stata applicata la concertazione. E allora mi rivolgo al Governo che ha sostenuto alcuni limiti dell’esperienza di concertazione e sostiene, con il nostro appoggio, la necessità di aumentare il sistema della concorrenza e della liberalizzazione dei settori chiusi dell’economia. Qui c’è ancora un lavoro da fare. Facciamo un passo in avanti. Mi piacerebbe che nel nostro progetto Italia anche il Governo affrontasse con più coraggio questa questione. Se con le parti sociali avessimo adottato gli stessi criteri in materia pensionistica e in materia del lavoro non avremmo varato le riforme che abbiamo fatto. Penso che anche in questo caso si possa agire con più coraggio. Lo lascio come tema, ma ritiro l’emendamento.

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