Et voila la France

Pubblicato il 23 ottobre 2012, da Dai giornali

Qdr n. 81, 23 ottobre 2012

Basta Monti, si dice dalla parte dei giovani turchi, deve tornare in campo la politica. Basta Monti, si dice nel campo di Matteo, l’incendio è spento ed i pompieri non servono più. Bene, a parte che la politica (e buona politica) è stata alla base della nascita e dell’esistenza del Governo Monti e che di incendi in giro ce ne sono ancora purtroppo parecchi, e quelli che sono stati spenti sono pronti a rinfocolarsi.

E’ però giusta l’ambizione di fare meglio di Monti, per chi ne sarà capace. Per prepararsi però conviene guardarsi attorno. Vedere ad esempio cosa sta combinando in Francia il compagno Hollande (sogno proibito dei molti che votavano i provvedimenti Monti soffrendo intimamente).

Clima d’opinione anche lì difficile, nonostante la vittoria della sinistra. Titola un giornale non ostile come “Le Monde” il 5 ottobre: “la grande depressione conquista i francesi” e spiega “L’elezione di Hollande non è servita a niente, il morale dei francesi è profondamente abbattuto…mai un presidente aveva dovuto affrontare una situazione simile così presto”. Manca la fiducia che il Governo socialista appena eletto riesca a dominare la disoccupazione e la situazione economica.

Arnaud Montebourg, Ministro dell’Industria (anzi del risanamento produttivo, con la fantasia che usano i francesi nella definizione degli incarichi) viene duramente contestato dagli operai del settore automobilistico all’inaugurazione del Salone dell’Auto di Parigi. Anche in Francia dove non c’è Marchionne l’industria automobilistica è in crisi. Il Ministro parla di dossier all’attenzione del Governo, di volontà di rinegoziare i piani produttivi con le multinazionali, di difendere l’occupazione, ma siamo più o meno ai nostri vari decreti sviluppo: soldi pochi, difficoltà tante.

E la riforma fiscale? Doveva essere il segno del cambio di passo in direzione dell’equità, con la proposta della superpatrimoniale per i grandi patrimoni. Dai simboli alla realtà, purtroppo come titola Le Monde il 2 ottobre “tout le mond va payer”. Tutti devono pagare. E paga in particolare il ceto medio: una coppia con 1 figlio a partire dai 22.000 euro di reddito paga tra il 4 ed il 10% in più, tenendo conto del peggioramento del quoziente familiare; la supertassa del 75% è simbolicamente accattivante, ma riguarda 1.500 persone, se non se ne andranno in Belgio come molti hanno dichiarato; la proposta della supertassa del 60% sulle plusvalenze in caso di vendita delle aziende sarà ritirata, di fronte alla dimostrazione che in effetti sarebbe un fortissimo ostacolo alla crescita aziendale, ai passaggi di proprietà per assicurare la continuità aziendale, alla vitalità delle start up. Per dire che si può cercare di essere equi nell’imposizione fiscale (e la proposta del Governo francese lo è) ma purtroppo se si deve ricorrere ad un gettito ingente bisogna colpire i grandi numeri.

Infine l’approvazione del fiscal compact. L’illusione che la vittoria di Hollande significasse una diversa agenda europea è presto caduta. Chi anche nel PD accusava i montiani italiani di eccesso di zelo e invitava a imparare dai socialisti francesi dovranno ricredersi. “Les nonistes” (il fronte del no anche all’interno dei socialisti) sono stati sconfitti e il Primo Ministro Ayroud ha spiegato bene il significato del trattato e la possibilità di usarlo per rafforzare la governance europea e fare ulteriori passi in avanti sull’integrazione. E in ogni caso ha ricordato Ayroud: “Non è il trattato che c’impone il riequilibrio dei conti pubblici, ma la volontà di non lasciarci indicare le nostre politiche dai mercati finanziari e di ritrovare dei margini di manovra. Non è accettabile che il primo capitolo del bilancio dello Stato sia il rimborso degli interessi sul debito”.

Prepariamoci a vincere, ma per vincere non illudiamo gli elettori di poter fare cose impossibili. Che neppure Hollande, in Francia, riesce a fare, con un forte mandato popolare e con una situazione di finanza pubblica migliore di quella italiana sotto il profilo del peso del debito.

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