Contro la pena di morte

Pubblicato il 10 dicembre 2012, da Relazioni

Saluto alla Giornata Internazionale dei diritti Umani, Università di Padova, 10 dicembre 2012

Sono molto onorato di portare a questo incontro il saluto del Senato della Repubblica ed in particolare del Presidente della Commissione speciale per i diritti umani sen. Pietro Marcenaro, impegnato a Roma per una analoga iniziativa. La costituzione della Commissione Speciale ha consentito un notevole passo avanti nella sensibilizzazione parlamentare in materia di diritti umani, con una crescita di dibattiti, audizioni, prese di posizioni, presentazioni di disegni di legge in materia. Può essere la premessa necessaria per giungere alla costituzione anche in Italia di una autorità indipendente per la tutela dei diritti umani.

E’ importante continuare a celebrare solennemente l’anniversario di quel 10 dicembre 1948, quando fu approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, con quarantotto voti favorevoli ed otto astensioni. Mi piace ricordare che quel risultato così significativo, in un contesto già pesantemente segnato dalle asprezze della guerra fredda, fu reso possibile per il lavoro tenace e competente di una donna intrepida e ostinata, alla cui abilità diplomatica si deve in gran parte il risultato: Eleanor Roosevelt. Nel suo lavoro certo fu ispirata dal famoso discorso delle quattro essenziali libertà umane del Presidente Roosevelt: libertà di parola ed espressione, libertà di pregare Dio, libertà dal bisogno, libertà dalla paura.

Quest’anno la celebrazione viene collegata ad una giusta battaglia di libertà e di tutela dei diritti umani: la battaglia contro la pena di morte, la disgustosa macelleria secondo la nota definizione di Albert Camus.

Parole come impiccagione, lapidazione, fucilazione, camera a gas, iniezione letale vorremmo fossero parole del passato, di una storia superata dall’avanzamento della civiltà umana. Sono purtroppo parole del presente. Ancora nell’ultimo anno si sono avute almeno 5.000 pene capitali. Cina ed Iran guidano questa deplorevole classifica, ma in essa compaiono purtroppo democrazie mature come USA e Giappone. L’orrore si aggiunge ad orrore se constatiamo l’abitudine in Iran di giustiziare (parola quanto mai inappropriata, perché ci sembra che nulla abbia a che fare con la giustizia) anche minori, ed oltre 150 minori risultano essere in quel paese nel “braccio della morte”.

Il disprezzo della vita umana, l’idea, che non trova alcun fondamento scientifico, che lo Stato abbia il diritto di appropriarsi della vita di un cittadino per rendere più sicura quella degli altri, favorisce naturalmente la distrazione generale sul tema dei diritti umani: pensiamo ai due esempi tragici della tratta d egli esseri umani o dell’uso del prelievo di organi da soggetti non consenzienti, naturalmente più deboli.

Certamente si sono fatti in questi anni importanti passi in avanti. Voglio ricordare da componente l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa il ruolo pioneristico svolto da questa benemerita istituzione per il progresso dei diritti umani. E’ del 1983 l’approvazione del protocollo 6 che proibiva la pena di morte in tempo di pace e del 2002 l’approvazione del protocollo 13 che ha previsto l’abolizione della pena di morte in ogni circostanza. Ha onorato l’Italia l’iniziativa assunta per la moratoria delle esecuzioni in vista di una loro eliminazione che ha visto il pieno successo con l’approvazione da parte dell’Assemblea generale dell’ONU della risoluzione 62/149 nel dicembre 2007, con 104 voti a favore, 29 astensioni e 54 contrari. Un’altra risoluzione dovrebbe essere approvata nelle prossime settimane, dopo l’adozione da parte III comitato dell’Assemblea generale dell’ONU.

Come ha ricordato nei giorni scorsi a Roma, in occasione della decima edizione dell’iniziativa “Cities for life”, Robert Badinter, ex ministro della Giustizia francese con Mitterand, che riuscì nel 1981 a far approvare il disegno di legge per l’abolizione della ghigliottina: “Quando la Francia abolì la pena capitale eravamo il 37° paese a farlo, ora sono 155 i paesi che hanno abolito o si sono impegnati a sospendere la pena di morte.

Un cammino importante perciò è stato compiuto, ma è una battaglia da continuare, per una evidente inconciliabilità tra il permanere della pena di morte ed un pieno sviluppo di una civiltà dei diritti umani.

Ed è significativo che in questa giornata possiamo celebrare un anniversario così bello come quello del trentesimo dalla nascita a Padova del Centro dei Diritti della Persona e dei Popoli. Con questa specificazione profonda che lega il diritto individuale alla capacità di rapportarsi alla pienezza della persona umana nella sua dimensione collettiva di essere popolo.

E’ motivo d’orgoglio per me, come cittadino padovano, come ex Sindaco della città, ora come parlamentare impegnato anche nella dimensione internazionale, vedere legato il nome della città ad una istituzione così prestigiosa, che ha saputo legare la “patavina libertas” alla declinazione nel mondo di un sistema di diritti universali. Con una infaticabile iniziativa di costruzione di un sistema di relazioni, di elaborazione scientifica, di predisposizione di un diritto dei popoli, di sollecitazione alle istituzioni, il Centro è stato veramente un motore di civiltà, un punto nodale nel mondo per la crescita di un sapere interdisciplinare dei diritti umani.

La gratitudine piena va quindi al prof. Antonio Papisca che ha saputo immaginare e realizzare un’ impresa così ardua e ricca di positive conseguenze ed al prof. Marco Mascia che ne continua l’opera con eguale determinazione. Viviamo momenti difficili anche nel nostro paese, ma quest’aula gremita di giovani di ogni parte del mondo, che a Padova si impegnano assimilando i valori più pieni e profondi per una libera convivenza dei popoli ci rende ottimisti: ci sono le energie perché il mondo migliori.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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