L’umanità dolente della Siria

Pubblicato il 4 settembre 2013, da Nel Mondo

L’unica cosa buona è che il PD in questa situazione non deve fare niente. Non c’è mediazione o compromesso possibile. Il ricatto è irricevibile. Occorre solo spiegarlo bene all’opinione pubblica se veramente B. staccasse la spina al Governo. Volendo scherzare su cose serie verrebbe da dire: ma perché B. ci tiene tanto ad essere senatore. Su 1204 votazioni è stato presente ad una sola! Se è per questo ce ne sono altri tre nella stessa situazione: il suo avvocato Ghedini, una delle sue pasionarie Rossi e quel fior di galantuomo del sen. Verdini. Stipendi rubati.

Piuttosto è veramente drammatica la crisi siriana. Con l’eterno dilemma che si ripresenta: cosa fare di fronte a palesi violazioni dei diritti umani. Rispondere con operazioni di “polizia” internazionale o far finta di non vedere?

Perché il dramma umanitario è di tutta evidenza. 2 milioni di profughi usciti dai confini siriani. Con paesi come la Giordania stremati da un accoglienza impossibile. Noi che ci spaventiamo per qualche migliaio che arrivano dal mediterraneo cosa faremmo se dovessimo ospitarne due milioni? A questi si aggiungono altri 4 milioni di profughi all’interno della Siria. 2 milioni di bambini, quasi la metà, hanno abbandonato la scuola. Migliaia di morti, decine di migliaia di feriti, la crudeltà senza fine. L’uso di armi terribili contro la popolazione civile, come i gas.

Il mondo anche in questo caso disarmato.

Dovrebbe intervenire l’ONU, ma l’ONU è bloccato dalla sua mancata riforma. Il persistere di un diritto di veto in testa alle ex grandi potenze che lo usano secondo le proprie convenienze geostrategiche. In questo caso la Russia. Troppo importante il regime di Assad, che garantisce alla Russia un affaccio diretto sul mediterraneo per la sua flotta militare.

C’è la palese violazione di elementari principi di tutela della popolazione civile da parte del regime di Assad, con il bombardamento con gas. Non diversamente si comportano sull’altro fronte, con estremisti terroristi che si mimetizzano nelle file degli oppositori. Si può far finta di non vedere? Epperò morire sotto una bomba o asfissiati dal gas non è molto diverso. E mentre le milizie si scontrano chi cercando la libertà, chi cercando il potere per la propria fazione, c’è la gente senza potere che paga per tutti: orfani, mutilati, famiglie distrutte beni frutti dei risparmi di una vita dilapidati, la tragedia dell’esodo senza nulla, neppure qualche vestito.

Abbiamo il paradosso di un premio Nobel per la pace (anche i giurati del premio si lasciano trascinare da premature correnti emotive) che è costretto ad alzare la voce con la forza delle armi. Ma lo deve fare da solo, di fatto al di fuori di una legalità internazionale. Mai gli Stati Uniti sono stati così isolati. E’ l’altro paradosso. L’eredità della teoria dell’impero del Male e del gendarme del Mondo di Bush figlio e dei suoi strateghi lascia sul campo i problemi irrisolti e una solitudine degli Stati Uniti. Tanto che Obama si trova costretto ad intervenire più per dimostrare che gli USA sono una grande potenza a cui non si può mancare di rispetto più che per la convinzione che l’intervento serva a qualcosa.siria

Dalla contrapposizione della guerra fredda al mondo del grande controllo imperiale degli USA sognato da Bush. Due modelli sbagliati, a cui purtroppo non si sta sostituendo un modo multipolare, con strumenti più forti per il controllo della legalità ma una sorta di anarchia in cui valgono gli interessi geostrategici dei più forti. Lo ricorda oggi sul Corriere l’ex Ministro degli Esteri della Germania, il verde Joska Fisher: “Ci toccherà rimpiangere la presenza ordinatrice degli USA, il poliziotto necessario”.

Le opinioni pubbliche occidentali sono contro gli interventi bellici, scottate anche dalle precedenti esperienze. Ben da un lato, espressione di un sentimento a cui da voce Papa Francesco “Mai più la guerra”, riecheggiando le voci di suoi predecessori: “Fermare l’inutile strage” (Benedetto XV di fronte alla prima guerra mondiale); “Tutto è perduto con la guerra, nulla è perduto con la pace” (Pio XII alla vigilia della seconda guerra mondiale). Ma occorre anche dire (ed estrema destra ed estrema sinistra si incontrano) che è espressione anche di un sentimento di chiusura, di disinteresse per le tragedie del mondo. “Lascia stare la Siria, noi non c’entriamo” ha detto un elettore ad Hollande. Invece centriamo tutto quando c’è una umanità dolente e sofferente, lasciata senza speranza.

Bene ha fatto il nostro governo a premere per le iniziative diplomatiche. Bisogna che la Russia eserciti la propria influenza su Assad se vuole essere credibile nella opposizione al sia pur limitato intervento americano. La diplomazia è disarmata ma come si dimostra nelle incerte primavere arabe e nel dramma egiziano né la guerra risolve, né il rovesciamento di dittatori garantisce democrazia e rispetto dei diritti. Semmai succede anche il rimpianto per chi c’era, purtroppo.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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