Brunetta vs Fazio: non c’è partita, ma…

Pubblicato il 15 ottobre 2013, da Politica Italiana

Non c’è partita. Tra il debordante “fantuttone” (definizione di un brillante saggio di Francesco Merlo) Brunetta, l’uomo convinto che se il mondo si affidasse alle sue mani in quattro mosse risolverebbe ogni problema e Fabio Fazio, uomo di televisione competente, equilibrato, pure simpatico, che fa appunto una televisione intelligente.  Io sto spontaneamente e toto corde con Fazio. Se poi a Brunetta si aggiunge Grillo si capisce che il vero attacco non riguarda il compenso di Fazio, ma l’esistenza di una televisione non faziosa, che accompagna lo spettatore a ragionare con la sua testa. Ma ancora una volta il populismo berlusconiano si incrocia con quello di Grillo.

Però, che Fazio guadagni oltre 5 milioni di euro per fare televisione tre ore a settimana per otto mesi all’anno, secondo i calcolo di Brunetta è giusto o no? E quelli di Santoro e così via?brunetta

Ha ragione Fazio a ricordare che su quel compenso (comunque ignoto) ci paga il 50% di tasse. E’ bene ricordarlo a chi ha come capo un evasore fiscale. Bisognerebbe ricordarlo sempre, quando si comunicano compensi, se sono al lordo o al netto delle tasse, per chi le paga.

Più scivoloso è l’argomento usato da Fazio: la trasmissione si ripaga interamente con i proventi della pubblicità. Perché non c’è di mezzo solo Fazio, ma il pubblico che comunque ci sarebbe sulla RAI, l’apparato tecnico della televisione di stato, ecc. E comunque se Fazio guadagnasse ad esempio la metà ci sarebbe un utile per il bilancio RAI di un paio di milioni, da dedicare ad esempio a trasmissioni meno popolari ma altrettanto importanti per la crescita culturale del popolo italiano. Senza tener conto che grazie alla visibilità di “Che tempo che fa” altri lauti compensi si aggiungono per altre attività televisive ed editoriali.

Il punto secondo me è questo. Se si ritiene che in un regime liberale è il mercato a fissare il valore dell’attività di una persona e che lo strumento redistributivo che ha a disposizione lo Stato non è la fissazione di tetti ai compensi, anche nel campo delle aziende di proprietà pubblica, ma l’applicazione dello strumento fiscale, questo deve valere per tutti. Per Fazio, come per Marchionne e gli altri supermanager, per i calciatori come per gli attori e gli uomini di spettacolo.

Non sono sicuro che sia giusto così, certo però che se lo si accetta poi non si può fare la morale agli altri. E certo a “Che tempo che fa” la morale sui superstipendi di altre categorie non è mancata.

Invece bisogna sempre applicare a sé stessi le regole che si chiedono agli altri. L’altra sera un imprenditore di successo affermava che non devono esserci pensioni superiori a 4.000 euro al mese. Che con 4.000 euro al mese si vive benissimo. E’ molto vero e anche necessariamente molto popolare. Però sorge domanda spontanea: “Ma lei vive con 4.000 euro al mese o si paga un po’ di più i suoi piaceri?”

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