L’infarto dell’economia mondiale

Pubblicato il 7 maggio 2014, da Questo mese ho letto

Mauro Magatti, L’infarto dell’economia mondiale, Vita e pensiero, 2014

Mauro Magatti sta da tempo ragionando sulla natura strutturale della crisi che ha travolto le economie occidentali e su come se ne possa uscire. Anche in questo agile saggio insiste sul tema: non si ratta di riavviare una macchina che si è inceppata, ma di aprire una nuova fase in cui diverse sono le condizioni di fondo, non una decrescita felice alla Latouche ma una nuova crescita su diverse basi. Perché ci sono naturalmente delle ragioni prettamente economiche nella grande crisi (e Magatti ne da una spiegazione ripercorrendo  le vicende della crisi di fiducia e di liquidità dei mercati finanziari, appunto l’infarto citato nel titolo) ma la radice fondamentale è una radice di natura culturale e spirituale. Magatti analizza gli elementi di crisi del sistema che lui definisce “tecno – nichilista” basato su una diffusione globale delle tecnologie, su una sollecitazione continua del consumerismo.: “lo stretto nesso che corre tra finanziarizzazione e il consumerismo che lo sostiene, e che a sua volta è sollecitato dalla spasmodica comunicazione e che ha luogo nello spazio estetico mediatizzato si rivela dunque nella sua evidenza: promuovendo una espansione iperaccelerata la finanza ha consentito all’economia di conquistare nuovi magattimercati e di produrre una immensa quantità di beni e di esperienze”. Magatti insiste molto, portando anche parecchi dati, sulla modifica psichica dell’individuo di fronte a questa continua sollecitazione al consumo, con una trasformazione del desiderio a semplice domanda di godimento immediato. E il godimento a differenza del desiderio non è inesauribile, ma si consuma in un istante immediato. E’ questo l’infernale congegno del capitalismo tecno-nichilista che riduce l’uomo a una sorta di ‘macchina desiderante’ mai appagata e mai felice, quel consumatore insaziabile che dovrebbe alimentare una crescita senza fine

Magatti individua nei tre fattori di crisi (crisi psichica individuale, crisi del valore finanziario, crisi della rappresentanza democratica) che caratterizzano questa fase un elemento comune: l’evanescenza del concetto stesso di valore. La possibilità e la modalità della produzione di valore in una società di liberi è il tema su cui occorre riflettere ed è la via d’uscita, ritrovando il senso della vita con un atteggiamento che Magatti chiama di generatività. Conclude il saggio: “Nella seconda globalizzazione non sarà più l’iniquità dissoluta della speculazione finanziaria a dettare i margini della crescita e della recessione. A imporsi saranno invece quei territori e quelle comunità che riusciranno a stringere alleanze in grado di definire priorità capaci di produrre valore; un valore economico ed insieme spirituale, la cui elaborazione richiede la capacità di coniugare l’efficienza ed il senso, l’apertura e la chiusura, l’individualismo e la convivialità, l’immanenza e la trascendenza”.

E’ una nuova angolazione che ci aiuta a capire anche le nuove finalità che deve assumere la politica.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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