la città dei microinteressi si nega il futuro

Pubblicato il 29 agosto 2014, da In primo piano

Terzo e ultimo appunto sull’inizio di sindacatura a Padova di Massimo Bitonci.

L’idea di città che viene fuori dalle prime decisioni, o annunci senza decisione. Direi che viene fuori una idea di città fatta di microcorporazioni. In cui si deve soddisfare ogni individualismo sociale che si manifesti nella comunità.

Bisogna dire no ad una pista ciclabile perché toglie lo spazio di parcheggio a qualche residente, bisogna riportare le automobili dove erano state allontanate perché al proprietario di qualche SUV sia evitato di fare qualche passo a piedi, o, al contrario si promette aperture a go go degli esercizi pubblici, per compiacere legittime aspettative imprenditoriali, senza però tener conto del diritto alla quiete dei residenti. Gli esempi potrebbero continuare.

Non è che un sindaco non debba ascoltare la cittadinanza e se possibile dare ascolto alle aspettative anche di singoli cittadini. Anzi: la cura dell’Amministrazione a seguire i piccoli problemi della vita quotidiana è sempre stata uno dei motivi di successo di un Sindaco ed è parte importante della credibilità di una amministrazione e della vitalità democratica di una comunità.

Il problema è però riuscire a contemperare le aspettative del singolo con gli interessi generali. Ad evitare che i localismi diventino egoismi che impediscono di costruire il futuro di una comunità. Perché il bene comune non è la somma delle aspettative dei singoli ma un bene più ampio che si realizza dando un ordine ed una gerarchia agli interessi. L’amministratore deve saper dire dei sì e dei no e dimostrare che lo fa in nome di un interesse generale e non per soddisfare debiti elettorali o una idea individualistica nell’uso degli spazi collettivi. In nome di quel bene essenziale che è il futuro della comunità in cui si vive.stemma_colori

Come osservava Edmund Burke, protagonista del parlamentarismo inglese nel ‘700: “Il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti ed ostili interessi; interessi che ciascuno deve tutelare, come agente ed avvocato, contro altri agenti ed avvocati; il Parlamento è invece una assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero; dove non dovrebbero essere di guida scopi e pregiudizi locali, ma il bene generale”. Valeva per un parlamentare nel 700 britannico, a maggior ragione vale per un Sindaco contemporaneo.

Perché a seguire solo i microinteressi che si manifestano si rischia di smarrire appunto la strada del futuro. Se negli anni ’80 avessimo inseguito gli interessi (e le paure) dei commercianti del centro che affidavano il loro futuro alla possibilità di posteggiare davanti alla bottega avremmo ancora il passaggio delle auto di fronte al municipio ed il centro storico  sarebbe morto. Non sarebbe mai nata la bellissima passeggiata tra il Bo e Prato della Valle, che ha rilanciato una zona della città. Se mi fossi spaventato e avessi dato retta alle lamentele degli avvocati che avevano studio in via Altinate e dintorni non avremmo fatto il nuovo tribunale e non avremmo in centro storico l’affascinante spazio culturale del San Gaetano.

Ascoltare certo, soddisfare se è possibile. Ma anche guidare una opinione pubblica, saper convincere sull’innovazione, abituare a modalità efficienti di uso della città. Perché è fuori dal tempo ed in controtendenza con ciò che si fa in tutte le maggiori città europee pensare per la Padova dei futuri decenni, nell’epoca delle smart cities, un modello di ritorno in cui la mobilità ciclistica e i mezzi non inquinanti come il tram sono considerati nemici dei cittadini e la mobilità previlegiata è quella dell’auto privata.

Naturalmente questa idea della città che propone il Sindaco, che comunque incontra consenso in  fasce di elettorato, va combattuta non semplicemente con la propaganda contraria ma con la proposizione di un credibile modello alternativo. Spetta in primo luogo al PD farlo (dopo una riflessione seria sulla propria esperienza di governo, nelle luci e nelle ombre) ed avere l’ambizione di farlo. Il PD comunale sta lavorando ad una Convention autunnale. Quella potrebbe essere l’occasione per avviare un processo credibile. Ma questo è una altro discorso e ci ritornerò.

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3 commenti

  1. Giovanni Gasparin
    29 agosto 2014

    Sono considerazione così lapalissiane che sembra impossibile vi sia qualcuno che non le capisca. Forza Paolo, continua a fare il grillo parlante! Chissà che prima o poi…


  2. rodolfo bettiol
    29 agosto 2014

    Pienamente d’accordo


  3. sandro varotto
    30 agosto 2014

    Per fortuna negli anni 80 il sindaco non era Bitonci, e non c’erano anche i suoi soci.


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