Leader politici e statisti

Pubblicato il 20 agosto 2014, da In primo piano

60 anni fa, il 19 agosto 1954, moriva Alcide De Gasperi, protagonista della ricostruzione italiana dopo il disastro della guerra fascista, fondatore e trascinatore dell’esperienza politica della Democrazia Cristiana.

Anno di anniversari il 2014 per importanti leader politici del nostro paese. 60 anni fa la morte di De Gasperi, 50 anni per la morte di Palmiro Togliatti, e 30 per quella di Enrico Berlinguer. Personalità diverse per temperamento, con un tratto in comune: non sopporterebbero la retorica del ricordo. Primo errore da evitare, il secondo è quello di approfittare dell’occasione per riappropriazioni identitarie. Ricordare la loro vita serve per pensare alle responsabilità del futuro, non per mettersi all’ombra delle loro personalità avendo poco da dire di proprio.

De Gasperi muore nella sua casetta di Sella Valsugana. Aveva conosciuto la povertà vera, il carcere fascista. Muore senza essersi arricchito pur avendo acquisito tanti meriti per la Repubblica. Muore essendo già uscito dalla vita politica, lasciando quell’anno la guida della Democrazia Cristiana al giovanissimo Amintore Fanfani. E’ significativa la lettera che in quei giorni scrive alla figlia Maria Romana: “Adesso ho fatto tutto ciò ch’era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente.”. Scrive con il senso di una sconfitta, perché si era battuto, pur non avendo più incarichi di partito e di governo, perché non naufragasse il progetto della realizzazione della Comunità Europea di Difesa, bloccata per il veto della Francia. Europeista convinto capiva quale occasione persa fosse rinunciare a mettere in comune anche la forza militare.

Non è questa la sede per un ricordo articolato. Chi volesse approfondire ( e oggi fa bene riandare alla conoscenza di queste personalità, delle loro scelte lungimiranti, anche delle loro sconfitte) può trovare molto utile la lettura di due libri. Sulla personalità dello statista trentino, sulla sua dimensione politica e spirituale dice molto il libro della figlia Maria Romana “Mio caro padre” edizioni Mondadori. Per un giudizio storico resta validissimo il libro di Pietro Scoppola “La proposta politica di De Gasperi” Il Mulino.

da destra Togliatti, De Gasperi e a sinistra Nenni

da destra Togliatti, De Gasperi e a sinistra Nenni

Si capisce dalla lettura di questi libri che De Gasperi non c’entra nulla, sotto il profilo politico e quello personale, con la sgangherata destra italiana che ogni tanto tenta di farlo proprio. De Gasperi ebbe nettissimo il discrimine contro il fascismo e la destra populista. Al punto da disobbedire a Papa Pio XII che voleva imporre a Roma una alleanza con i missini alle elezioni comunali. Disse di no, capeggiò in prima persona la lista e vinse. Pagò, e lui di profonda fede cattolica ne soffrì molto, con una crudele presa di distanza da parte del Pontefice che rifiutò di ricevere in udienza De Gasperi per il trentennale delle sue nozze. Memorabile la lettera che scrisse all’ambasciatore del Vaticano: “Come cristiano accetto l’umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l’autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m’impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla segreteria di Stato un chiarimento”.

Una profonda fede cattolica animava la sua azione politica, ma aveva chiarissimo il concetto della laicità della politica. Così come gli era molto chiaro che nella fragile democrazia italiana la Democrazia Cristiana non doveva governare da sola, anche quando ne aveva la possibilità, ma doveva essere capace di costruire alleanze, associando i partiti minori per allargare le basi democratiche. Le condizioni internazionali gli imposero di interrompere la collaborazione post resistenziale con il comunismo, che combattè vigorosamente, ma sempre in una dimensione di dialettica democratica. Fu tutt’altro che un conservatore, semmai un realista che aveva il senso della Storia.

Vorrei dire ai più giovani: leggete, e studiate la vita politica di questi leader. Per capirne il coraggio, la capacità di guardare avanti, la capacità di essere costruttori. Non solo di assecondare il sentimento comune, di seguire il corso degli eventi. Amati dal popolo perché lo guidavano, indicavano mete difficili e talvolta impopolari. De Gasperi aveva un viso severo, una oratoria piuttosto fredda, una voce non piacevole. Certo nell’epoca della comunicazione totale avrebbe fatto fatica. Ma un popolo più semplice capiva il sentimento profondo che animava la sua azione politica.

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