Padova ed il signor no

Pubblicato il 26 agosto 2014, da In primo piano

Seconda puntata sui quasi cento giorni di Bitonci. Le infrastrutture per la città. Il benessere dei suoi cittadini, il loro futuro, sono legati alla capacità della città di produrre valore. Non solo economico ma anche economico. Lo si può fare, in una competizione tra territori a livello europeo, coltivando le risorse strategiche di una comunità urbana, le caratteristiche del proprio brand.

Bitonci riceve in eredità tre progetti forti per la città, in stato di avanzata progettazione.

Il nuovo ospedale, che non è solo un progetto edilizio, ma lo strumento per rafforzare l’eccellenza in campo medico, per la quale Padova è conosciuta nel mondo, concentrare Padova sui temi della ricerca, quella in campo biomedico, che ha una filiera molto lunga, con ricadute sulla capacità attrattiva della città di intelligenze, di investimenti e non ultimo di pazienti, offrendo servizi eccellenti di cura ai suoi abitanti.

Il nuovo auditorium per la musica che, specialmente con l’ultima proposta di collocazione in piazza Eremitani, costituisce un motore della cultura cittadina e rafforza l’attrattività di Padova nel campo del turismo culturale, che è il campo in cui possiamo competere, tra Venezia e l’area termale.

Infine il proseguimento della rete del tram, come modalità efficiente per assicurare il trasporto in una grande area urbana, con problemi di modelli ecologicamente validi, come per tutta l’area padana.

A questa eredità positiva Bitonci risponde con tre no rotondi, senza neppure un sì.

Perché è un no puro e semplice dire che si debba intervenire nella vecchia sede ospedaliera. Che può compiacere il buon senso diffuso, l’istinto conservatore, l’idea che in questo modo si spenda di meno. Solo che un amministratore ha il dovere di guardare in faccia alla realtà. Sapere intanto che l’ospedale lo fa la Regione, ed il no alla nuova sede non significa affatto un sì nel vecchio, come la Regione (pur politicamente omogenea con Bitonci) ha detto chiaramente. E per chi vuole informarsi basta consultare sul sito della Regione la voluminosa documentazione depositata per capire quali e quanti siano gli ostacoli, i vincoli tecnici, urbanistici, di tutela ambientale e monumentale che impedirebbero la realizzazione sul vecchio. Un no impotente che farà perdere a Padova finanziamenti cospicui a favore dei concorrenti.arena

Un no anche sul nuovo auditorium per la musica. Non è un sì dire che si potrà utilizzare la sala del nuovo centro congressi in Fiera. Il problema non è uno spazio occasionale per qualche concerto di musica classica con elevato appeal. Il tema è dotare Padova di una macchina culturale che ne rafforzi l’attrattività. Se si realizzasse l’auditorium nella vecchia esattoria della cassa di Risparmio in piazza Eremitani (progetto assolutamente realizzabile dal punto di vista tecnico e finanziario) si creerebbe una grande macchina culturale : gli spazi per ascoltare la musica, la “fabbrica” dei musicisti che è il Conservatorio, gli spazi per l’Orchestra da Camera ed i Solisti veneti, oltre che per tanti gruppi che fanno cultura musicale a Padova, l’integrazione con gli altri beni culturali: Museo Civico e Scrovegni, Centro San Gaetano, Museo Zuckermann, creando una insula culturale attrattiva sul piano europeo. Non solo uno spazio fisico ma una risorsa strategica per la città. Nulla di tutto questo può avvenire nel quartiere fieristico.

Infine il no alla nuova linea tramviaria. Che disporrebbe di un finanziamento a livello nazionale. No perché no. Perché è evidente a tutti, tranne per gli ideologhi della faziosità e del qualunquismo, che il tram (sia pure nella versione non priva di difetti voluta dalla giunta Destro ed accettata con spirito pratico da Zanonato) ha enormemente migliorato la mobilità cittadina. Consentendo di accedere al centro e a importanti strutture di servizio in modo efficiente, ecologicamente accettabile. E se da una linea si passasse ad una rete i vantaggi aumenterebbero in modo esponenziale.

Si possono dire di no, ma bisogna valutarne il costo e soprattutto bisogna sostituire il no con dei sì ad altri progetti, che abbiano la stessa valenza. Qui dobbiamo accontentarci solo dei no. Che fanno perdere alla città pezzi del suo futuro.

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6 commenti

  1. Fabio
    26 agosto 2014

    Ho creduto che Bitonci fosse diventato un “europeista “, perché designare siti esterni a Padova, non mi è sembrata proprio una politica leghista
    Una riflessione tuttavia la farei sulla grande Padova e la possibilità di ridistribuire le ricchezze e non continuare a concentrarle


  2. Giovanni Gasparin
    27 agosto 2014

    La supponenza di Bitonci non gli permette di vedere più avanti della punta del suo naso (pur essendo lungo!…). Non è facile per un “provinciale” pensare in grande.


  3. Giorgio Franco
    29 agosto 2014

    Ciao Paolo. Parole sacrosante e modi eccelsi. A questo eravamo un tempo abituati noi a Padova. Poi sono arrivati i neofiti e i taumaturghi, tra i quali anche una figura di donna, che si vantava del suo essere cattolica. Lo ripeto da decenni.La politica non è come la trattoria, che si sceglie per pranzare fuori la domenica: tanto se non ci piace possiamo cambiare la prossima volta. La scelta politica avventata produce danni, che poi bisogna pagare. Basta riflettere sull’attuale condizione economica degli italiani, per capirne le origini e i beneficiari. Quanto all’attualità, mi rendo conto che è come tenere una lezione universitaria di filosofia ad un bambino delle elementari: non può capire e, non capendo, nemmeno presta attenzione. Bisogna insistere però, più che altro perché gli altri ascoltatori pazienti capiscano, ma anche per costringere gli “altri” ad uscire dalla loro tana e giustificare proclami e comportamenti. Forse l’ho già scritto su questa rubrica, ma lo ripeto volentieri: la peggior vergogna che Padova dovesse sopportare.


  4. Paolo
    29 agosto 2014

    Parole sante. Ed è un limite diffuso di una certa borghesia padovana disinteressarsi della cosa pubblica salvo scegliere volta per volta con la logica della trattoria o del taxi, poi i danni li paghiamo tutti


  5. Paolo
    29 agosto 2014

    bisognerà che i cittadini abbiano il tempo di misurare la lunghezza del naso per incominciare a rendersi conto della situazione. Il tempo è galantuomo.


  6. mario liccardo
    29 agosto 2014

    Lucido e misurato come sempre, Paolo.
    Io cedo che purtroppo l’elezione del pesidente provicniale e le vicine regionali stiano inquinando il post elezioni padovane come se fosse ancora campagna elettorale…
    Ma possibile che non si possa ragionare pacatamente e nelsolo interesse della città su questioni così importanti ?…
    Per es, io stesso non sono sicurissimo in questo momento non ritengo di avere sufficienti elementi di conoscenza per dire se va bene il nuovo ospedale a padova ovest. So per certo però che era sovradimensionato il primo progetto e da allora sono stati svolti studi e confronti fra esperti che avevano portato a quella soluzione, perciò tendensialmente sarei portato a fidarmi… In ogni caso mi pare pacifico che sviluppare nuovi edifici nell’area attuale sia impossibile, salvo recuperare via Giustiniani facendo passare la strada sotto (ma fra acque ed archeologia ci sarebbero mille imprevisti e costi abnormi). E perciò l’alternativa è fra qualche opera di ristrutturazione in loco ed il nuovo. Punto. E se nuovo dev’essere mi pare che non si possa riaprire una discussione che è già durata alcuni anni sul “dove”. A meno che non via siano altre ragioni – che mi sfuggono – sul perchè non si vuole il nuovo in zona nord ovest della città. Mi viene il dubbio che forse bisognerebbe capire questo punto
    per capire il resto.


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