Furore

Pubblicato il 12 settembre 2014, da Questo mese ho letto

John Steinbeck, Furore, Bompiani 2013

In questa rubrica generalmente presento saggi usciti da poco, di cui ritengo utile la lettura.

Questa volta presento un classico della letteratura americana per due motivi. Perché è uscita da poco una nuova traduzione italiana di Sergio Perroni, che restituisce al romanzo tutta la sua potenza narrativa. Il libro, uscito negli Stati Uniti nel 1939 fu coraggiosamente pubblicato in Italia da Bompiani nel 1940, ma dovette subire sostanziosi tagli dalla censura fascista e subire il gusto letterario dell’epoca, togliendo molto vigore al romanzo.

Il secondo motivo è l’attualità della narrazione di Steinbeck, che divenne un vero e proprio manifesto culturale e politico per l’America rooseveltiana del new deal. Il romanzo narra la vicenda di una famiglia di piccoli mezzadri, costretti a lasciare la terra ed ogni bene per la trasformazione in agricoltura intensiva e meccanizzata dei grandi latifondi degli stati centrali, inseguendo la speranza di trovare lavoro in California. Speranza fallace. In California trovano poco lavoro, sfruttamento dei tanti poveri che tentano di sopravvivere, vedono l’arricchimento di chi specula su questo popolo in viaggio, incontrano il disprezzo e la chiusura razzista nei confronti di questi “immigrati”, devono fare i conti con le squadre assoldate dai grandi proprietari terrieri per impedire l’organizzazione di un movimento sindacale, trovano ospitalità rispettosa solo in un campo di lavoro del Governo, che devono presto lasciare.furore

Il romanzo si conclude drammaticamente con la famiglia alle prese con una estrema povertà, con la caduta di ogni aspettativa di lavoro. Tuttavia con un segno di speranza e di forza della vita: la figlia salva dalla morte per fame un disperato, donandogli il latte del bambino che ha perso, il figlio decide di dedicarsi all’organizzazione sindacale per ridare dignità ai contadini espulsi dalle terre che avevano coltivato.

E’ il tema della diseguaglianza, delle trasformazioni economiche che non tengono conto degli effetti sociali. E’ un romanzo chiaramente didattico, a sostegno del grande sforzo del New Deal, che dimostra anche la modernità dell’impianto politico di Roosevelt, con la mobilitazione di tanti intellettuali e l’utilizzo dei moderni mezzi di informazione (radio e cinema): dal romanzo, che ebbe comunque una enorme diffusione fu ricavato un film diretto da John Ford con un giovanissimo Henry Fonda come protagonista, film che pure molto contribuì ad una presa di coscienza sul tema dell’impoverimento degli agricoltori e al sostegno popolare alle politiche di Roosevelt.

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2 commenti

  1. Pierluigi Petrini
    12 settembre 2014

    Grazie Paolo per questa segnalazione. Non ho letto il libro ma dalla tua recensione ne colgo la grande attualità. Non saranno “le riforme” a salvarci, almeno finché rimarranno formule propagandistiche slegate da una seria analisi delle trasformazioni economiche e sociali che ci hanno precipitato in questa crisi. E non lo faranno finché non perseguiranno come fine assoluto un riequilibrio delle diseguaglianze.


  2. Paolo
    15 settembre 2014

    É proprio così caro Pierluigi , prima delle istituzioni occorre riformare il nostro modo di pensare…


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