Passo dopo passo: un cambio di passo

Pubblicato il 8 settembre 2014, da In primo piano,Pd e dintorni

L’appassionato discorso di Renzi a Bologna ha aperto una nuova fase, rispondendo anche alle critiche interne. Passo dopo passo è un cambio di passo. Renzi che ha il senso del tempo e della percezione degli umori lo ha capito. Che bisogna adattarsi al fatto che il pensiero può essere veloce e chiaro, la parola altrettanto, ma poi passare ai fatti, allestire le risorse, vincere le resistenze e tradurre i progetti in opere concrete che cambiano la vita dei cittadini, costruire anche alleanze internazionali ora più che mai necessarie, tutto ciò richiede tempo, continuità, determinazione, squadra.

Perciò scambiare ogni critica per un insulto a cui rispondere con un insulto non fa bene. Mi è piaciuto più il discorso di Bologna che le indispettite reazioni dell’entourage renziano nei giorni scorsi a qualche considerazione critica

Mi sembra che si debba ragionare attorno a questi fatti. Si dice: i risultati dell’attività di governo sono inferiori alle attese. Si dice: la vita di partito è pressochè azzerata. Però queste critiche vanno misurate con un elemento: dopo l’enorme risultato delle europee i sondaggi registrano ancora un gradimento elevatissimo per Renzi ed il PD. Se ognuno si culla sul suo non è che si fanno passi in avanti. A Renzi non piace l’autocritica, però nei fatti dimostra di tener conto delle osservazioni che si fanno.renzibo

Il Governo. Penso che Renzi avesse immaginato al momento in cui è succeduto a Letta che ormai si stesse avviando una ripresa robusta. Perciò una iniezione di fiducia, una predicazione ottimistica che si sarebbe congiunta agli effetti della ripresa. Non è così, non è un insulto dire che le cose restano difficili, che in questo quadro la prossima legge finanziaria sarà un passaggio oltremodo complesso. Purchè la critica non sia strumentale, purchè offra (e Renzi accetti) buone idee per fare meglio. Intanto Renzi ha di fatti cambiato registro: passo dopo passo e non più “guerra lampo”.

Il Partito. Che ci sia un modello in cui il Presidente del Consiglio è anche Segretario è nei fatti e per quel che riguarda l’opinione pubblica non sembra avere ripercussioni negative, anzi. Però non va bene se questo si accompagna alla realtà che gli organi di vertice sono del tutto sguarniti. Uno dei due vicesegretari è anche presidente del Friuli, che non è uno scherzo, e tutti i posti più rilevanti della segreteria sono scoperti: cinque ex componenti sono andati o al governo (Lotti, Madia, Boschi Mogherini ) o in Europa (Picierno); uno, Stefano Bonaccini, si è autosospeso per partecipare alle primarie emiliane. Un partito è una comunità politica che può se funziona bene rafforzare l’azione del governo, non certo indebolirla. E può esservi una via di mezzo tra l’assenza di luoghi di dibattito e di confronto e la discussione infinita ed improduttiva che in passato ha offerto lo spettacolo di un partito incapace di decidere. Anche qui l’annuncio (finalmente) della nomina della nuova segreteria significa che Renzi non lo dice ma ascolta e tiene conto.

Le critiche hanno perciò un loro fondamento. Ma chi esercita la critica deve anche interrogarsi su questo punto: all’opinione pubblica Renzi, ciò che dice e ciò che fa, continua a piacere molto. Nonostante l’opinione pubblica capisca che neppure lui riesce a mantenere tutto quello che annuncia. Però evidentemente per molti meglio lui di un ritorno al passato, meglio lui dell’avventurismo grillino, meglio lui che il vuoto dell’impotenza: almeno l’ottimismo della volontà.

Chi critica deve considerare questa forza ispirativa del paese che ha Renzi. Che nel recente passato il PD non è riuscito ad avere. Non indebolirla, ma semmai completarla. Renzi, e soprattutto la sua cerchia, deve abituarsi ad accettare il confronto, a ricercare il consenso delle migliori intelligenze, a non rispondere con battute sprezzanti a critiche di merito. Anche sul territorio c’è bisogno di promuovere guide competenti ed inclusive, scelte non solo in base al criterio della fedeltà acritica. Consapevoli che c’è da mettere in campo un ripensamento generale del paese, c’è appunto da cambiare verso all’Italia. I twitter vanno bene per sintetizzare una posizione (e Renzi lo fa in modo felice), ma dietro di deve essere un progetto profondamente innovativo e discontinuo. Per costruirlo c’è bisogna dell’intelligenza di tutti.

P.s. Ma non sarebbe un bel segnale di consolidamento del Governo, di superamento di fratture, di immagine seriamente unitaria del PD la nomina come Ministro degli Esteri di Enrico Letta? Quali sarebbero le controindicazioni?

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