Stabilità: freccia a sinistra

Pubblicato il 20 novembre 2014, da Politica Italiana

Ho sempre sostenuto che sul Jobs act fosse possibile trovare una ragionevole mediazione tra i nostri parlamentari PD sull’articolo 18, tenendo conto del molto di positivo che c’è nel testo, in direzione di principi di eguaglianza e di ampliamento di diritti reali, non quelli scritti sulla carta. Così è stato, al netto di una frazione che ha in mente altre cose rispetto alle condizioni reali dei lavoratori, di tutti i lavoratori.

Adesso la distinzione c’è sulla legge di stabilità. I rappresentanti delle minoranze interne al PD presentano una serie di emendamenti e li illustrano in una conferenza stampa, con il sorriso di chi fa una marachella. Niente di nuovo, è già successo in passato. Emendamenti per farsi vedere, per far sapere che si esiste. Forse si dovrebbe capire però che in questo momento riportare a galla la manfrina del solito PD diviso in mille rivoli non è una cosa utile per nessuno. E c’è poco da ridere.minoranza

Il punto in questa materia è che tutto si tiene in equilibrio. E’ molto facile dimostrare che avendo dei soldi si sanno come spenderli per rafforzare i provvedimenti in direzione dell’equità. Il problema è che poi bisogna indicare dovere realisticamente si prendono i soldi, anche qui non sulla carta ma soldi veri. A mio avviso le proposte formulate mancano di questi requisiti.

Tuttavia la questione di fondo mi sembra sia: i provvedimenti finanziari vanno nella direzione giusta? Cioè, nei limiti dati dai vincoli finanziari, in direzione dell’equità e della crescita?

Io penso di sì, ce lo ha spiegato più volte il Senatore Santini. Aggiungo alcune considerazioni, prendendo a prestito alcune argomentazioni del viceministro Enrico Morando, con cui ho avuto uno scambio di opinioni in occasione dell’annuale convegno di Libertà Eguale a Orvieto.

E’ una legge “di sinistra” per quattro buoni motivi.

Il primo è che si è scelta una politica di bilancio espansiva. Fino al limite massimo consentito dai trattati. Indebitamento al 2,9%del PIL, poi ridotto al 2,6% dopo una dura trattativa con la Commissione.

Il secondo sta nell’utilizzo di questo indebitamento. Un governo di destra avrebbe ridotto le tasse sui patrimoni e ridotto la progressività dell’imposta. Quello che fece o cercò di fare Berlusconi. Il nostro governo lo impiega in tutt’altra direzione. Per la riduzione del peso fiscale sui redditi di lavoro medio bassi. La stabilizzazione degli 80 euro per i lavoratori con un reddito inferiore a 26.000 euro va in questa direzione.

Il terzo sulle politiche del lavoro. Senza farsi distrarre dalla questione marginale (a questo punto) dell’art. 18. Anzi ricordando che nella proposta di Statuto dei lavoratori presentata da Brodolini al Parlamento l’art. 18 non prevedeva il reintegro obbligatorio. Fu il parlamento a largheggiare. Ora la legge di stabilità riserva risorse ingenti con un obiettivo chiaro: previlegiare il lavoro stabile rispetto a quello precario. Il lavoro a tempo indeterminato è un lavoro buono da incentivare. Così scompare il costo del lavoro riferito ai soli lavoratori a tempo indeterminato dalla base imponibile dell’IRAP. Ci siamo un po’ disabituati a discutere del merito delle cose, ma questa era una grave stortura dell’IRAP che viene finalmente corretta. E giustamente non per tutti: hai bisogno di lavoro flessibile. Lo paghi un po’ di più. E ancora per tutti i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato i contributi previdenziali li paga lo Stato per tre anni.

Infine quarto elemento: la scuola. Vedremo l’esito della consultazione aperta (già questa è una bella novità) ma ci sono risorse aggiuntive importanti.

Sono cose di sinistra? Io dico di sì. Poi si può sempre fare meglio e i “benaltristi” sono sempre in azione nel chiedere di più senza dire come si può fare. Però io che di provvedimenti finanziari ne ho visti, studiati e votati molti dico che una scelta così netta non è stata molto frequente.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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