Riappropriarsi della democrazia

Pubblicato il 6 gennaio 2015, da Questo mese ho letto

Mario Toso, Riappropriarsi della democrazia, Libreria editrice Vaticana 2014

Il tema della crisi delle forme della democrazia, dopo il grande compromesso socialdemocratico della seconda metà del secolo scorso, è un tema che ha ormai una sterminata letteratura. Che non sembra tuttavia finora aver suscitato conseguenti iniziative politiche di largo respiro.

Su questi temi suggerisco la lettura di questo agile saggio, che mi è stato segnalato dall’infaticabile Carlo Bonfiglioli. Non perché contenga delle tesi particolarmente originali, ma per due buoni motivi:

è una sintetica rassegna del dibattito che si è sviluppato in questi anni su questo tema, che consente poi al lettore di buona volontà ulteriori approfondimenti andando ai testi originali;

presenta una particolare angolazione nell’approccio. L’autore è stato Rettore dell’Università Pontifica Salesiana ed è Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Lavora quindi a diretto contatto con papa Francesco e il saggio ci aiuta anche a capire il punto di vista dell’attuale Pontefice sulle questioni sociali più rilevanti.toso

La Convinzione di Toso è che la democrazia è da considerarsi la forma di governo più commisurata alla dignità umana, ma la sua attuale crisi, che è crisi della politica e dei partiti porta ad una democrazia svuotata, caratterizzata a livello planetario da populismi, oligarchismi e paternalismi.

Occorre esessere capaci di compiere un passaggio decisivo da una democrazia a bassa intensità ad una democrazia “ad alta densità”, ossia rappresentativa, partecipativa, più sociale ed inclusiva.

La democrazia a bassa intensità ha perso la sua vocazione originaria (appunto il grande compromesso tra capitale e lavoro realizzato dallo stato del benessere che ha congiunto le forme della democrazia rappresentativa con i principi di eguaglianza sociale) e si caratterizza per un eccesso di diseguaglianze, per un deficit di politica intesa come costruzione del bene comune, per la crescente separazione tra élites, istituzioni pubbliche e cittadini, mancanza di progetti strategici a visione lunga.

L’approccio di Mons. Toso è molto attento ai temi del rapporto tra forme della democrazia e giustizia sociale, in linea con il più recente insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa, dalle encicliche sociali di Giovanni Paolo II (l’uomo prima del lavoro, il lavoro prima del capitale) a quelle di Benedetto XVI fino ai primi documenti di Papa Francesco. E in effetti questo è il tema centrale. A molti cittadini occidentali la partecipazione politica appare inutile perché non riesce più a cogliere un nesso tra la partecipazione politica ed un concreto miglioramento delle condizioni di vita, tra i processi di globalizzazione e la possibilità di orientarli in direzione di equità e opportunità per il futuro.

Per questo il saggio dedica riflessioni interessanti sul tema della economia inclusiva, di individuazione di forme partecipative all’attività economica, di rimozione delle cause strutturali della povertà come premessa alla riappropriazione della democrazia.

Non mancano pagine persuasive sul rapporto tra democrazia e media, vecchi e nuovi. Osserva Toso: “ciò che importa è che i vecchi e nuovi media, nella loro ibridazione, non contribuiscano a distruggere la democrazia rappresentativa, partecipativa, bensì a rafforzarla, al di là di “direttismi” o di soluzioni autoritarie…parole, immagini, rappresentazioni virtuali possono essere utili per comprendere la realtà e modificarla in senso positivo, a patto di non sostituirsi ad essa, alla sua complessità, ma disvelarne per quanto possibile la bellezza e la ricchezza etica”.

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2 commenti

  1. Agostino Pallaro
    6 gennaio 2015

    grande stima per mons. Mario Toso….ho molto apprezzato il suo pensiero sui temi sociali e del lavoro . L’ho conosciuto diversi anni fa ai santuari Antoniani di Camposampiero.Su invito del Parroco di Piombino Dese, +Mons. Aldo Roma, veniva molto volentieri dalla capitale in qualità di docente ai corsi di formazione socio politica organizzati dal mons. in collaborazione con Marcello Volpato, allora sindaco di Camposampiero. Sabato 3 gennaio scorso sul quotidiano locale patavino ho letto il suo nome all’interno di una rosa di candidati alla carica di vescovo della diocesi di Padova…chissa’….


  2. Paolo
    7 gennaio 2015

    Caro Agostino, sarebbe senz’altro una bella scelta per la nostra Diocesi


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