Riprendiamoci la vita (oltre la rottamazione)

Pubblicato il 8 aprile 2015, da Questo mese ho letto

Alfredo Reichlin, Riprendiamoci la vita – lettera ai nipoti, EIR 2014

Alfredo Reichlin compie 90 anni il prossimo maggio. Fa parte di una generazione di comunisti longevi (pensiamo a Ingrao e Napolitano), che ha attraversato i drammi del novecento. Divenuti comunisti in opposizione al fascismo, costruttori di quella particolare forma di comunismo che è stato il comunismo italiano. Ideologico ma pragmatico.

Questo libriccino di Reichlin (già direttore dell’Unità e dirigente comunista con Berlinguer, ha fatto la sua parte per la nascita del Partito Democratico) dimostra come la parola “rottamazione” debba essere usata con una certa circospezione. Concetto applicabile ad un naturale avvicendamento ai vertici delle responsabilità, molto meno se gli si da l’interpretazione che la novità generazionale può fare a meno del pensiero di chi è venuto prima.

Perché Reichlin dimostra con le sue considerazioni in questo saggio una freschezza di pensiero, una capacità di visione di cui molto potrebbero giovarsi gli attuali dirigenti del PD e non solo. In particolare lo potrebbero utilizzare gli oppositori interni di Renzi, perché Reichlin dimostra come si possa contestare nel merito Renzi “da sinistra”, pensando al futuro più che al passato, per una sinistra che sappia innovare piuttosto che conservare.reichlin

Il concetto attorno a cui ruota il libro è espresso fin dalle prime pagine: “si è creato un vuoto ed un contrasto troppo pericoloso tra la grandezza dei problemi che pone questo vero e proprio cambiamento d’epoca e la mancanza di un nuovo pensiero politico”. Mentre l’Europa del dopoguerra seppe produrre  una idea forte non solo sulla pace dopo i drammi della guerra, ma in nome di un grande patto sociale con l’economia sociale di mercato, oggi c’è stata una grande incomprensione anche a sinistra della mutazione del capitalismo con l’avvento di una nuova forma capace di dominare a livello globale il sistema delle relazioni. Dice Reichlin non ci sono più i morti della guerra ma in Europa ci sono 26 milioni di disoccupati. E occorrerebbe una classe dirigente europea all’altezza come ispirazione di quella che la pensò negli anni ’50 del secolo scorso.

Molte sono le riflessioni sul rischio di una stagnazione secolare, sul concetto di ricchezza e di eguaglianza. Mi soffermo però sulle riflessioni che riguardano la forma partito ed il ruolo del PD.

Per Reichlin il risultato straordinario delle elezioni europee è legato al fatto che il PD è stato visto da molti elettori come “la garanzia che il paese può stare in piedi, che non vuole sfasciarsi, che ha la forza e la possibilità di cambiare e reggere le sfide europee”. Contro il sentimento di odio per la democrazia che per Reichlin esprime il movimento di grillo, contro una crisi morale di tenuta repubblicana. Però osserva Reichlin “il cuore della questione si sposta, va molto al di là del dilemma vecchi/giovani, rinnovatori e conservatori. Roba vecchia, La partita di un ritorno allo sviluppo va tutta giocata sulla capacità dei sistemi economici e sociali di integrare la crescita economica con un nuovo sviluppo sociale ed umano, Io penso che sta qui il banco di prova dei nuovi dirigenti del PD. Sta nella necessità di costruire un partito e non solo una organizzazione elettorale, non un altro partito personale ma il luogo dove si possa formare una nuova classe dirigente ed elaborare un disegno politico ed ideale”. Ed è la domanda che si pone: “Matteo Renzi ha un vero progetto per l’Italia? Ma la stessa domanda va rivolta alle forze che a Renzi si oppongono”.

Il centro della riflessione di Reichlin è sul rapporto economia, democrazia, partito. Con una riflessione molto critica sul ventennio passato, anche dell’esperienza di governo della sinistra: una sinistra senza popolo ed un modo di governare sempre più dall’alto.

Come uscire da questa fase: “da reduci e nostalgici di un tempo ormai tramontato oppure accettando la sfida del cambiamento non a parole ma cominciando a cambiare noi stessi?” Naturalmente Reichlin e per questa seconda opzione e per lui il partito nuovo dovrebbe avere al centro la nuova questione sociale: “il cuore del conflitto non è solo tra l’impresa e gli operai. E’ l’insieme del mondo dei produttori, cioè delle persone che creano, pensano, lavorano e fanno impresa che sta subendo una nuova forma di sfruttamento”. E lo strumento non sta nel genio solitario o nel potere concentrato in una persona. Sta in una nuova condizione umana

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1 commento

  1. […] suo libro del 2014, dedicato ai nipoti Alfredo faceva un appello “Riprendiamoci la vita“. Un libro di un novantenne aperto al futuro. Il modo migliore di rendergli omaggio è di […]


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