W il Papa

Pubblicato il 11 aprile 2016, da Cattolici e società,Nel Mondo

La visita del Papa a Lesbo insieme al Patriarca della Chiesa Ortodossa Bartolomeo è un messaggio potente. Ancora una volta una forza spirituale che va avanti rispetto ai ritardi e debolezze della politica.

Si potrebbe dire: più facile la testimonianza che l’azione. Ma il fatto è che nel campo che gli è proprio (il Governo della Chiesa) Francesco dimostra di agire, non solo di predicare. E del resto è nella tradizioni degli ultimi Papi in particolare accompagnare l’aggiornamento della dottrina con gesti simbolici di grande forza.

E’ stato così con Giovanni Paolo II. In un contesto diverso. La sfida del mondo era sulla libertà. Un Papa polacco che sentiva la missione di riunificare l’Europa. Di rifarla motore di un avanzamento di civiltà. Francesco è un Papa dell’America Latina che vive nel mondo pienamente globalizzato e pensa che la sfida sia sulla lotta alle diseguaglianze. Il mondo non sarà “ricco” senza affrontare la sfida di una redistribuzione delle risorse. Elaborazione di pensiero accompagnata da gesti forti e comprensibili da tutti.

La visita a Lesbo è la denuncia della incapacità della politica europea a fare i conti con la storia presente. Che ci siano problemi con le opinioni pubbliche è evidente. Ma in passato sono state affrontate sfide più complesse: non era uno scherzo uscire dalle macerie della seconda guerra mondiale pensando di superare le visioni nazionalistiche, di rimettere insieme popoli che avevano combattuto una guerra che aveva fatto decine di milioni di morti, militari e civili. C’è stato un pensiero, ci sono state leadership autorevoli, c’è stato un rapporto di fiducia, tutte cose che oggi non ci sono.lesbo2

Non è che il Papa ignori queste difficoltà delle opinioni pubbliche. Ma ritiene, io penso a ragione, che sia uno scandalo che un continente con 500 milioni di abitanti non sia capace di accogliere un milione di profughi, quando ci sono stati molto più poveri degli stati europei, come la Giordania ed il Libano, che riescono ad accogliere profughi in un numero che è tra un terzo ed un quarto della propria popolazione. Ed è uno scandalo di una ipocrisia a livello continentale affidare alla Turchia, con lauto assegno, la gestione di una pratica che richiede precise garanzie di rispetto dei diritti umani. Lo affidiamo ad un paese che su questo piano di garanzie ne offre quasi nessuna.

Ci sono i populismi, certo. Perchè i Governi prima non hanno avuto consapevolezze delle dimensioni della sfida non predisponendo nulla oltre l’emergenza, ora, pressate dalle opinioni pubbliche, si adeguano alla illusione di un ritorno ai confini nazionali. Salvini (aveva brindato un po’ troppo per festeggiare il VinItaly?) si altera perché Mattarella ha parlato della necessità di superare le frontiere (per gli scambi commerciali a vantaggio del Made in Italy), e non si vuole riconoscere che il mondo è cambiato e bisogna avere il coraggio di guardarlo in faccia per come è.

Quali sono esattamente le identità nazionali? In Italia c’è un 8,3% di residenti non italiani. Che contribuiscono a mandare avanti la nostra economia, pagando tasse e contributi (se non li facciamo lavorare in nero). Il vecchio Piero Bassetti (primo presidente della regione Lombardia) che a 87 anni è ancora una mente lucidissima ha appena scritto un saggio intitolato “Svegliamoci Italici!” che dimostra come nel mondo almeno duecentocinquanta milioni gli abitanti del pianeta che sono legati all’Italia per cultura, formazione, rapporti economici, ecc… C’è un’altra Italia oltre i confini nazionali.

Il Papa guarda lontano. Ma legge un presente che c’è già, che la mancanza di coraggio politico ci porta a negare. Negandolo non lo si gestisce. E si regredisce. Un po’ per volta mettiamo tra parentesi valori fondativi della cultura occidentale. Ci illudiamo di poter chiudere il mondo fuori da noi. Ma la realtà è più forte della cecità. Se la parola solidarietà ci da fastidio usiamo la parola convenienza. Con tutto quello che si spende per pattugliare le frontiere, gestire l’emergenza, erigere muri, ecc. probabilmente si realizzerebbe una accoglienza dignitosa e meno conflittuale per ogni vero profugo.

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