Il Vescovo per Padova: cantieri di carità e giustizia

Pubblicato il 13 giugno 2016, da Cattolici e società

Bel discorso del Vescovo per la solennità del Santo. parole belle e impegnative. Non buttiamola subito nella politica partitica, ma le parole sono chiare e non fraintendibili. Per chi vuole c’è da darsi da fare! Il Sindaco non si limiti a sorridere, ma entri in sintonia

È il giorno della festa del Santo! Antonio, voce di carità, patrono della nostra Padova. Antonio, santo invocato in tutto il mondo, che rende la nostra città nominata e conosciuta ovunque.

Pensando a Padova, città di Antonio, e pensando a tutto ciò che in questi mesi ho scoperto di questa città – la sua fede, le sue speranze, la sua bellezza, la sua storia di carità –

vorrei dar voce al sogno di una Padova che, fedele al suo Santo Patrono, continui ad amare e a lasciarsi amare dai poveri, tutti i poveri!

Quelli che sono nelle nostre case e non hanno il coraggio di manifestarsi, per dignità; quelli che sono di passaggio nella nostra città; quelli che a volte ci fanno paura; quelli che vengono da lontano con la speranza di ripartire o di rimanere a fare storia con noi.

In questo momento storico non possiamo distogliere lo sguardo da ciò che sta avvenendo nel mondo intero, con la più grande emergenza umanitaria che l’Europa si trova ad affrontare dal secondo dopoguerra e milioni di persone – tra cui tantissimi bambini – che scappano da guerre e ingiustizie inimmaginabili, soprusi e abusi, carestia e povertà. Così come non possiamo assistere inerti al rischio continuo che tanti di noi scivolino nuovamente e silenziosamente in povertà che speravamo superate per sempre: infatti, quando qualcuno bussa per la prima volta ai nostri Centri di Ascolto si sono già consumate gran parte delle risposte di dignità e di intraprendenza personali.

La memoria delle nostre povertà di qualche decennio fa non dovrebbe sbiadirsi. Io non posso dimenticare di essere stato povero!cipollabitonci

Padova è per sua natura una città che accoglie. Padova ha costruito inclusione, reciprocità, pur nella fatica e nelle contraddizioni.

Questa è stata la sua storia: una lunga tradizione di politiche sociali, pensate e attuate insieme alla società civile; una lunga tradizione di lotte all’esclusione sociale, di cui tanti ancora possono beneficiare.

E allora mi chiedo, e chiedo a tutta la città: possiamo immaginare e desiderare, ancora una volta insieme, il modo di stare accanto ai poveri, costruendo percorsi di accompagnamento, di prevenzione dell’impoverimento progressivo, di soccorso per chi sta scivolando nella disperazione? Possiamo immaginare e desiderare una città che accompagna in modo personalizzato chiunque si trovi in stato di necessità? Che vede nello stesso povero delle risorse da valorizzare, energie da riattivare?

Certo, amare i poveri non è romantico, né comodo. Essi non rispondono a un cliché che ci facciamo noi. Ma, come tutti, possono sempre sorprenderci. Quanta elasticità, fantasia, pazienza, ma anche gioia nel percorrere la strada della vita con i poveri! E quanto tempo… i percorsi di uscita dalla povertà sono lunghi.

Partendo da queste convinzioni, proprio in un’occasione così significativa come la festa del patrono della città di Padova, desidero farmi promotore e lanciare un progetto che verrà presentato e illustrato pubblicamente nei dettagli entro il mese di giugno, che vorrei chiamare “Cantieri di carità e giustizia”. Si tratta di un percorso in tre tappe sul tema della povertà, che si propone di individuare possibilità ancora inedite, opportunità e percorsi concreti e lungimiranti di emancipazione. Perché per i poveri bisogna fare sempre di più e sempre meglio!

Una prima tappa per fare memoria della storia di carità e giustizia della nostra città. Una seconda tappa che guardi al presente, evidenziando le capacità e i talenti a servizio delle diverse condizioni di povertà. Una terza tappa rivolta al futuro, orientata allo sviluppo di pratiche di lotta alla povertà da realizzare con i poveri stessi.

Su questo percorso desidero impegnarmi come vescovo e coinvolgere i cristiani, le loro comunità e organizzazioni. Ma sarei contento di camminare insieme con la città: società civile con tutte le espressioni di solidarietà e volontariato che già sono impegnate su questo fronte; attori economici, che possono creare valore sociale per il territorio nel quale operano, partendo proprio da chi ne ha più bisogno; istituzioni pubbliche, istanza “architettonica” del bene comune.

Tutti possono aderire a questo percorso comune!

Fin dal mio arrivo a Padova ho avvertito nella città un desiderio latente, quasi una necessità, di ricostruire relazioni forti tra singoli, corpi sociali e istituzioni. Abbiamo una grande opportunità: prendersi a cuore gli ultimi, dando loro spazio e voce, è infatti quanto di più nobile e nobilitante ci sia per rimettersi insieme tra tanti soggetti diversi, senza polemiche e senza secondi fini.

Sant’Antonio può ispirare profondamente questo cammino, lui che si è fatto voce di carità, voce degli ultimi, e sono certo di testimoniare in questo modo la mia comunione con il Santo Padre Francesco.

+ Claudio Cipolla

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