C’era una volta l’Ulivo (che voleva cambiare la Costituzione)

Pubblicato il 20 novembre 2016, da Politica Italiana

Quello che colpisce nelle argomentazioni del fronte del NO è il completo disinteresse di quello che possa succedere dopo. Di come gestire l’auspicata (da loro) vittoria.

Comprensibile da parte di chi è all’opposizione del Governo. Intanto che cada, poi si vedrà, comunque si spera di rientrare in gioco. Meno comprensibile da parte di chi il Governo lo ha sostenuto in Parlamento e non può davvero pensare che i veleni che hanno immesso nel sistema politico per miracolo spariscano. Siccome sono gente di esperienza non possono pensare che si possa dire al paese abbiamo scherzato, si trattava solo di far un po’ abbassare la cresta al giovanotto di Rignano. Se hai accusato il tuo Presidente del Consiglio e Segretario del tuo partito di aver tentato in sostanza di costruire le premesse per un sistema autoritario e personalistico non puoi pensare che poi tutto torni come prima. Potrà essere per i giochetti di palazzo, ma la frattura nell’opinione pubblica sarà molto difficile da ricomporre.

Comunque ci sarà un dopo da ricostruire, sia che vinca il Sì, sia che vinca il No. Se vince il No ci sarà da fare un nuovo governo. Con quale maggioranza? Se uno dei temi sbraitati è l’alleanza con Verdini ci sarà il dovere di dire con chi si pensa di fare un Governo. Un Governo ovviamente senza Renzi, perché se uno subisce una sconfitta politica e popolare su un punto essenziale del programma su cui ha preso la fiducia non si può pensare che resti capo del governo.

Un governicchio per fare una legge elettorale? E quale. Perché è facile criticare l’Italicum (ed io sono tra questi, anche per motivi di costituzionalità) ma poi bisogna fare un’altra legge che consenta al vincitore di governare. D’accordo non dare troppo retta ai sondaggi, ma se si pensa di tornare una legge di tipo proporzionalistico, come molti dicono, poi bisogna sapere che con una legge così per governare ci vuole una alleanza non con Verdini, ma con Berlusconi tout court, o con quello che resterà di Forza Italia. O c’è qualcheduno che pensa che Grillo abbia una conversione sulla via di Damasco e ritenga possibile un governo di alleanza con il PD?

Il libretto verde dell'Ulivo

Il libretto verde dell’Ulivo

Perché si possono usare tutti espedienti della polemica politicante, ma non bisognerebbe nascondersi la realtà dei fatti. La precarietà del sistema politico italiano. Perché i famosi 62 governi in 68 anni non sono solo un difetto della deprecata prima Repubblica, ma sono un difetto anche della cosiddetta seconda. Vogliamo mettere in fila i governi e la loro durata dal ’94 in poi? Sono la bellezza di 12: Berlusconi I 251 giorni, Dini 486, Prodi I 886, D’Alema I 427, D’AlemaII 125, Amato 411, Berlusconi II 330, Berlusconi III 382, Prodi II 772, Berlusconi IV 1283, Monti 528, Letta 300. Infine Renzi, che ha superato i 1000 giorni, collocandosi al quarto posto per durata tra tutti i Governi della Repubblica. A riprova che la carta della rottamazione all’inizio è molto efficace, poi ci pensa il tempo a fare giustizia. Con mille giorni di governo alle spalle diventa più difficile.

Ma bisogna abbattere Renzi. Per una riforma costituzionale che era quella con cui nel 1996 il neonato Ulivo si era presentato agli elettori. Basta leggere le pagine del famoso libretto verde: “La realizzazione di un sistema di ispirazione federale richiede un cambiamento della struttura del Parlamento. Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali e possano quindi esprimere il punto di vista e le esigenze della regione di provenienza. Il numero dei Senatori (che devono essere e restare esponenti delle istituzioni regionali) dipenderà dalla popolazione delle Regioni stesse, con correttivi idonei a garantire le Regioni più piccole. Le delibere della Camera delle Regioni saranno prese non con la sola maggioranza dei votanti, ma anche con la maggioranza delle Regioni rappresentate. I poteri della Camera delle Regioni saranno diversi da quelli dell’attuale Senato, che oggi semplicemente duplica quelli della Camera dei Deputati. Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al Governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali.”

Esattamente ciò che è contenuto nella riforma. Renzi colpevole di tentare (finalmente) di dare attuazione al programma su cui era nata la nuova area riformista. Programma approvato naturalmente dai Segretari dei partiti di allora. A cominciare dal Segretario del partito più grande: Massimo D’Alema segretario dei democratici di Sinistra. Che tutto il passato tende a dimenticarlo…In fondo è un rottamatore anche lui. Della verità storica.

Mi ha molto colpito il durissimo giudizio di Sergio Fabbrini sulla rivista “Il Mulino”. Perché è una rivista seria, che non ha mai fatto sconti a Renzi. Eppure scrive http://www.rivistailmulino.it/item/3552: “Il risultato è la formazione di uno schieramento politico costituito di élite negative. Cosa hanno in comune Fassina e Salvini, Bersani e Schifani, Di Maio e Meloni? Nulla, se non l’interesse a conservare l’attuale assetto costituzionale che ne ha garantito la carriera politica…Lo schieramento politico del «no» è molto di più di un’armata Brancaleone, tenuta insieme dal livore verso il governo (e il suo primo ministro). È piuttosto una coalizione di irresponsabili che non si pongono il problema delle conseguenze delle loro azioni. … quelle élite politiche non riescono a immaginare il calo di credibilità che avremmo in Europa, se fossimo incapaci persino di adeguarci agli standard correnti di funzionamento democratico (siamo l’unico Paese, con la parziale eccezione della Romania, ad avere il doppio voto di fiducia per il governo)… Per il normativismo giuridico italiano, la riforma o è perfetta o non si deve fare. Naturalmente, la perfezione «è come la definisco io». Tant’è che se i nostri studiosi dovessero scrivere insieme la riforma costituzionale, il risultato non sarebbe molto diverso dal governo che dovrebbero fare insieme gli oppositori politici della riforma, se vincessero il referendum”.

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