Il No e il poi

Pubblicato il 3 novembre 2016, da Pd e dintorni

Con la nuova edizione del Rischiatutto è ritornato all’onore delle cronache Ludovico Pellegrini, il Signor No per antonomasia. Ma Signor No a prescindere ne sono fioriti molti.

Che il fronte del NO sia costituito da tante posizioni tra di loro politicamente inconciliabili non deve troppo meravigliare. E’ nella natura delle cose. Del resto i costituzionalisti chiamano “referendum oppositivo” i referendum come quello di cui stiamo parlando. Si sommano tante opposizioni, e il cittadino ha il potere di fare quello che vuole. Chi vota no per il merito (secondo me non sono la maggioranza dei no), chi vota no perché è comunque all’opposizione del Governo Renzi, chi vota no perché è scontento della situazione, perché non gli piace la riforma della scuola, perché i profughi non vanno accolti, perché odia Renzi e quello che rappresenta, ecc, ecc. E’ diritto del cittadino usare lo strumento del referendum come meglio ritiene.

Ci vorrebbe magari un po’ di maggiore linearità. Si può essere dalla stessa parte del No ma non per questo condividere sceneggiate. Mi sembra alquanto discutibile dal punto di vista della coerenza che M5S a Padova si sieda allo stesso tavolo di Bitonci, cioè chi in concreto sta ostacolando ogni spazio di libero confronto nella democrazia cittadina, per accusare le riforme costituzionali di “svolta autoritaria”.no

Più complessa mi appare la posizione di chi sostiene il NO da parlamentare, dirigente, iscritto del PD. Non che sia impossibile una distinzione di merito all’interno di un partito in cui si milita. Anche se votare la riforma in Parlamento (ricordo che, a differenza di quanto si fa credere, sulla riforma della Costituzione non vi è stato ovviamente alcun voto di fiducia) e poi invitare il cittadino a votare no non mi sembra il massimo della linearità.

Il problema è la natura degli argomenti che molti dei pieddini sul fronte del No usano e propongono all’opinione pubblica. Perchè un conto è essere contrari sui singoli aspetti, un conto è motivare il No ad un testo votato in Parlamento – con molte modifiche proposte anche da chi ora vota No – ritenendolo un testo che promuoverebbe un impoverimento della democrazia ed una svolta autoritaria.

E per sostenere questi argomenti si gira l’Italia con una compagnia di giro insieme ai vari Brunetta, Salvini, Meloni, Di Majo, ecc. Accreditando costoro come campioni della democrazia con cui combattere la giusta battaglia e screditando il Presidente del Consiglio e Segretario del proprio partito come un pericoloso golpista.

Flavio Zanonato si è un po alterato perché a domanda di un giornalista ho osservato che appare animato da un “odio teologico” nei confronti di Renzi. Può darsi che la mia espressione sia stata eccessiva ma la sostanza è quella: per lui come per tanti altri oppositori interni Renzi è divenuto un nemico da abbattere. Senza poi spiegare (destabilizzato, sconfitto, indebolito Renzi, al prezzo di rafforzare il populismo grillino e leghista) cosa secondo loro si dovrebbe fare politicamente. Sembra di capire: far finta che non sia successo niente, come se fosse possibile. Nell’esaminare il testo della riforma si diventa campioni mondiali di cercatori del pelo nell’uovo, spesso raccontando qualche bugia, facendo dire al testo cose che non ci sono, come se poi nel mondo delle istituzioni tutto fosse perfetto ed elevato il consenso dei cittadini. Come se un testo di settant’anni fa, scritto quando c’era la guerra fredda, non c’era l’Unione Europea, si stava sperimentando la vita democratica dopo il fascismo, non c’erano le Regioni, ecc. non potesse avere bisogno di un aggiornamento della strumentazione, del resto modesto.

Io resto sulla linea di un pacato Sì, per il merito della riforma e perché penso che Renzi è la carta che abbiamo per assicurare stabilità, un percorso di cambiamento, una rigenerazione del PD. E se anche lui e chi lo contorna aiutasse non semplificando troppo le cose sarebbe meglio. E condivido molto ciò che hanno scritto i bravi gesuiti di Aggiornamenti Sociali, certo non dei superficiali tifosi o nuovisti per principio: “guardando alla storia del nostro Paese e ancor più al suo domani, approvare la riforma, pur con i suoi limiti, ci appare come il passo da compiere in questo momento, perché può meglio accompagnare e sostenere quanto fin qui è emerso nella società civile. (…) È chiaro: la riforma non risolverà tutti i problemi del sistema politico italiano, ma può costituire un passaggio fondamentale e irrinunciabile. Non ci sono garanzie; ma bloccare ogni iniziativa perché non si sa ciò che potrebbe accadere sarebbe una condotta dettata dalla paura e dalla sfiducia; accettare le incertezze e le inco­gnite di una novità, di cui si riconoscono pregi e difetti, significa sbilanciarsi verso il futuro e obbligarsi a ricercare un nuovo equili­brio”.

 

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3 commenti

  1. ex Nuovo Progetto
    3 novembre 2016

    La strategia suicida è la stessa degli anni 70, 80 e 90: perdere pure le elezioni, per fare l’opposizione agguerrita e priva di responsabilità. Come per Ivo Rossi, sollevare qualcuno per poi tagliare i sostegni, e lasciarlo cadere ignominiosamente, perchè non appartenente alla propria congrega. Tanto chi ha i conti correnti del partito, le chiavi delle sedi, le quote delle società immobiliari mica sono quegli ingenui che votano SI.


  2. Giuliano Bastianello
    3 novembre 2016

    Il problema, anzi, i problemi sono due ma figli dello stesso errore:
    non si doveva fare il PD, frutto non della volontà dei militanti/iscritti ma risultato di un’inseminazione artificiale di una classe politica che, conscia di non aver più niente da dire, ha inventato un prodotto/politico forzando sulla fedeltà ( a prescindere ) degli iscritti/elettori.

    L’idea che il neopartito funzionasse per contrapporsi a Berlusconi (unico motivo per far accettare il PD alla base) è stata spazzata via dall’inconsistenza politica della destra italiana che se non è corrotta (in senso penale) lo è in senso politico visto che ritiene possibile qualunque alleanza pur di rientrare al governo.

    L’aver poi accettato primarie con il voto dei passanti è stata la mossa fatale per uccidere non solo l’area sinistra del PD (obiettivo raggiunto) ma le fondamenta stesse dell’ordinamento democratico previsto dalla Costituzione.

    Come è possibile che a scegliere il segretario di un Partito (una parte) possa intervenire chi non ne fa parte è un’aberrazione ( voluta da nemici della democrazia ed accettata da chi dovrebbe andarsene e chiedere scusa) che sta alla base dell’attuale dissenso della sinistra sul Referendum.

    La vittoria del SI corrisponderà al compimento del ciclo biologico che fa sopravvivere e prosperare il cuculo: depone le uova (Renzi) nel nido di un avversario (il PD). Nasce prima delle uova del nido ospite (il PD) che divora prima della schiusa per essere riconosciuto, e alimentato, come figlio legittimo (pure ingordo) dei poveri genitori ignari.

    Che disastro avete combinato
    Poteva restare Margherita e DS in Unione Democratica capace di trovare soluzioni condivise e utili al Paese.

    Vedere il PD che approva finanziamenti alle scuole private (in contrasto alla Costituzione) è la sconfitta definitiva di questa (ex) sinistra al Governo del paese.
    Tenetevi Renzi & C. , ma non dite che è di sinistra. Per rispetto alla Storia


  3. Paolo
    8 novembre 2016

    Ho riflettuto anch’io sul fatto se fosse meglio mantenere due partiti distinti, competitivi nell’elettorato ma collaborativi nel progetto. Non ho una risposta certa. Quello che so però è che quella scelta non è stata affatto una scelta solitaria di gruppi dirigenti, ma una scelta fortemente voluta da un popolo di elettori. Per la precisione 3,5 milioni di elettori, che non erano passanti ma persone che si sono messe in fila ai seggi per dire la loro. La crisi dei partiti, sempre meno iscritti e sempre meno capacità di progettazione, non si risolve rinchiudendosi in ambiti sempre più ristretti ma tentando di aprirsi. Renzi dapprima ha perso un congresso, poi lo ha vinto. per vincere è stato necessario anche il voto di persone fortemente radicate nella storia della sinistra, basta vedere i risultati in Emilia e in Toscana. Non c’è nessun cuculo, ma la decisione democratica del popolo che appartiene al Partito Democratico. Renzi non è un usurpatore ma il legittimo segretario del partito. Questa idea proprietaria del partito in cui c’è un gruppo ristretto che decide cosa è di sinistra e cosa non è (guardando al passato) e che bisogna chiedere permesso per fare politica è profondamente sbagliata.
    Quanto ai finanziamenti alle scuole non statali che fanno parte del sistema educativo secondo la legge sulla parità approvata dal primo governo Prodi con i voti di tutta la sinistra non sono affatto in contrasto con la Costituzione visto che nessuno dei molti ricorsi presentati è stato ritenuto fondato dalla Corte Costituzionale.


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