Il Potere spaventato

Pubblicato il 28 marzo 2017, da Cattolici e società

Travolti dall’incessante attualità che dura lo spazio di un clic rischiamo di rinunciare a pensieri lunghi. Invece i grandi libri trasmessici dall’antichità riescono ad essere spesso di una incredibile attualità. Cambia totalmente il contesto, le consuetudini sociali, il modo di vivere, la tecnologia, ecc. ma le cose fondamentali che riguardano il modo profondo di essere dell’umanità non cambia.

Ad esempio chi è andato a Messa la scorsa domenica ha riletto un passo famoso del Vangelo di Giovanni dove si narra l’episodio del cieco nato guarito da Gesù. Il racconto del miracolo in sé ci dice poco. E’ quello che segue che si dimostra di straordinaria attualità. Perché il Potere (la Legge) non accetta una realtà in contrasto con la norma. La vuole negare. Se è in contrato con la norma non può esistere. Perciò un miracolo fatto di Sabato non deve esserci. Perciò gli uomini della Legge preferiscono credere che l’uomo non fosse stato cieco, benchè fosse conosciuto da tutti come tale (allora i falsi invalidi non percepivano pensioni rubate…).

Siccome l’uomo insiste sulla veridicità del fatto hanno la pensata di chiamare i genitori. E qui c’è un altro messaggio per l’attualità. Il potere che usa l’arma della paura e il popolo che per paura rifugge dall’impegno e dalla testimonianza. Infatti prosegue il Vangelo: “È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?”. I genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di sè stesso”. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga”. Niente da fare anche con i genitori. Dovrebbero festeggiare, ma hanno paura.CiecoEnrica

Ritornano perciò a chiamare il cieco. Che evidentemente non era uno sprovveduto e resiste alle minacce. Anzi passa al contrattacco con la forza dei fatti: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo…Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. E usa un argomento logicamente inoppugnabile: “Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”. E lo cacciarono fuori.”

E’ un ritratto vivissimo (e sempre attuale) dell’atteggiamento del fondamentalista. Segue uno schema ideologico e si nega alla realtà. Si indigna con chi segue la realtà e non l’astrattismo dell’ideologia. Il cieco nato si impone con una logica stringente: guarda al fatto che gli è capitato e che ha cambiato la sua vita. Non gli serve andare per il sottile: “una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. Ed è bellissima l’ironia con cui tratta i farisei: se gli fanno tante domande su Gesù vogliono forse diventare suoi discepoli? E loro che dicono di saper tutto perché non capiscono?

Poi c’è chi non vuol prendere parte. I genitori non vogliono sapere nulla, meglio tenersi alla larga da questo fatto straordinario. Sconfitti sul piano del ragionamento dal cieco, arrampicandosi sugli specchi del formalismo (non può fare un miracolo chi viola la regola del sabato) alla fine i farisei risolvono il caso come capita spesso al potere che si indigna: “lo cacciarono fuori”.

Pessima ricetta, ieri come oggi. Cacciando fuori i problemi restano, solo si rimpicciolisce il “dentro”

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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