Dolori per la Merkel (e per l’Europa)

Pubblicato il 25 settembre 2017, da Nel Mondo

Cosa ci insegnano le elezioni tedesche? A prima vista, salvo approfondimenti con tutti i dati elettorali e politici ben conosciuti, qualcosa di cui tener conto ci dicono. Anche per le nostre responsabilità italiane.

Intanto liberiamoci dalla illusione che esista una legge elettorale perfetta, in grado di rimediare alle insufficienze delle proposte politiche. Lo dicevamo per la Spagna, e lì sono costretti ad un governo di minoranza dopo tre elezioni successive. Poi ci hanno assediato con il modello tedesco come modello ottimale, ed ora la Merkel, dopo la Grande Coalizione, dovrà sperimentare un governo con una base politica molto incerta, vista le difformità di posizioni su cose essenziale tra verdi e liberali e si vedrà se si riuscirà a formare il Governo e quanto tempo ci vorrà. Che dire poi di un sistema elettorale che porta ad un forte aumento del numero dei parlamentari per il meccanismo di compensazione della legge elettorale. Figuriamoci cosa succederebbe in Italia…

Anche in Germania si conferma dov’è il pericolo. I partiti al governo perdono di fronte alle conseguenze della crisi globale che ha colpito le economie occidentali. Anche in paesi forti come la Germania. Con la crescita di movimenti esplicitamente xenofobi e contro le democrazie costituzionali. La Merkel è stata duramente colpita nella sua politica coraggiosa e previdente sui temi dell’immigrazione. Ma la sua autorevolezza non è bastata a colmare le paure, come al solito negli strati più anziani, meno abbienti e meno acculturati. Nella ex Germania dell’Est. Chi in Italia ha duramente criticato le politiche perseguite dal Governo e in particolare dal Ministro dell’Interno Minniti dovrebbe riflettere su questi aspetti e sulle gravi conseguenze che possono derivare da una sottovalutazione delle correnti profonde dell’opinione pubblica. Che la legge sullo jus soli sia una legge giusta è una mia profonda convinzione ma che si sia capace di spiegarla agli elettori è un altro paio di maniche…

Come in Francia una débâcle dei socialisti. Nell’uno e nell’altro caso provati da una difficile esperienza di governo. Ci si dovrebbe pensare prima di contribuire ad un ulteriore indebolimento del PD. Sottovalutando le derive a destra che attraversano tutta l’Europa e l’incapacità del fronte progressista di offrire una alternativa se resta prigioniero di schemi sorpassati, validi in una società profondamente diversa dall’attuale. Dietro la sconfitta del PD non c’è la sconfitta di Renzi per riprendere da dove eravamo prima della conquista del potere da parte del ragazzo di Rignano. Ci sta una deriva pericolosa, in cui addirittura dovremmo nientedimeno considerare un male minore il ritorno di Berlusconi rispetto all’affermarsi del populismo informe di 5S o alle pulsioni xenofobe di Salvini. Non sottovalutare la fragilità in tutta Europa delle convenzioni democratiche che la hanno costruita dalle ceneri delle grandi dittature del 900.

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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