È nata la Terza Repubblica. Ma la realtà dei problemi non è cambiata

Pubblicato il 6 marzo 2018, da Veneto e Nordest

Venezie Post 6 marzo 2018

Ha ragione Di Maio ha dire che è nata la terza repubblica. Si è aperto un nuovo ciclo storico, con un terremoto pari a quello generato nel 1994 dalla discesa in campo di Berlusconi. Naturalmente bisognerà vedere cosa genera questo passaggio storico. Perché in fondo al di là delle narrazioni una vera seconda Repubblica non era mai nata. Perché nascesse occorreva che ci fosse anche un mutamento del quadro istituzionale. Le famose riforme bocciate dal referendum. E questa presunta terza? Si vedrà, appunto. Ciò che si può dire fin d’ora è che la cosiddetta seconda Repubblica registrava un mutamento pressochè totale delle forze politiche in campo, ma resistevano le culture politiche di riferimento. L’asse fondamentale era la distinzione tra destra e sinistra, conservatori/progressisti, liberali/socialdemocratici. Con la presunta terza usciamo dalle culture politiche del 900 verso inediti rassemblement difficili da classificare con quelle culture. E la Lega da partito del sindacato di territorio diventa un soggetto politico nazionale.

Nasce un nuovo bipolarismo, con un centrodestra a trazione leghista, spostata verso i temi populisti antieuropei e le chiusure nazionalistiche ed un Movimento 5 Stelle per il momento dalla multiforme fisionomia, assommando temi tipici della destra a temi della sinistra radicale. E i flussi di voto dimostrano l’appeal che M5S ha esercitato verso elettori già del PD e potenzialmente di Leu.

La tabella che riporta i voti nel Nord Est non dice molto di nuovo. Qui del resto era già avvenuta la dissipazione dei voti di Forza Italia a favore della forza trainante della Lega e soprattutto di Zaia. E il PD magari può consolarsi perché il Veneto non è proprio più una anomalia. Ma non per un miglioramento in Veneto ma per un peggioramento nel resto del territorio nazionale. Se raffrontiamo i risultati con quelli delle regionali venete 2015 potremmo rilevare che Zaia, tra la lista sua e quella della Lega prese il 40,9 (pur in presenza di Tosi che con le sue liste mise insieme il 10,7), Forza Italia prese il 6 (Berlusconi pur invecchiato esercita comunque un fascino quando è in campo e fa guadagnare 4 punti) ed il PD resta sul livello (disastroso) della candidatura Moretti che era al 16,7. Potremmo dire che la scelta nazionalistica di Salvini non è stata apprezzata da una parte del voto leghista e il M5S ha intercettato il voto di delusi nell’elettorato leghista. Fatto sta che né Forza Italia né il PD hanno saputo mettere in campo dopo i risultati così negativi delle regionali alcuna iniziativa politica significativa e risultano elettoralmente marginali. In Forza Italia non emerge alcuna personalità politica veneta capace di parlare al territorio, il PD è ormai in tutti i collegi al terzo posto. Con questi risultati appare evidente che le elezioni del Friuli Venezia Giulia segneranno una ulteriore sconfitta del PD, che perderà un’altra Regione, e sulle elezioni a Vicenza, Treviso e Udine bisognerà vedere se la personalità dei candidati del PD e le divisioni esistenti al momento nel campo del centrodestra riusciranno a ribaltare i risultati delle politiche.

Non sappiamo se ci sarà un Governo e quale segno politico potrà avere. Potrebbe essere perfino un governo M5S/Lega, oggi fieramente negato ma domani non si sa. Dovremmo chiederci: sarà un Governo in grado di rappresentare gli interessi di questo Nord Est, che sta riprendendo un passo più spedito sul piano della competitività economica?

Sarà un Governo che avrà una visione aperta delle relazioni internazionali? Per una economia che vive principalmente di export e di turismo sapremo uscire, finita la campagna elettorale, da impostazioni di carattere sovranista e nazionalista, con il rischio, evidente nelle decisioni USA, di nuove guerre commerciali dannosissime per una economia come la nostra? L’Europa interlocutrice per costruire politiche adeguate o nemico di comodo da additare all’opinione pubblica per nascondere l’incapacità nostra di risolvere i nostri problemi?

Sarà un Governo capace di politiche fiscali efficaci? Efficaci vuol dire pagare meno perché tutti pagano e non sacrificare politiche di spesa pubblica (altrettanto efficaci) a sostegno della coesione sociale (senza la quale lo sviluppo stenterà sempre) ma anche a sostegno delle piattaforme territoriali per lo sviluppo (investimenti pubblici e privati, ricerca applicata, formazione del capitale umano, ecc.).

Sarà un Governo che non affosserà le positive pre intese sulle autonomie regionali siglate dal Governo uscente con Veneto, Lombardia, Emilia Romagna? Che ci avvicinano un po’ alle nostre confinanti regioni a statuto speciale? Perché i risultati elettorali ci consegnano una Italia divisa profondamente sul territorio nelle preferenze elettorali. Una grande macchia blu su tutto il nord fino al Lazio, con sparute macchie rosse (Bolzano e Toscana) ed una uniforme macchia gialla dalle Marche in giù. Il M5S è sì un partito nazionale ma lo sfondamento suo è avvenuto soprattutto al Sud, dove in molti collegi sta a cavallo del 50%. E rappresenterà le ragioni di questi territori, sempre diffidenti sul federalismo.

Si vedrà appunto. Finita la campagna elettorale, questa più di altre, delle facili promesse si presenta la realtà con le sue durezze.

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