IL prezzo dell’irresponsabilità

Pubblicato il 31 maggio 2018, da Politica Italiana

L’irresponsabilità ed incapacità dei presunti vincitori lascia il paese nell’incertezza assoluta. Un giorno una cosa, il giorno dopo il contrario. La cosa più probabile è che ci attenda una durissima campagna elettorale. Subito o tra poco non cambia molto. Io concordo totalmente con le parole di Carlo Calenda su quale sia la posta in gioco: “vogliamo stare in Europa o scivolare in Africa? Conservare il benessere costruito in settant’anni o distruggerlo? Difendere le istituzioni repubblicane o prendere la deriva di una democrazia populista sul modello di Putin? Avere a fondamento della vita politica la democrazia rappresentativa o i blog e le S.r.l.? È una sfida che dobbiamo affrontare con fiducia. L’Italia è più forte di chi la vuole debole”.

Dobbiamo dare voce a questa Italia positiva. Non spaventarsi di un’onda che c’è nell’opinione pubblica di rancori, facilonerie, illusioni da adolescenti. Che pensa di avere la forza di imporre al mondo i propri interessi, senza avere né il fisico ne leadership autorevoli. C’è una Italia del buon senso che bisogna far schierare. Con proposte e buoni argomenti. Non dando nulla per scontato.

Caro PD, ritorna a parlare al paese. È più efficace l’intervista di Calenda che in fondo nel PD non è nessuno di tanti leader che sembrano aver perso la parola. Non basta stare con Mattarella. Occorre anche spiegare il perché. E mi sembra, ad esempio, che non abbiamo spiegato al paese perché riteniamo giustissimo il veto posto da Mattarella su Savona Ministro.

Ci sono stati perfino dei “giuristi democratici” (?) che sul Mattino di ieri disquisivano in punto di diritto sulla legittimità dell’intervento di Mattarella. Vogliamo andare alla sostanza? Vogliamo capire perché un uomo mite e conciliante come Mattarella ha dovuto esercitare fino in fondo le proprie prerogative? Vogliamo spiegarlo agli elettori, comprendendo che non è così automatico il ragionamento: ma in fondo cosa cambiava per un ministro in più o in meno?

Cosa è questo famoso piano B evocato da Savona? Una astratta esercitazione intellettuale? No, un piano preciso, fondato sull’inganno dell’opinione pubblica e anche dei propri partner della cui fiducia si dovrebbe aver bisogno. Fondato sulla improvvisa chiusura immediata di tutte le operazioni bancarie e finanziarie, l’immediata conversione di salari, pensioni prezzi  al tasso di 1 a 1 in Nuove Lire. La transizione immediata delle prime ore dovrebbe avvenire con moneta elettronica o assegni, in attesa che nelle settimane successive si stampino 8 miliardi di Nuove Lire da distribuire. Contestualmente anche il debito sarà rinominato nella nuova valuta, fortemente svalutata.

Cosa significa questo: una enorme perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni (altro che l’euro), un danno gravissimo all’economia (pensiamo di poter fare ancora come negli anni ’70 la svalutazione competitiva per il nostro sistema produttivo che deve competere sulla qualità e su mercati aperti?) Un paese che pretende di essere rispettato che si atteggia a magliaro: siamo troppo grandi perché ci possiate far fallire, perciò non vi restituiamo i soldi che ci avete prestato?

Si può pensare di nominare Ministro una persona che ha questa idea e che non intende rinnegarla? E che pensa come ha detto che questa pistola deve essere sempre carica e sparare in ogni momento ritenuto da lui opportuno? E che questo possa essere senza conseguenze sulla affidabilità e credibilità del nostro paese? Perché dovrebbero fidarsi di noi e continuare a sottoscrivere il debito pubblico di un paese il cui ministro, nel momento in cui chiede nuove sottoscrizioni del debito, annuncia che potrebbe non pagarlo?

La materia è complessa, ma la sostanza è semplice. Se vuoi essere padrone del tuo destino devi fare i debiti che sono sostenibili. Se sei un paese che ogni mese deve finanziarsi sui mercati per miliardi di euro devi essere credibile: chiedi i soldi perché intendi restituirli e dimostri di poterlo fare. Non c’entra niente l’Europa, che anzi ha sostenuto, in un modo che non ci sarà più in futuro, la nostra capacità di indebitamento. Se non ci fossero stati gli interventi della Banca Europea saremmo già in default. Le chiacchiere sono un conto. Le durezze dell’economia un’altra cosa. Nell’asta dei titoli di stato svoltasi in questi giorni, grazie all’irresolutezza dei vincitori, abbiamo avuto un aggravio di oltre 140 milioni di euro, che peseranno sul bilancio dello Stato per tutti gli anni di vita dei titoli di stato: soldi dei cittadini sottratti ad impieghi a loro favore grazie a parole in libertà.

Tante cose dell’edificio europeo non sono all’altezza delle sfide della contemporaneità. Ma il più debole non può pensare di imporre a proprio piacimento ciò che gli è utile. Deve contribuire a costruire il nuovo edificio. Contando sulla solidarietà degli altri, certamente, ma facendo anche il proprio dovere. Come è stato fatto in questi anni: abbiamo ottenuto la necessaria flessibilità, prevista dei trattati, perché abbiamo mantenuto la parola. Anche Renzi ha un po’ favoleggiato di pugni sul tavolo ma le cose che si sono ottenute si sono ottenute con la ragione e la credibilità. E ricordandosi che se esistono le nostre opinioni pubbliche esistono anche quelle degli altri paesi che incidono sui loro governanti. O pensiamo che la Merckel sia una autocrate che per egoismo non aiuta l’Italia?

Sì, serve una nuova iniziativa politica. Un grande fronte repubblicano per la difesa delle virtù civili italiane. Avendo fiducia che anche il popolo di fronte a scelte decisive, se sapremo offrire buoni e credibili argomenti, si schiererà dalla parte giusta. E che incomincerà a diffidare di un leader del più grande partito italiano che un giorno minaccia senza fondamento di impeachment il Presidente della Repubblica ed il giorno dopo cambia idea. Che si è fatto infinocchiare da un signore che ha la metà dei suoi voti e lo ha condotto nel burrone delle elezioni.

Lo sentivo questa mattina in un bar delle piazze. Pensionati preoccupati, che avevano votato la Lega. Ma che stavano pensando al rischio delle proprie pensioni svalutate, che nessuna eliminazione della Fornero difenderà, anzi.

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