Due chiacchiere sull’Ospedale padovano

Pubblicato il 8 giugno 2018, da Realtà padovana

Ci sarebbe da commentare il fluviale intervento del presidente del Consiglio. Effettuato, al di là dei cori da stadio dei supporter in perfetto stile delle pagine di declino della prima repubblica: parlar molto per dire pressoché nulla, in un mare di luoghi comuni. Ci sarà tempo, per intanto rinvio all’intervento del capogruppo Graziano Del Rio, con il memorabile indignato richiamo all’evocato “congiunto” del capo dello stato Piersanti Mattarella assassinato dalla mafia., così definito dall’ineffabile Conte,

Invece parliamo di cose padovane. Parliamo dell’ormai mitico nuovo ospedale. È interessante e preoccupante quanto detto dal responsabile del progetto Luciano Fior: «L’iter del nuovo ospedale a San Lazzaro? Da 1 a 10, in un virtuale cronoprogramma, siamo poco oltre lo zero».

Facciamo un po’ di memoria? Accordo di programma, siamo nel luglio 2013, tra Comune, Regione ed Università: tutti d’accordo nel fare il nuovo Ospedale a Padova Ovest. Amministrazioni di colore diverso ma unite al servizio di un grande progetto per la città discusso per alcuni anni.

Poi arriva Bitonci e ferma tutto. Con due argomenti inesistenti: che a Padova ovest ci sia una palude e che sarebbe stato difficile acquisire le aree. Poi, dopo il famoso ospedale con le ruote che ha vagato in diversi luoghi della città, l’idea si consolida attorno ad alcune aree a Padova est, alcune già del comune (comprate nientemeno che dal Sindaco Crescente negli anni 60 per fare la nuova Fiera!) altre private, con l’argomento che sarebbero state immediatamente disponibili e gratis… Per la verità il progetto dell’amministrazione Zanonato prima e Rossi poi, incontra anche l’opposizione a “sinistra”, di Padova 2020 e poi di Colazione Civica: non bisogna assolutamente consumare del suolo ed il nuovo ospedale deve essere nuovo su vecchio, in linea con il Bitonci prima maniera.

Bene. Anzi male. I fatti dimostrano che: a) tutte le relazioni tecniche confermano che a Padova Ovest non c’era alcun rischio idrogeologico, che semmai esiste a Padova est; b) che non si può comandare in casa d’altri e come fare l’Ospedale lo decide la Regione e l’Università. Come spesso succede quando la sinistra si fa ideologia scatta l’eterogenesi dei fini. Per dire di no a Padova Ovest si fa l’Ospedale dove voleva Bitonci, con lo stesso consumo di suolo, ma in un posto peggiore della città, accompagnando la realizzazione a fenomeni speculativi.

E veniamo ai giorni nostri, dove viene smascherata l’ultima bugia, quella dei terreni gratis immediatamente disponibili. Gratis i terreni non sono perché verrebbero al comune mercé una generosa variante urbanistica che consentirebbe una ingente valorizzazione dell’area restante ai privati. E siccome la possibilità edificatoria non è infinita, a proposito del consumo di suolo zero, il Comune paga non con denari ma comunque cedendo volumi che sarebbero potuti andare a valorizzare aree pubbliche. Insomma quella che una volta si chiamava una speculazione edilizia, termine caduto in disuso.

Sull’immediata disponibilità ci illuminano i fatti di questi giorni. Delle banche creditrici divenute proprietarie (evidentemente allora Bitonci scelse di interloquire con società molto solide improvvisamente divenute proprietarie di aree intuendo una futura valorizzazione urbanistica…) Unicredit ha ceduto ad una società di cartolarizzazione e Monte Paschi dice: col cavolo che vi do le aree se non siete in grado di garantire che davvero l’Ospedale si farà.

Con il che ci vengono indicate due cose: che la credibilità del progetto nuovo Ospedale non è molto solida vista dal lato dei valutatori finanziari e che, soprattutto, sarebbero gli interessi privati a decidere sulla localizzazione dell’Ospedale. Va fatto lì perché se no non ci sarebbe una adeguata valorizzazione di aree private. L’Ospedale (esagero un po’) a servizio degli interessi speculativi dei privati, che diversamente rimarrebbero con aree prive di valore.

Domanda ingenua: ma se ci sono tutte queste difficoltà cosa osta a tornare alla localizzazione a Padova ovest? Aree senza questi problemi, localizzazione urbanisticamente migliore, con possibilità di future espansioni, dove insediare anche il campus di medicina. E a ridosso dell’Arcella e Borgomagno, quella parte di città che tutti dicono di voler riqualificare. Fermo restando naturalmente l’impegno alla riqualificazione del vecchio ospedale e del Parco delle Mura ottenuto da Giordani. Chi potrebbe opporsi? Non certo la Regione o l’Università, che già avevano sottoscritto la soluzione, non certo componenti di giunta che potranno ben riconoscere che una volta accertato che il consumo di suolo è inevitabile si può almeno scegliere la localizzazione migliore secondo gli interessi pubblici e non quelli privati. Perché non pensarci?

 

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