Un Presidente che non c’è

Pubblicato il 10 luglio 2018, da Politica Italiana

Sono stato una settimana in Sicilia. Così ne ho approfittato tra un bagno e l’altro anche per assistere all’inaugurazione di una bella mostra di lavori di Elio Armano a Mazara del Vallo. Che ha un sindaco davvero singolare. Viene dal Movimento Sociale Italiano (identità che rivendica), un fascista insomma, eppure sta facendo straordinarie esperienze di integrazione tra etnie e religioni diverse. Basate sul rispetto reciproco tra le grandi religioni monoteiste: Cristianesimo, Islam, Ebraismo. Con una intelligente azione di recupero della identità cittadina e dei suoi beni culturali ed ambientali.

Niente televisione (salvo le partite dei mondiali) e solo lettura dei quotidiani. Le cose che colpiscono sono naturalmente molte, quasi tutte legate all’enorme distanza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Il principio di verità sembra essere scomparso in una parte considerevole dell’opinione pubblica, ormai plasmata sulla logica dei social: voglio sentire solo ciò che mi piace, il resto lo rimuovo o lo esorcizzo con l’insulto, o negando la realtà dei fatti.

Così ad esempio in media gli italiani pensano che gli immigrati siano il 26% della popolazione mentre sono solo il 9, ritengono che il 40 per cento degli immigrati sia disoccupato, mentre il dato esatto è poco più del 10 per cento, come gli italiani, si fanno prendere dall’ansia dell’invasione, ma come ha ricordato la Commissione Europea gli sbarchi sono diminuiti del 95% rispetto al periodo più critico. E guai se Boeri o l’ufficio studi della Banca d’Italia fanno presente che stante la dinamica demografica italiana, senza la presenza degli immigrati salterebbero gli equilibri pensionistici e ci sarebbe una caduta della produzione nazionale.

Teste, di Elio Armano

Il governo del cambiamento. A parole. O meglio: un cambiamento evidente è che abbiamo un Presidente del Consiglio per finta. Comunque non corrispondente a ciò che prevede la Costituzione all’art. 95: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.” Di questa attività francamente non c’è traccia. L’agenda quotidiana è dettata da Matteo Salvini, alla ricerca del nemico e della divisione quotidiana, affannosamente inseguito dall’altro vicepresidente Di Maio che tenta di proporre temi altri, ma si limita all’enunciazione o al velo sloganistico: decreto dignità sarebbe una bella formula se ci fossero i contenuti, è una parola impegnativa…

La cifra del presidente del Consiglio è il silenzio. Si ricorda in questi 40 giorni di attività del Governo una affermazione significativa, un pensiero, una sua iniziativa robusta per evitare le evidenti voci dissonanti che incominciano a registrarsi tra i due vicepresidenti del consiglio, quello maggiore e quello minore? No, non si ricorda, del resto è stato eletto per questo, per non disturbare i leader politici, notaio del contratto piuttosto che avvocato deli italiani…Cercherà di ricavarsi uno spazio appoggiandosi ai rari tecnici, da Tria a Moavero, ma per il momento è in imbarazzato silenzio.

E i Ministri esistono? Finora figure silenti, nelle parole e nei fatti. Negli ultimi giorni finalmente qualche affermazione da parte dei singoli ministri. Quando proprio non potevano farne a meno, per non perdere di dignità: sui vaccini, sulla magistratura, sui porti.

Può essere un metodo nuovo. Uno potrebbe anche dire che rispetto a certe litigiosità del passato meglio così. Ma allora potevano nominarsi Salvini Presidente del Consiglio e tutto sarebbe stato più chiaro. Il fatto è però che questo sistema produce molto poco, oltre alle chiacchiere. Ad esempio andando al 1996, quando nasce il governo Prodi (anch’esso caratterizzato da un profondo mutamento degli equilibri politici tradizionali) dal 18 maggio data di nascita del governo alla sospensione estiva dei lavori in agosto il Senato si riunì 44 volte ed esaminò 43 diversi provvedimenti. Il governo Conte si è insediato il primo giugno. Il Senato si è riunito 13 volte e finora ha discusso tre modesti decreti. Non è alle viste un programma intenso di lavori prima della sospensione estiva, a parte il decreto dignità dai discutibilissimi contenuti, il cui effetto pratico rischia di essere di indebolire la ripresa in atto, ritardare assunzioni regolari e di ricacciare nel nero tanti posti di lavoro.

Poi ci sarebbe l’assemblea del PD. Non molto confortante. Una soluzione di buon senso la nomina di Martina, ma ci vorrebbe altro. Mi auguro che si capisca che il problema non è “quando” il congresso, ma il “come”. Perché il congresso fatto a tamburo battente e con scarsi contenuti politici dopo la sconfitta referendaria ha prodotto un largo consenso per Renzi: lo avrà legittimato nel partito ma come abbiamo visto molto poco nell’elettorato. Ed è lì che occorre riprendere il filo.

P.S. Renzi ci mette anche la buona volontà ma è più forte di lui. Se non gli si è asserviti si è attaccati. Anche Gentiloni, colpevole di “algida sobrietà” e di mancanza di coraggio sullo jus soli (su cui come è noto i voti non c’erano, e comunque sai che popolarità…). Il fatto è che Gentiloni aveva un indice di gradimento altissimo, molto superiore a quello di Renzi. E’ proprio Renzi che aveva stancato (anche ingiustamente) l’opinione pubblica. Era Gentiloni la carta da giocare in campagna elettorale. Altro che algida sobrietà. Per parecchi italiani stanche di quotidiani fuochi di artificio era una bella qualità.

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