Il silenzio degli innocenti (che non lo sono)

Pubblicato il 5 settembre 2018, da Pd e dintorni,Politica Italiana

Va bene, ci sono le responsabilità del PD. Ne ho parlato anche frequentemente qui. Gli errori fatti, le sottovalutazioni degli allarmi sociali. Osservazioni, anche quelle molto più autorevoli delle mie, inascoltate. Anche l’ultima intervista di Matteo Renzi non è sincera con gli elettori. Annuncia che non intende candidarsi (e mi sembra una cosa saggia) ma non c’è ancora una volta un minimo tentativo di spiegazione. Perché non può ricandidarsi? Non è in gioco una generosità personale, c’è il fatto che in tutti i sondaggi risulta il più sgradito dei leader politici. Sempre in fondo alla classifica, perfino dopo Berlusconi.

Non c’è mai stato un tentativo di risposta a questo fatto. Perché siamo passati da un drogato ma reale 40% alle Europee alla sconfitta referendaria, seguita, non avendo voluto affrontare seriamente il messaggio degli elettori, alla sconfitta delle politiche?

Renzi lascia intendere che il governo Gentiloni, senza personalizzazione e con un understatement, sarebbe il responsabile della sconfitta. In qui sta la mancanza di sincerità, perché Renzi, che non è uno stupido, sa benissimo che gli elettori che sono andati a votare non hanno dato un giudizio sul governo (il gradimento nell’opinione pubblica di Gentiloni era molto elevato, come quello di Sergio Mattarella) ma hanno votato il PD di Renzi. Dando un giudizio a mio avviso ingeneroso, ma così è. Perché questo è avvenuto? Qui Renzi non si è mai cimentato in una vera analisi.

Tuttavia vogliamo guardarci intorno? Perché il PD è certamente (o dovrebbe essere) il pilastro attorno a cui costruire una alternativa, ma: e le responsabilità degli altri? Si sono messe tra parentesi ma per ripartire bisogna prender in considerazione anche queste.

Vi ricordate di Giuseppe Civati? Era il gemello di Renzi ai tempi della prima Leopolda, una coppia formidabile. Poi si son rotti i rapporti e Civati ha interpretato una delle possibili opposizioni al renzismo. Dentro il PD ha avuto visibilità e ruolo. Poi è diventato prigioniero delle proprie critiche, se ne è andato, ha costruito l’illusione della Podemos italiana ed è sparito. Ininfluente. Eppure era una intelligenza valida, che dentro al PD poteva comunque avere ruolo e influenza.

Fassina chi? Passato alla notorietà per l’inurbana battuta di Renzi. Ma una persona dai buoni studi, che in campo economico aveva competenze. Non ho quasi mai condiviso le sue posizioni in questo campo, tuttavia persona colta, preparata. Anche lui nel PD avrebbe potuto influire, specie nella stagione post renziana. Anche lui condannato alla ininfluenza, Insieme a Leu. Nata con grandi ambizioni ma ridotta al silenzio, Non è solo questione dei pochi voti conseguiti. Si possono avere pochi voti ma essere comunque propositivi e loquaci. I radicali insegnano. Il silenzio odierno è frutto del fatto che si è dimostrato che non c’era un vero progetto politico, ma solo diversità tenute insieme dal collante antirenziano e dalla illusione di un certo riciclo di personalità. Avevano la carta Pisapia e per i soliti personalismi e settarismi l’hanno buttata.

E chi si ricorda di Grasso? Presidente del Senato per caso, grazie alla generosità (un po’ incauta) di Bersani. Silente per quattro anni e mezzo, compiaciuto di sé, poi improvvisamente lo illudono di poter essere un capo politico. Lui ci crede e si atteggia a tale. Dura lo spazio di un mattino. Anche qui non è questione di avere pochi voti. Sei stato presidente del senato, sei parlamentare, se avessi cose da dire la tribuna l’avresti.

E ci ricordiamo dell’ineffabile Presidente della regione Puglia Emiliano? Finché c’era Renzi ogni giorno aveva qualcosa da dire. Bombardando stampa, televisione, social. Candidato alle primarie, annunciatore di nuove stagioni politiche. Via Renzi finito anche lui. Annichilito nel silenzio. Aveva puntato sui cinque stelle. Non ha più nulla da dire sulla torsione populistica destrorsa che hanno avuto? Sulla incapacità di decidere il nodo ILVA, in un modo o nell’altro, questione decisiva per la sua regione?

E che dire degli intellettuali del NO? Zagrebelsky e compagnia. Profeti di ogni malanno antidemocratico se fossero passate le modeste modifiche costituzionali sottoposte al referendum degli italiani. Passato il no sarebbe stato semplicissimo fare le modifiche pur necessarie alla carta, avevano promesso. Tutti zitti. Ora che si sta cambiando nei fatti la Costituzione materiale del paese, e si intravedono i rischi reali di un autoritarismo distruttivo non hanno nulla da dire all’opinione pubblica. Eppure alcuni di loro si erano parecchio compromessi con apertura di credito a M5S e avrebbero perciò titolo per rimarcare questa svolta a destra. L’unico che ha preso una iniziativa è stato Cacciari.

La ripartenza di un grande fronte progressista necessario per fermare l’avanzata della destra passa certamente attraverso una seria autocritica del PD e per scelte congressuali coraggiose, come ho già scritto non è questione di uomini ma di recupero di una missione per la società italiana. Ma per riuscire nell’impresa molti altri devono essere capaci di fare i conti con i propri molti errori.

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2 commenti

  1. Rosanna
    5 settembre 2018

    Sono d’accordo quasi su tutto. Puntualizzo solo due punti
    1- Renzi ha spiegato bene perché non si ricandida: “mi sono candidato due volte, due volte ho vinto, due volte sono stato vittima del fuoco amico”. Carattere a parte (sono anche stufa delle critiche al suo carattere, come se gli altri fossero delle mammolette) ha poi risposto alla domanda se voterà Zingaretti “prima aspetto di vedere gli altri candidati”. Può equivalere ad un no, come essere davvero un modo per prender una decisione definitiva. Siccome gli hanno dato addosso per il carattere, pot4emmo una volta tanto pensare alla sua onestà intellettuale? Che ha confronti di tanti altri membri del pd brilla come un diamante.
    2- vogliamo smetterla di fare autocritica? Analisi, autocritica, analisi, autocritica, dai che palle e dal 5 marzo che non solo facciamo autocritica, ma ci stiamo difendendo dalle critiche di tutti. Anche basta dai e cominciamo a mandare a quel paese quelli che non fanno altro. Eh dare la colpa al pd o a Renzi alternativamente. Non abbiamo nulla da dire sulla guerriglia dei vari speranza, bersani, grasso, D’Alema, Civati, e chi più ne ha più ne metta? Ciao e grazie, mi sono sempre utili i tuoi pezzi.


  2. Paolo
    6 settembre 2018

    Grazie Rosanna. Penso che uno degli elementi che appesantiscano il PD sia questa immagine sempre rissosa e divisiva. Per la quale tuttavia Renzi ha rilevanti responsabilità. perchè toccava soprattutto al segretario fare di un partito una sede accogliente. Penso anche che vi sia stata una autocritica a parole ma non una vera analisi dei motivi del forte indebolimento elettorale del PD. Questo non è certo responsabilità solo di Renzi, ma Renzi ha guidato il partito in modo troppo solitario, circondato solo da fedelissimi, in errori progressivi, dal referendum all’impostazione della campagna elettorale di marzo. Tuttavia l’analisi dovrebbe servire al gruppo dirigente per capire meglio da dove ripartire. Agli elettori non interessano molto dirigenti che chiedono scusa o si cospargono il capo di cenere. Dalla analisi occorre saper proporre al paese una prospettiva, parole affascinanti ed in effetti la garanzia di un partito che sappia parlare sulle cose fondamentali con una voce sola. Speriamo


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