L’impotenza dell’incompetenza e l’arbitrio del potere

Pubblicato il 24 settembre 2018, da Politica Italiana

È troppo parlare di squadrismo? La storia non si ripete mai eguale, ma ignorare i sintomi ha sempre preparato i peggiori mali sociali. Bisogna leggere la storia dell’avvento del fascismo: la stanchezza per le promesse tradite dopo i sacrifici della Grande Guerra, l’illusione che si potesse fare un po’ d’ordine e tornare come prima da parte degli interessi degli agrari e del debole capitalismo. E che per far questo si potessero violare un po’ di regole della democrazia. La tolleranza sorridente per i giovani che si davano da fare con un po’ di santo manganello e di olio di ricino. Invece erano i sintomi di una grave malattia. Che avrebbe portato ad una dittatura ed alla tragedia di una guerra disonorevole.

In cosa consisteva la cultura dello “squadrismo? L’idea che le regole erano presidi ed impicci inutili, che l’irrompente giovanilismo fascista (Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza…) era legittimato a travolgere quelle regole se inopportune e che chi non si allineava andava rieducato: appunto con le intimidazioni, il manganello, l’umiliazione dell’olio di ricino, la distruzione fisica di sedi associative, giornali, ecc. e se poi uno non lo capiva si poteva andare oltre, come insegnano gli assassinii di Don Minzoni e di Giacomo Matteotti. Di cui Mussolini non si vergognò mai.

Tutto questo per qualche parola sboccata di Rocco Casalino? C’è molto di più. Intanto è la pretesa di orientare il sistema dell’informazione, facendo finta di essere registrato a propria insaputa, mentre la volontà è di rendere esplicite minacce e intimidazioni.

“Se vuoi far uscire una cosa simpatica – dice Casalino al suo interlocutore- metti che nel Movimento è pronta la mega vendetta: scrivi che se non dovessero uscire i soldi per il reddito di cittadinanza, ‘fonti parlamentari’ dei Cinque stelle giurano che per tutto il 2019 ci dedicheremo a far fuori una marea di gente nel Mef. Non ce ne fregherà niente, sarà veramente una cosa coi coltelli”. “O ci trovano i 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, o dedicheremo il 2019 a far fuori tutti questi pezzi m*** del ministero dell’Economia”.

Chi parla non è l’ultimo parlamentare dei 5 stelle, ma uno dei padroni del Movimento, pagato da tutti i cittadini per fare il portavoce di quel fantasma che è il presidente del consiglio. Questo è il linguaggio, questa è l’idea di un potere che non deve incontrare limiti. Ma la democrazia è un’altra cosa.

Lo ricorda con parole semplici e pacate il Ministro dell’Economia: «L’attribuzione di risorse a determinate voci piuttosto che ad altre non spetta alle strutture tecniche dell’Economia, perché è una scelta politica Anche il reperimento delle coperture finanziarie rientra in questo stesso ambito». Del resto, continua la nota, «il bilancio dello Stato è pubblico ed è visionabile da tutti sui siti istituzionali».

Se un vicepresidente del consiglio dice “pretendo che si trovino i soldi” e colui che appare il vero capo della delegazione 5 stelle intima “devono trovare i 10 miliardi” manifestano solo l’impotenza dell’incompetenza cui vogliono far fronte con l’arbitrio del potere. Che è una delle costanti delle dittature, soft o hard che siano. Più moderatamente Salvini dice che ci vuole coraggio. Sì, il coraggio di riconoscere che si sono fatte promesse avventate, che se si fa oggi un debito che non si sa come ripagare ci si mangia il futuro.

Da avvocato degli italiani ad azzeccagarbugli nazionale, come ha ben scritto Calabresi. Il presidente del consiglio non ha alcuna autonomia. Di fronte al turpiloquio ed alle minacce del suo capo comunicazione non può dire nulla. Del resto glielo hanno fatto trovare seduto a Palazzo Chigi, mica l’ha scelto lui. Non difende le strutture tecniche del suo governo, non ha il coraggio di sconfessare il suo portavoce/padrone, non ha il coraggio di dire che è d’accordo. Ricorre all’espediente dell’avvocaticchio. Il problema non è il contenuto del messaggio, non sono le minacce, ma il fatto che quell’audio sia stato diffuso. Facendo finta di ignorare che Casalino lo ha consapevolmente fatto diffondere.

PS attendo sempre di sentire una parola da parte di quelli che nella stagione renziana erano gli indignati in servizio permanente. Gli intellettuali del NO. L’ineffabile Travaglio sempre pronto a dire la sua sui pericoli per la democrazia. Ora stranamente silenti: per pavidità (anch’essi intimiditi), per opportunismo e convenienza (questi giovanotti avranno pur bisogno della nostra sapienza penseranno), o per che altro? Ah già: ma il PD allora?

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