Savona, ma mi faccia il piacere

Pubblicato il 28 ottobre 2018, da Politica Italiana

Succede che un anziano signore di 82 anni, con alle spalle un rispettabile curriculum di economista e di collaboratore di molti centri del potere italiano (dalla banca d’Italia a Confindustria), ex banchiere certamente destinatario di una ( o più) pensione d’oro (a 24 carati), se ne esce con questa affermazione a proposito del condono fiscale, perno della manovra economica gialloverde: “perché non lo dovremmo fare noi? Sarebbe sempre una redistribuzione di reddito dai ricchi ai poveri”.

Se fosse un privato cittadino, pazienza. Sarebbe il rappresentante di quella corrente di opinione sempre presente nel nostro paese secondo la quale le tasse sono un furto, non pagarle è un diritto ed è da fessi pagarle. Ce lo siamo sentiti ripetere molte volte e li abbiamo incontrati spesso nella vita quotidiana questi signori…

Il problema che il dott. Savona è un ministro del governo del cambiamento. Sarebbe addirittura Ministro dell’Economia se quel sant’uomo di Mattarella non lo avesse impedito. L’ambizione senile lo porta a giustificare un condono fiscale con argomenti che neppure Giulio Tremonti, che dei condoni fu maestro, ha mai osato sostenere. Li faceva per necessità contabili, per opportunità di riuscire praticamente a incassare soldi pochi, maledetti e subito. Ma non ha mai giustificato il condono come l’arma di Robin Hood nella foresta di Sherwood…

Io faccio parte di quella pletora di ricconi che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo. Non per una particolare vocazione, anche se confesso di far parte di quella quota di italiani che pensano che pagare le tasse il giusto è un dovere di cittadinanza che poi ti rende titolare di diritti: ad avere una buona sanità, il diritto all’istruzione, ecc. Comunque le pago perché me le trattengono alla fonte, come altri milioni di italiani dai redditi più o meno elevati.

Se il Ministro Savona non facesse finta di essere ignorante avrebbe il dovere di non usare queste frasette da propaganda che gli servono secondo lui a nascondere di aver piegato la schiena su un provvedimento che sa benissimo essere il contrario di una buna conduzione della finanza pubblica. Perché sa bene che sono proprio i cittadini a reddito fisso e medio che alimentano la maggior parte del gettito fiscale. Ricorro ai dati nel 2016 di uno studio del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, notoriamente vicino alla Lega, così il Ministro Savona è contento.

Su un totale IRPEF versata di 167 miliardi i lavoratori dipendenti ne pagano 99 miliardi. Essi rappresentano la metà dei contribuenti. In termini di redditi troviamo 19 mila soggetti con redditi dichiarati oltre i 300 mila euro, i quali pagano pro capite una imposta di ben 182.650 euro l’anno. I lavoratori con oltre 100 mila euro di reddito sono l’1,18% (circa 240 mila) e versano il 17,5% dell’IRPEF. Tra i 20 e i 55 mila euro troviamo il 43,3% dei lavoratori dipendenti che versano il 55% di IRPEF. E per questi non c’è nessun condono.

Nel campo dei lavoratori autonomi, circa 7,5 milioni, i dichiaranti sono 5,457 milioni, di cui solo 2,8 milioni presentano redditi positivi. Il primo gruppo di lavoratori autonomi (pari al 77% del totale) dichiara redditi fino a15.000 euro lordi l’anno e paga un’IRPEF media di circa 182 euro. Il successivo 15,9% di autonomi con redditi tra 15.000 e 35.000 euro paga un’IRPEF media di circa 1.500 euro, insufficiente per coprire i costi della sola sanità. In pratica solo il 14,60% degli autonomi (797 mila) paga imposte sufficienti a finanziarsi la sanità, mentre il restante 85,4% (non considerando i quasi 2 milioni che non risultano al fisco) è a carico di altri lavoratori.

Questa è la realtà del sistema fiscale. Certamente nel campo del lavoro autonomo c’è di tutto, e in realtà ci sono partite iva fasulle, attività effettivamente senza reddito, ecc. Ma come ben sappiamo e constatiamo c’è anche tanta evasione. Ci sono persone che i redditi ce l’hanno e su cui non vogliono pagar le tasse, e cercano ogni espediente per non farlo, e godono perciò di servizi pubblici pagati da altri cittadini, fedeli al fisco per scelta o per obbligo.

I presunti ricchi (ad esempio i lavoratori con i redditi tra i 20 e i 55.000 euro che pagano il 55% dell’Irpef) secondo Savona sarebbero dei ladri che finalmente il governo del cambiamento mette al loro posto, consentendo ai presunti poveri (quelli che incontriamo dappertutto e non ci fanno mai la fattura ma incassano bei bigliettoni) di liberarsi dall’ingiustizia delle tasse. Che le paghino gli altri, perbacco. E non si tratta di qualche artigiano marginale che non aveva disponibilità per pagare una rata di qualche centinaio di euro. Si tratta di tasse milionarie. Alla faccia degli onesti.

Ministro Savona, semplicemente: si vergogni, come direbbe il principe Antonio De Curtis, in arte Totò: “Ma mi faccia il piacere”.

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