Congresso PD: del PD c’è bisogno, risparmiamoci il ridicolo

Pubblicato il 18 dicembre 2018, da Pd e dintorni

Paolo Gentiloni a Padova ha tenuto, presentando il suo ultimo libro, una bella lezione di politica estera e di politica delle migrazioni. Competenza, conoscenza dei fenomeni, proposte concrete.

Non ha parlato del PD, però qualche amico mi ha chiesto: ma perché uno come Gentiloni sostiene Zingaretti?

Premetto: più parlo con la gente più mi convinco che sia una cosa incomprensibile ai più (chi vota e milita senza tanti sofismi) questa storia di un congresso che si trascina per mesi con lo strumento usurato delle primarie. Che serve ad indebolire e a render ulteriormente confusa la proposta del PD, mentre non è per niente da escludere che la maggioranza gialloverde stia collassando.

Bisogna fare di necessità virtù se non si ha il coraggio di fare ciò che andrebbe fatto e dire: cari elettori, siamo in presenza di uno straordinario pericolo per il paese, il PD fa fino in fondo la propria parte, propone in modo unitario il nome di un segretario e ci concentriamo verso l’esterno. Sbaglierò ma questo sarebbe una proposta che incontrerebbe il consenso di larghissima parte dell’opinione pubblica. Chi si opporrebbe?

Allora, almeno, si faccia un congresso per individuare le cose che uniscono. Che sono molte. Per proporle agli italiani, con forza e sincerità. Non per rappresentarci ancora peggio di quello che siamo. Perché dobbiamo renderci conto che gli schieramenti con cui andiamo al congresso purtroppo hanno più a che fare con questioni di gruppi dirigenti piuttosto che radicali differenze di visione e prospettiva.

La prima regola è non fare la caricatura delle posizioni altrui, pensando di lucrarne qualche vantaggio. Ad esempio semplificare tutto dicendo che Zingaretti vuole il governo con M5S. Non prendiamoci in giro tra di noi. C’è il vero problema di come essere attrattivi per ampie fasce di elettori di sinistra che si sono illusi di dare un voto utile ai pentastellati e spero si stiano rendendo conto che hanno votato da un lato l’incompetenza, dall’altro hanno dato un enorme potere al proto fascismo di Salvini, il Ministro dell’Interno che si vanta di festeggiare insieme a spacciatori di droga (però italiani, mica stranieri).

Può essere un tema vero quello di non immaginare soluzioni “nostalgiche”. Di restaurazione della “ditta”. Sono ben altre la soluzione da trovare. E tuttavia mi viene un po’ da sorridere. Per curiosità sono andato a vedere il comitato d’indirizzo della Fondazione Italiani Europei, noto covo del pensiero dalemiano. Ci trovo ad esempio Maurizio Martina…E fa bene a starci, perché ci sono intellettuali di primissimo livello.

Perciò niente caricature. Ricerca sincera di ciò che può unire. Partendo da un fatto che ci dovrebbe essere estremamente chiaro. Chiunque vinca dei due veri candidati avrà bisogno dell’altro. Dovrà sapere tenere insieme tutto il partito. O pensiamo che possa funzionare l’assunto renziano che ha distrutto il PD: chi vince il congresso ha il diritto del potere assoluto, gli altri si preparino al prossimo congresso…C’è una proposta politica e una struttura di partito da ricostruire dalle fondamenta.

Sfruttiamo meglio il fatto che gli schieramenti congressuali abbiano finalmente superato le divisioni originarie. Se Del Rio sta con Martina e Gentiloni con Zingaretti vuol dire che non c’è più la vecchia discriminante tra margheritini e post diessini, ad esempio.

Tornando alla domanda iniziale: perché Gentiloni sta con Zingaretti? Penso che abbia dato un giudizio sulla totale inaffidabilità del renzianismo imperante. Quello che gli ha fatto una guerra non tanto sotterranea quando ha capito che Gentiloni faceva il presidente del Consiglio secondo coscienza propria, quello che ha epurato dalle liste del PD i pochissimi candidati che Gentiloni aveva proposto. Sono cose che segnano anche le scelte individuali. Dimenticarle come se fossero cose ininfluenti è sbagliato.

p.s. io non ho ancora deciso se andrò a votare per le primarie e chi eventualmente voterò. Ad esempio ho stima di Maurizio Martina e di Graziano Del Rio, come stimo Paolo Gentiloni e Dario Franceschni. Che fare? Mi diano motivi…

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Dove uomini o partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccolo interessi, barbagli di piccoli vantaggi, dove si baratta per genio l’abilità e per abilità qualcosa di peggio — Giosuè Carducci




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