Guido Rossa, 1979-2019, il coraggio di non guardare dall’altra parte

Pubblicato il 29 gennaio 2019, da Politica Italiana,Relazioni e interventi

Intervento alla manifestazione in ricordo di Guido Rossa, con Alessandro Naccarato, Umberto Zampieri, Carlo Fumian, Christian Ferrari, Irene Barrichello, Padova, 28 gennaio 2019 

 

È importante questo momento di ricordo non retorico e sono grato perciò agli organizzatori ed in primo luogo ad Alessandro Naccarato.

Penso che non ci siano parole da aggiungere al ricordo che il Presidente Mattarella ha fatto a Genova, avendo la finezza e il senso democratico di commemorare Guido Rossa nella fabbrica in cui aveva svolto la sua attività: “Onoriamo qui, oggi, un uomo, un lavoratore, un delegato sindacale, un militante politico che, nel momento in cui forze eversive e oscure portavano il loro assalto sanguinario alla nostra convivenza civile, ebbe il coraggio di non guardare dall’altra parte. Di non cedere alla meschinità della paura e della fuga dal senso di responsabilità di fronte alla minaccia e alla violenza”.

Termini che possono persino apparire desueti nel discorso pubblico corrente: lavoratore, sindacalista, militante politico. Eppure sono proprio queste strutture della democrazia che hanno tenuto insieme la Repubblica nei momenti difficili: grandi partiti, grandi sindacati, il senso di una militanza non occasionale, capace di coinvolgere la propria vita.

Ha aggiunto il Presidente: “la democrazia prevalse, sorretta da un vasto sentimento popolare”.

Possiamo guardare anche indietro alla storia patria. Ad esempio ai grandi scioperi del marzo del 1944 nelle fabbriche del Nord. Un popolo che prendeva coscienza del disastro di una guerra sbagliata, le organizzazioni clandestine prendevano una forte e rischiosa iniziativa per non guardare dall’altra parte. Il regime nazifascista era ormai alla fine ma ancora sufficientemente forte nella repressione: e tanti degli operai che si erano esposti furono puniti con il carcere e la deportazione in Germania.

Non guardare dall’altra parte. Anche Padova visse una tragica stagione di violenza. Assassinii da parte delle Brigate Rosse: da Mazzola e Giralucci, agli agenti Nieddu e Trevisan, ai carabinieri Codotto e Milanese. E poi infinite intimidazioni: minacce di morte, gambizzazioni, sprangate, attentati alle sedi delle organizzazioni democratiche.

Ci fu chi si girò dall’altra parte. Anche nell’Università. Neppure quando furono colpiti esponenti del mondo universitario: le spranghe in testa ai comunisti proff. Longo e Petter, la gambizzazione del democristiano Riondato e dei socialisti Ventura e Mercanzin…Eppure ci fu chi nell’Università continuava ad interloquire con chi alla mattina distribuiva volantini, contrattava gli esami e alla sera sparava o sprangava. Conniventi o distratti.

E anche a Padova fu la reazione del PCI, del sindacato, dei professori più coraggiosi e non pavidi a sostenere l’iniziativa della magistratura, arrivando al cuore di Autonomia, rompendo il sodalizio criminale.

Il ricordo della figura coraggiosa e luminosa di Guido Rossa non si deve esaurire nella retorica del sacrificio. Deve servire a noi per mantenere nel presente la capacità di indignarsi, di non girare la testa dall’altra parte. Perché davvero possiamo a dire che la democrazia, come l’abbiamo conosciuta, con i suoi valori, sia a rischio. Ormai è sdoganato nel discorso pubblico ogni atteggiamento esplicitamente razzista, ogni richiamo a quel fascismo che ha distrutto il paese, abbiamo perfino sentito un senatore della repubblica citare come documento da considerarsi il falso dei “Protocolli dei Savi di Sion” manifesto dell’antisemitismo utilizzato per giustificare l’Olocausto.

I sindacalisti vengono ancora assassinati. Succede, non solo in America latina. Succede in Italia. L’anno scorso è stato assassinato Sacko Soumaila. In Calabria, Italia. Aveva la colpa di essere un migrante regolare, di essere un sindacalista che disturbava i traffici delle organizzazioni criminali del caporalato. Possiamo dire che tanti hanno guardato da un’altra parte?

Il nostro Sindaco Sergio Giordani ha paragonato la tragedia dei migranti alla tragedia della Shoa. Apriti cielo. Leghisti infuriati e critici in punta di penna ad indicare la diversità dei fenomeni. Certo, ma se ci mettiamo dalla parte dei più deboli il Sindaco ha perfettamente ragione. Le modalità con cui si è proceduto alla chiusura del Cara di Castelnuovo ricordano tristemente ciò che successe agli ebrei: quando bambini vengono allontanati dalla scula che stanno frequentando, senza poter neppure salutare compagni e insegnanti, quando in ragione della propria condizione e razza si perde il lavoro, quando si lascia senza protezione gente che ha subito torture, che è fuggito dalle guerre, condannati a diventare invisibili sono fatti che ci richiamano tristi precedenti: persone che improvvisamente perdono i loro diritti e vengono trattati senza rispetto della persona.

Perché poi il paradosso è questo: che si giustifica la cosiddetta linea dura perché bisogna difendersi da chi non è integrato, non lavora, non parla italiano. Poi quando siamo di fronte a persone che lavorano, studiano, si inseriscono si fa il possibile distrugge ciò che si fa, con merito dei Comuni, delle organizzazioni religiose, del volontariato.

Possiamo indignarci di fronte ad un Ministero degli Interni che soprattutto fa il capo politico, che abusa del suo ruolo in un Ministero delicatissimo, che dovrebbe essere di garanzia per tutti gli italiani e che abusa delle divise delle Forze dell’Ordine, a cui non ha diritto, piegandolo un simbolo dell’ordine democratico alla propaganda di parte?

Possiamo indignarsi di fronte ad un Governo che sequestra sulle navi persone in numero limitato facendone oggetto della propria propaganda politica? E mentre si fa scudo della chiusura dei porti e non fa nulla per agire sulle condizioni che producono le migrazioni apprendiamo che gli scafisti se ne fanno un baffo e migliaia di migranti vengono sbarcati negli approdi minori. Perché la malavita della propaganda non si interessa.

Possiamo indignarsi della oscena rappresentazione messa in campo dal Governo in occasione dell’arrivo del terrorista Battisti? Attribuendosi dei meriti che non ha, visto che tutti i governi della Repubblica hanno lavorato per ottenere l’arresto di Battisti, condannato in via definitiva per sanguinari omicidi. Sfruttando l’occasione per far credere che Battisti abbia usufruito della complicità dei governi di sinistra. Una bugia colossale. Intanto possiamo dire che Battisti è arrivato finalmente in Italia grazie al governo di sinistra della Bolivia. Il parafascista presidente del Brasile c’entra poco o nulla. E se è vero che in Francia ed in Brasile Battisti ha potuto contare sulla complicità di ambienti della sinistra radical chic, indifferente ai lutti criminali che Battisti ha provocato e che un po’ di intellettuali italiani, di quelli dalla firma facile e superficiale, hanno firmato appelli di cui dovrebbero vergognarsi è altrettanto vero che in Italia il terrorismo è stato vinto anche con la scelta di campo che i partiti democratici, ed il PCI in prima fila, hanno saputo fare per combattere politicamente la deriva terrorista. Senza esitazioni, come dimostra la storia di Guido Rossa. Cosa che non sta succedendo a destra, con un governo complice o comprensivo con i gruppi nazifascisti e razzisti.

Indigniamoci perciò, l’Italia democratica ne ha bisogno. E c’è una Italia migliore di quella che appare con i suoi improduttivi rancori, con le pulsioni razziste, con le chiusure xenofobe ed egoiste. A questa Italia dobbiamo guardare. Mobilitando energie e passione. Guardo come a un fatto positivo che una grande organizzazione come la CGIL abbia saputo trovare una composizione unitaria nel proprio congresso. Spero che questo avvenga anche per il PD. La democrazia italiana ne ha bisogno. Se lo aspettano tanti italiani che vogliono stare più di ieri nel campo progressista.

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